#Top11 - MEZZALA: Prenna

  Foto: CalcioCatania.com

8a puntata del progetto editoriale realizzato in onore del Catania '46 con Tutto il Catania minuto per minuto e Quelli del '46.

La presentazione del progetto

Le scorse puntate: Vavassori, Álvarez, Legrottaglie, Stovini, Vargas, Szymaniak, Hansen.

MEZZALA: Adelmo Prenna
La maglia da titolare per il ruolo da centrocampista offensivo è cucita addosso a Memo Prenna, rimasto nella storia del Catania come uno dei suoi più grandi bomber pur non essendo un attaccante. Mezzala dotata di una grande stoccata e di un proverbiale fiuto del gol, arrivò in terra etnea nell’estate 1958, all’età di 28 anni, reduce da tre anni in massima serie con Roma e Spal. Rappresentava una delle ultime cartucce sparate dal redivivo Michisanti per risollevare i rossazzurri dalle sabbie mobili della cadetteria e da una grave crisi economica. Prenna raggiunse subito la doppia cifra, ma il Catania non andò oltre una non tranquillissima salvezza, centrata dall’esordiente e subentrato mister Di Bella. La nave etnea sembrava in procinto di affondare, quando fu riportata in acque tranquille dalla sapiente gestione del commissario straordinario Marcocco. “Memo” fu il pilastro della formazione che conquistò un inatteso ritorno in A al termine della stagione 1959/60, nonché la principale macchina da gol dei primi tre anni di massima serie, prima di salutare, direzione Napoli, nelle prime battute del campionato 1963/64. Non solo gol, ma anche carisma: il compagno Castellazzi disse di lui: “Prenna era un vero capitano anche fuori dal campo”. Ritornò in città chiudendo la carriera con la Massiminiana, che contribuì a portare in Serie C, ed ebbe una poco fortunata esperienza da allenatore del Catania nella parte finale dell’ormai compromessa stagione 1973/74, conclusa con la retrocessione in C ed il ritorno di Angelo Massimino dopo la parentesi “politica”. Di origini romane, decise di trascorrere la propria vita nel catanese. Quando morì, il 14 dicembre 2008, alla vigilia di un Catania-Roma, deteneva ancora il record di gol con la squadra etnea in massima serie (29), successivamente battuto da Mascara prima e Bergessio poi. E’ il 4° miglior marcatore di sempre della storia rossazzurra con 48 reti all'attivo. E vanta un ulteriore e particolare primato statistico: l'en plein di rigori trasformati com Catania in Serie A (9 su 9).

Prenna in azione, anticipato da Ghezzi, durante Catania-Milan della stagione 1960/61 



-> La riserva: Sidney Colônia Cunha “Cinesinho”.
Centrocampista dalle spiccate qualità tecniche, con una certa predilezione per l’assist, Cinesinho venne portato in Italia dall’Inter, che lo prelevò nel 1962 dal Palmeiras, per girarlo immediatamente in prestito al Modena a causa dei limiti sull’impiego degli stranieri. Dopo una positiva – seppur in parte segnata dagli infortuni – stagione di ambientamento, conclusa con la salvezza dei canarini, venne girato al Catania nell’ambito della trattativa che portò a Milano Szymaniak. Divenne il faro della metà campo di Di Bella, illuminando i tifosi con le sue giocate di fino (incluso un gol siglato direttamente dalla bandierina del corner, contro la Lazio) e facendo le fortune degli interpreti del reparto offensivo che beneficiavano del suo supporto (in particolar modo, Danova e Facchin nella stagione 1964/65). Trascinò inoltre il Catania alla finale della Coppa delle Alpi 1964, persa col Genoa a Berna. Venne poi ceduto alla Juventus, dove conquistò da protagonista uno scudetto, nel 1966/67, con la maglia numero 10 ereditata da Sivori sulle spalle. Nel nostro progetto editoriale possiamo considerarlo come "la meno riserva", tra le riserve selezionate: in termini assoluti Prenna non può essere considerato superiore a Cinesinho, ma il criterio del valore tecnico non è stato l'unico ad essere considerato.

Cinesinho (il secondo in basso, da sinistra) schierato insieme ai compagni della stagione 1963/64 



-> Gli altri.
Il primo, grande, centrocampista offensivo etneo fu Michele Manenti. Pupillo del tecnico Andreoli, che lo aveva scoperto ad Empoli, lo seguì a Catania nella stagione 1953/54, dove trascinò a suon di gol (15) la squadra alla sua prima promozione in massima serie, risultando il più prolifico dei suoi. Altra mezzala col vizietto del gol fu Luigi Milan, in rossazzurro nel 1962/63: per lui un bottino di 6 reti e la soddisfazione di aver firmato il gol vittoria al Comunale di Torino contro la Juventus. Spostandoci agli anni ’80 ecco l’indimenticato Ennio Mastalli, uno dei più amati in assoluto dai tifosi, che raccolse l’eredità di Barlassina e fu protagonista nella promozione del 1983, venendo invece frenato da un infortunio nel massimo campionato. Nella prima fase del ciclo “pulvirentiano” si mise in luce Fabio Caserta (trascinatore in B e rivelazione nel primo anno di Serie A, prima del discusso passaggio al Palermo). Qualche anno dopo applausi guadagnati da Adrian Ricchiuti, esperto trequartista, e da Lucas Castro, jolly offensivo di lusso nel Catania dei record di Maran.

Mastalli (il penultimo in basso, sulla destra) schierato insieme ai compagni della stagione 1983/84