Roberto Sorrentino: 'Guai chi mi tocca Catania. Quella gara con la Paganese...'

Roberto Sorrentino, a difesa della porta del Catania, in azione a San Siro col Milan

Roberto Sorrentino, a difesa della porta del Catania, in azione a San Siro col Milan  Foto: CalcioCatania.com

Piacevole chiacchierata con lo storico portierone rossazzurro, al Catania dal 1979 al 1984

"Spacchiusu Napulitanu"
Leggi Paganese e subito pensi a un giovanissimo portiere coi baffoni che prima di scrivere la storia in rossazzurro, con due promozioni da protagonista, difese con onore la porta degli azzurrostellati campani. Era l’8 Ottobre 1978, si giocava al Cibali, e un giovanissimo Roberto Sorrentino, allora ventitreenne, parò di tutto, stregando anche il presidentissimo Angelo Massimino: “Ricordo ancora quella gara – ha dichiarato Roberto Sorrentino ai microfoni di CalcioCatania.Com –. Noi restammo subito in dieci dopo pochi minuti, per via dell’espulsione di Jannucci, e furono novanta minuti d’assedio al Fort Apache. Paradossalmente, la cosa più facile da parare, fu il calcio di rigore a Ciceri e la successiva ribattuta. Non potrò mai dimenticare la buonanima dello zio Angelo (il Cavaliere Massimino, ndr) dietro la porta, nel sottopassaggio che portava agli spogliatoi, che mi ripeteva ‘Spacchiusu napulitanu! Spacchiusu napulitanu!’. Mi aveva riempito di complimenti perché io parai di tutto, pure le pietre. Alla fine di quella stagione retrocedemmo, ma per me Pagani fu un’esperienza di vita importante”.

Un inizio in salita
Nell’estate 1979 l’approdo a Catania insieme ai compagni di squadra Leccese e Tarallo e al tecnico Gennaro Rambone. Ma non furono subito rose e fiori: "Vinsi subito il campionato, al primo tentativo, nonostante nei primi periodi fui tartassato e criticato dalla stampa. Addirittura ricevetti delle critiche anche per l’anno prima, del tipo ‘per colpa delle tue parate non siamo andati in B’. Nel 1978-79, quando giocavo nella Paganese, in B andò il Pisa. Cosa potevo farci?”. Dall’esordio in coppa a quello in campionato: "All’esordio presi un gol ‘normale’ a Messina, in Coppa Italia, e fui additato come responsabile della sconfitta, ma sinceramente non ne avevo colpa. Sia io che gli altri ragazzi portati da mister Rambone subimmo delle critiche. C’erano dei pregiudizi su di noi. Così, la domenica dopo, Rambone mi mise in panchina dando spazio a Dal Poggetto. Qualche settimana più tardi, a Campobasso, entrai con la squadra sotto di due reti causate da altrettanti errori di Dal Pogetto. Noi perdemmo 4-1, ma io diventai titolare. Ma non fu facile, assolutamente. Fino a Gennaio la stampa invocò il mercato autunnale perché a parere loro il Catania aveva bisogno di un portiere. Scrivevano: ‘come si fa ad andare avanti con un portiere che crea solo brividi, che non è sicuro e che non sa parare?’. Pensa che nel corso di una trasmissione di tv, condotta da Pippo Baudo, con me presente in studio come ospite, telefonò un tale che mi ‘consigliò di comprare la colla perché non riuscivo a fermare neanche un pallone’. Dopo tre o quattro anni cercai quel signore e lo ringraziai, perché quelle parole furono da stimolo per migliorarmi e avviarmi a una carriera importante. Il clou fu a fine campionato. Venne organizzato un torneo con Ascoli, Napoli e Catania per festeggiare la nostra promozione in B. Noi lo vincemmo ai rigori e la gente voleva portarmi in trionfo perché io fui protagonista. Io ero ancora incavolato, così rifiutai abbracci e manifestazioni di affetto. Proprio perché ero arrabbiato per le tante critiche subite nel corso della stagione”.

‘San Sorrentino’
La svolta non tardò ad arrivare. Il 9 Dicembre 1979, a Chieti, il Catania pareggiò 0 a 0 e il giorno dopo la stampa cambiò opinione: "Andammo a Chieti e feci solo una parata, a un paio di minuti dalla fine, che salvò il pareggio. Il giorno dopo titolone sul giornale: ‘è nata una stella’. Da quel giorno lì cambiò tutto. Luigi Prestinenza, per esempio, sotto la giacca aveva delle mie foto, tipo santini, le usciva fuori e diceva ‘anche oggi abbiamo fatto risultato grazie a San Sorrentino’.

Roma, 25 Giugno 1983
Uno dei frame più belli degli spareggi dell’Olimpico di Roma è sicuramente l’esplosione di gioia di Sorrentino che anticipò il triplice fischio della gara con la Cremonese: “Vidi che l’arbitro Menegali si avviava verso di me con il fischietto fra le mani. Capii subito che era lì per fischiare la fine… Fu un trionfo. Pensa che attualmente mi trovo in Liguria, dove gestisco una mia scuola calcio, e insieme a me c’è anche Enrico Pionetti, portiere della Cremonese negli spareggi. Insieme a lui, quasi tutti i giorni, ricordiamo quei giorni romani. Quella fu un’annata dove c’erano in B squadre importanti come Milan e Lazio che vinsero di prepotenza. Noi eravamo la squadra meno accreditata che si trovò a combattere con due società importanti, come Como e Cremonese, ma alla fine fu il Catania ad andare in A dopo 13 anni. C’erano quarantamila spettatori all’Olimpico e altrettante al nostro rientro a Catania. Sono ricordi indelebili, impossibili da cancellare, rafforzati dal legame forte che ancora dura con quella che considero la mia città e guai chi me la tocca”.

Vicino alla panchina del Catania
Roberto Sorrentino allenatore del Catania. Un sogno quasi realizzato: “In passato sono stato vicinissimo a diventare allenatore del Catania. Era il periodo in cui allenavo il Fasano in C2. Mario Russo, allenatore del Catania in quella stagione (la 1995/96, ndr), disse al presidente che l’anno successivo non sarebbe rimasto e fece il mio nome a Massimino. Ci fu un pour parler con lo zio Angelo, io lo chiamavo così, con l’impegno che ci saremmo sentiti a fine campionato per chiudere, con molte probabilità, la trattativa. Prima della gara col Fasano (disputata il 10 Marzo 1996, ndr), però, arrivò la tragica notizia della morte di Massimino… Adesso non dico che la trattativa saltò per questo motivo, però, è altrettanto vero che dopo quella tragedia non ci furono altri contatti con la società. Furono dei giorni particolari. Io scesi a Catania per i funerali, portai la bara in spalla insieme a Cantarutti, Ranieri e Morra. Rimasi a Catania per un paio di giorni, perché la società, la gente e i giornalisti non vollero che andassi via. Venerdì pomeriggio, a pochi giorni dalla partita che vincemmo per 2 a 1, partì da Catania verso Fasano. Chiaramente i valori erano sfalsati: noi eravamo in un buon momento, mentre il Catania aveva perso da poco il suo presidente, il suo uomo numero uno, e quindi vincemmo facilmente”.

Amore per il rossazzurro e una speranza…
Nonostante gli anni, ben trentacinque, la popolarità di Roberto Sorrentino a Catania è sempre immuntata: "Ancora oggi, anche se sono passati trentacinque anni, c’è tanta gene di Catania che mi ricorda con affetto. Su Facebook ho tremila contatti che mi continuano a dire ‘mister quando viene? Vogliamo la sua immagine in società, lei è un uomo di sport amato dalla gente’. Un anno fa sono venuto giù per l’inaugurazione della “Mostra dello Sport Catanese”. Al di là del piacere di ritornare a casa, di vedere il murale e di rivisitare lo stadio, anche se modificato rispetto ai miei tempi, l’esser riconosciuto per strada dalla gente dopo trentacinque anni, è stato un qualcosa che mi ha emozionato tantissimo. È la cosa più bella che si possa desiderare. L’esser accostato nel murale a gente come Vavassori o Rado è una grandissima soddisfazione. Di solito, nel mondo del calcio, chi ha dato tanto da calciatore viene richiamato dalla stessa società. Il mio rammarico è che il Catania non lo ha mai fatto con me, a prescindere dai dirigenti. Non ti nascondo che spero ancora di poter lavorare per la maglia rossazzurra, colori che amo infinitamente”.

Mai dire mai
Immancabile un riferimento sul momento attuale dei rossazzurri, al quinto anno di fila i terza serie: "Seguo il Catania da sempre. Da un paio di anni faccio il tifo costantemente nella speranza che possa andar via dalla C, ma purtroppo non è facile. Mi dispiace per Andrea Camplone, un ragazzo preparatissimo che conosco personalmente, però Catania è una piazza particolare, che pretende e che non vince da tempo. Gli allenatori sono sempre sulla graticola. Confido in Cristiano Lucarelli, anche perché credo che il pubblico catanese lo consideri bene e lo ami. La distanza dal primo posto (11 punti, ndr) forse è incolmabile, ma possibilmente potrebbe centrare quei benedetti play-off e vincerli. Mai dire mai. Anche noi nel 1983 eravamo i meno accreditati e alla fine vincemmo gli spareggi. Gli auguro che possa fare un ottimo campionato e di ritornare al più presto in B”.