L'Antologia di racconti sul Calcio Catania abbraccia Milano

Da sx verso dx: Aldo Cantarutti, Remo Morelli e Roberto Ricca, tre pezzi di storia rossazzurra

Da sx verso dx: Aldo Cantarutti, Remo Morelli e Roberto Ricca, tre pezzi di storia rossazzurra  Foto: CalcioCatania.com

Il racconto della presentazione milanese del libro curato da Alessandro Russo. All'interno le immagini della serata

di Eugenio Lombardo

Alla fine, alla presentazione dell’Antologia di racconti su Calcio Catania, in una calda serata milanese, dietro il Naviglio grande della città meneghina, è un’autentica contaminazione: se persino con il “Maciste” Carlo Fontanelli, coraggioso e temerario editore della Geo edizioni, viene da affratellarsi in nome del pallone, lui toscanaccio ma oramai con uno spicchio d’animo rossazzurro, ed è anzi così che immagino il suo cuore, un intarsio pulsante di minuscoli colori vivacissimi, ciascuno di una maglia delle tantissime squadre di cui ha curato straordinarie monografie sportive.

A Milano siamo tutti fratelli rossazzurri, i coautori del libro, con una presenza femminile delicata e di evidente personalità, il pubblico che guarda alle storie del Catania con spontanea partecipazione, e loro, gli idoli di un tempo, rimasti per sempre eterni giovani nei nostri cuori: parlano, e senti ancora il suono dei tacchetti degli scarpini sugli scalini che portavano al rettangolo del gioco.

Un mare di emozioni rossazzurre 



Remo Morelli andò via da Catania quando io nascevo: il suo nome per me era un’anagrafica stampata sui tabellini delle formazioni. Ma quegli anni, a Catania, gli sono rimasti impressi, e con una simpatia rara e carica d’umanità sa restituirci la nostra città, con i suoi sogni e le sue aspettative, con il desiderio di delegare a chi sapesse fare sognare i desideri di tutto un ambiente sportivo. Ci rimanda figure, persone, dirigenti, compagni di squadra che sono rimasti nel nostro immaginario collettivo: una cartolina del tempo ancora viva, lucida; descrive Morelli luoghi e zolle d’erba del campo di gioco, quasi facendone sentire il profumo.

Poi c’è Roberto Ricca, serio, attento, discreto: abitavo già lontano da Catania nel suo biennio rossazzurro, e lo vidi giocare una sola volta. Lui è fra i calciatori che hanno messo il cuore e l’onestà; sapeva, giocando, cosa rappresentava quella squadra per un’intera città, e quel suo intuire, confermato magari solo a sprazzi nei polverosi campi della Serie C2, ha avuto le conferme tanto tempo dopo. Quel domani ha avuto le stille di sudore di tanti calciatori che hanno partecipato, discretamente, alla risalita dei rossazzurri, e ne hanno saputo interpretare la forza della lava ingrottata, quella che si nasconde sotto al vulcano ma pulsa di esuberanze e passioni.

E poi c’è lui, il calciatore che più di ogni altro mi ha fatto amare il rossazzurro: il nostro gigante friulano, per forza e prepotenza, Aldo Cantarutti; so che ha indossato tante maglie, nella sua lunghissima stagione sportiva, ma il mio cuore non lo vede che rossazzurro, sempre spavaldo, in quella sua corsa dalle ampie falcate, petto in fuori, testa alta e bionda chioma al vento.
Ci ha fatto sognare, Aldo. Ci ha fatto sentire in serie A (come l’iniziale del suo nome), prima ancora di andarci. Ricordo il mio cruccio giovanile quando pensavo che il nostro amore nei suoi confronti non fosse da lui del tutto compreso, figli di montagne così diverse, violenta passionale e tumultuosa quella del nostro Sud, aspra (ma scoprii dopo quanto fosse un luogo comune) e silente quella del Friuli.

Ci sgolavamo per averlo in curva dopo un suo goal; urlavamo il suo nome, a fine incontro, affinché si avvicinasse dalle nostre parti, con il braccio alzato per un saluto. Ma Aldo infilava l’ingresso degli spogliatoi, con la coscienza di chi ha spesso sino all’ultimo fiato, eletto fra i gladiatori del calcio, perché entro quel perimetro verde si consumava il suo unico ruolo di audace combattente.



Lo ritrovo, trentacinque anni dopo, questa volta de visu, e non più dalla curva Nord dello stadio, con l’inconscio giovanile che fa riemergere tutti i miei desideri, ossia di parlargli a tu per tu, per fargli così sentire la stima e lo smisurato affetto di noti tifosi, e di raccontargli pure qualcosa di me, e di quei momenti che non ingranavano, mentre – si rimuginava, tra i banchi di scuola e le prime aule universitarie - bisognerebbe avere il coraggio di Cantarutti, o di quella fanciulla che neppure ti guardava, mentre bisognerebbe avere le spalle larghe come quelle di Cantarutti.

E lo ritrovo uomo affettuoso, sensibile, attento alle tante sfumature che la vita offre.
Ora so che lui ha compreso quanto Catania lo abbia sinceramente amato e rispettato, e so anche che, nel suo cuore di friulano giramondo, questo affetto è stato contraccambiato, senza distacchi e finzioni. Dentro ad un rapporto, nato da una mezza rovesciata con tiro in porta, lui ancora avversario con la maglia nerazzurra del Pisa, e mai finito.


Una fase della serata milanese