Kalifa Manneh: come NON gestire un prodotto del vivaio

Kalifa Manneh

Kalifa Manneh  Foto: CalcioCatania.com

Ripercorriamo gli anni trascorsi dal gambiano alle falde dell'Etna, contraddistinti da una gestione imbarazzante della sua ascesa.

facciamo entrare questo ragazzino che ha personalità mica da ridere. E magari il calcio italiano scoprirà un altro baby talento, e il Catania scriverà una nuova e, soprattutto, fresca pagina della sua lunga storia”. Scriveva così nell’aprile di quattro anni fa il “nostro” Vincenzo La Corte, esperto di calcio giovanile rossazzurro, in uno splendido pezzo che ripercorreva le tappe percorse da Kalifa Manneh all’interno del settore giovanile del Catania. Un comparto che nell’ultimo lustro ha prodotto pochi “crack”, anche in virtù di una politica societaria per nulla oculata che non ha aiutato il lancio dei talenti nostrani e che è riuscita a monetizzare qualcosa soltanto grazie a Pecorino e Biondi, due che si sono affermati quasi per caso: il primo in virtù dei problemi fisici di Sarao che gli hanno aperto le porte della titolarità; il secondo per la fiducia a lui accordata da mister Lucarelli. Per il resto, tanti ragazzi che sembravano promettere bene sono stati “bruciati” con una serie continua di prestiti poco redditizi (spesso in squadre di Serie D senza troppe pretese) e con la benché minima fiducia concessa loro in prima squadra. Kalifa Manneh, che oggi ha firmato col Perugia dopo aver visto scadere il proprio contratto col Catania, è l’emblema di una gestione a dir poco deficitaria, che va prevalentemente imputata alla passata gestione, targata Lo Monaco, alla quale però anche il nuovo corso non ha saputo porre rimedio.

A Monopoli, nell'aprile 2017, l'esordio da titolare 



Le prime apparizioni, poi l'esplosione con Lucarelli
Manneh nel 2017, a 18 anni, è già il fiore all’occhiello della Berretti. In questa fase riesce a ritagliarsi un piccolo spazio in prima squadra grazie al “traghettatore” Giovanni Pulvirenti, che lo convoca e gli dà fiducia nel finale di stagione, in cui gioca da titolare le ultime partite e la sfida playoff con la Juve Stabia, dimostrandosi più in palla dei pari ruolo più grandi. La stagione successiva arriva Lucarelli, il Catania parte con ambizioni di promozione e un po’ il modulo prevalentemente adottato dal labronico (3-5-2), un po’ l’esplosione di Russotto e Di Grazia fanno sì che il gambiano rimanga in congelatore per la prima metà stagione. Ma visto il contesto e la giovane età, ci sta. Lucarelli è però bravo ad intuire nel girone di ritorno che Kalifa ha una marcia in più e quando lo promuove titolare non lo toglie più dal campo. Manneh ricambia con buone prestazioni e assist, manca solo un po’ di cattiveria sotto porta ma è tutto nella norma. L’annata si conclude con l’amara eliminazione ai rigori contro il Siena, preludio alla prima separazione con l’attuale tecnico della Ternana.

Febbraio 2018: il gol del pareggio col Cosenza 



2018/19: l'anno della possibile consacrazione buttato nel W.C.
A questo punto Manneh ha 20 anni ed è nel pieno dell’ascesa agonistica. Logica imporrebbe che si dia continuità alla parte finale del campionato 2017/18 e si punti ad occhi chiusi su di lui come titolare nel ruolo di ala sinistra. Per motivi tecnici, in primo luogo, perché i livelli fatti intravedere dal ragazzo sono già al top della categoria ed il 4-2-3-1 del nuovo tecnico Sottil sembra fatto apposta per lui. Ma soprattutto per ragioni di prospettiva, col Catania che si ritroverebbe tra le mani una possibile ed importante plusvalenza. Invece comincia la rassegna degli orrori gestionali commessi dagli allenatori e dirigenti che si susseguiranno. Tra questi - siamo in piena era Lo Monaco - l’acquisto di un attempato ed infortunato cronico Llama è persino il male minore. Il problema è che la società non asseconda le richieste di Sottil, il quale è costretto a cambiare modulo. A sua volta, il tecnico di Venaria Reale le prova tutte, si intestardisce nel lanciare un anonimo Vassallo (altro pari ruolo NON di proprietà, misteriosamente ingaggiato), fino a quando non decide finalmente di dare una chance al numero 19, che lo ripaga con prestazioni convincenti ed una doppietta alla Cavese pur giocando nell’inedito ruolo di ala destra a piede invertito. La confusione tattica regna sovrana nei mesi successivi, gli innesti di gennaio (Sarno e Di Piazza) fanno il resto, cosicché sia con Sottil che con Novellino Manneh torna inopinatamente in panchina. In sostanza, quello che avrebbe dovuto essere il campionato della sua consacrazione viene buttato via, tarpandogli le ali, senza che le soluzioni alternative studiate da società e allenatori abbiano garantito al Catania risultati migliori.

Dicembre 2018: show e doppietta contro la Cavese 



Il prestito alla Carrarese e lo scellerato ritorno alla base
Nell’estate 2019, con l’avvento di mister Camplone, la società dimostra di non credere più in Manneh ma quantomeno fa una scelta intelligente. Data la moltitudine di esterni offensivi a disposizione, decide di mandare il gambiano in prestito, per capire una volta per tutte di che pasta è fatto (anche se, repetita iuvant, qui non gli era stato concesso di dimostrarlo). Manneh finisce alla Carrarese di Baldini ed anche lì la concorrenza non manca (tra gli altri, Caccavallo e Valente), ma pur partendo quasi sempre dalla panchina il ragazzo scende in campo quasi in ogni partita. Badate bene, accumulerà più minuti nel girone d’andata trascorso in Toscana (562’), che nell’intero campionato disputato a Catania nel 2020/21. Ma torniamo alla stagione 2019/20: a gennaio all’ombra dell’Etna tira un’aria pessima. La società è in smobilitazione e cerca di sbarazzarsi dei contratti più onerosi. In questo contesto, si decide di far rientrare alla base Manneh. Un modo low cost per dare a Lucarelli una pedina in più nel settore offensivo. Anche questa mossa si rivelerà disgraziata per le sorti del giocatore, che disputerà soltanto pochi scampoli di gara, rallentando ulteriormente la propria crescita. E ciò si ripercuote sulle sue prestazioni, nelle quali comincia a non intravedersi più quella brillantezza offerta in passato. Ma se non dai fiducia a un giovane, è assolutamente fisiologico.

Terni, gennaio 2020: prestazione opaca nella semifinale d'andata della Coppa Italia di Serie C 



Gli errori di Pellegrino e Raffaele
La sagra degli orrori gestionali prosegue anche dopo il cambio di proprietà. Adesso le strategie di mercato le detta il nuovo direttore area sportiva Pellegrino, sulla base delle indicazioni di mister Raffaele, uno particolarmente affezionato agli esterni. In quest’ottica Manneh, che giunge all’ultimo anno di contratto, potrebbe fare molto comodo ed infatti viene confermato. Peccato, però, che nel frattempo la società ingaggia compulsivamente altri millemila esterni, sia di ruolo che in grado di adattarsi al medesimo. Dalla scommessa persa Emmausso al giovane Piovanello (perché prendere in prestito giocatori di altre società invece che far giocare i propri?), dall’abulico Gatto al big Piccolo (unico acquisto “giustificato” dallo spessore del giocatore). Ed in rosa c’era già Biondi, mentre Raffaele adatta persino Albertini come esterno alto. Morale della favola: Manneh vede il campo col binocolo fino a fine dicembre, poi si ritaglia uno spazio da comprimario nella seconda metà di stagione, grazie allo sfoltimento dell’organico operato a gennaio. Il ragazzo dimostra di aver superato la prova di maturità dando un apporto utile in quasi tutte le sue apparizioni, ma continua ad essere impiegato soltanto a gara in corso. Se il Catania crede poco in lui, non altrettanto si può dire della sua nazionale, che comincia a convocarlo in pianta stabile. A febbraio Pellegrino annuncia a La Sicilia l’intenzione di rinnovare il contratto, manifestando ottimismo al riguardo. Non conosciamo i dettagli del mancato accordo tra Manneh e la società, ma una cosa è sicura: il danno era già stato fatto. Da tempo.

Dicembre 2020: il gol della "rinascita" col Catanzaro