Verso il nuovo Catania: in attesa di fatti concreti, meglio un salutare silenzio

  Foto: CalcioCatania.com

Disamina sull'attuale momento del calcio cittadino, tra attese per il bando, voci più o meno fumose e concrete esigenze.

Il 18 maggio il via libera dalla Figc per la Serie D e per l'emanazione del bando da parte del Comune
Il periodo storico che si vive e che si respira a Catania in attesa di sviluppi sul fronte della rinascita del calcio cittadino è a dir poco interlocutorio. Si sta infatti attendendo l'emanazione, da parte del Comune di Catania, del bando attraverso cui sarà individuata la nuova società che dovrà acquisire, nella migliore delle ipotesi, il titolo sportivo di Serie D per la stagione 2022/23. Ma affinché il bando possa essere predisposto, occorre attendere la decisione della Figc e per essa l'esito del consiglio federale fissato per il 18 maggio. In tale data, infatti, il consiglio si esprimerà sull'opportunità di ammettere la città di Catania alla procedura prevista dall'art. 52, comma 10, delle Noif ("In caso di non ammissione al campionato di Serie A, Serie B e di Divisione Unica-Lega Pro il Presidente Federale, d’intesa con il Presidente della LND, potrà consentire alla città della società non ammessa di partecipare con una propria società ad un Campionato della LND, anche in soprannumero, purché la stessa società adempia alle prescrizioni previste dal singolo Comitato per l’iscrizione al Campionato. Qualora fosse consentita la partecipazione al Campionato Interregionale o al Campionato Regionale di Eccellenza, la società dovrà versare un contributo alla FIGC nel primo caso non inferiore ad euro 150.000,00 e nel secondo caso non inferiore ad euro 50.000,00. E’ facoltà del Presidente, d’intesa con i Vice Presidenti della FIGC, con il Presidente della Lega Dilettanti e con i Presidenti delle componenti tecniche stabilire un contributo superiore al predetto minimo"). Una volta ottenuto dalla Figc il via libera - che dovrebbe essere una pura formalità, trattandosi di percorso ritualmente avallato in altre piazze a seguito di fallimento - il Comune potrà in tempi ragionevolmente celeri procedere alla pubblicazione del bando.

Senza fatti concreti, nessuna vetrina
Aspettando l'arrosto, in queste settimane si sta producendo molto fumo. In primo luogo con riferimento alle indiscrezioni sul presunto interesse di questo imprenditore piuttosto che di quel gruppo, sia esso locale, nazionale o estero. Col massimo rispetto nei confronti degli organi dell'informazione che stanno legittimamente ritenendo di approfondire determinate "voci", riteniamo che in assenza di fatti concreti - come ad esempio un comunicato stampa con tutti i crismi - qualsiasi spazio dedicato al personaggio di turno rischia di sfociare in una forma di pubblicità gratuita dalla quale la nostra redazione preferisce rifuggire e rispetto alla quale si reputa più appropriato osservare un silenzio sobrio ed attendista. D'altronde, dopo un anno di fantomatiche trattative e l'epilogo "manciniano", la corsa allo scoop è a nostro avviso quanto di meno utile o opportuno si possa fare a beneficio del rilancio sportivo etneo. Quando si registreranno novità "di sostanza", sarà a quel punto doveroso non solo evidenziarle, ma anche scandagliarle al fine di avere contezza sull'affidabilità e la credibilità dei candidati all'aggiudicazione del nuovo Catania. Al riguardo si sottolinea inoltre quanto sia prematuro, al momento, cianciare di proprietà forte e obiettivi ambiziosi, perché tutto dipenderà, come sempre, dalle reali potenzialità della nuova società, che rappresentano l'unico parametro sulla base del quale poter valutare le prospettive future. Le sole cose che si potranno e dovranno pretendere in ogni caso sono trasparenza e un taglio netto col passato.

Pulvirenti e Ferraù, qualcosa non torna
E a proposito di passato, all'accumulo di una grossa nube di fumo ha poi contribuito il botta e risposta ospitato su La Sicilia tra Antonino Pulvirenti e Giovanni Ferraù un paio di settimane fa. Una querelle sulla quale abbiamo preferito glissare e che non vorremmo riportare in auge, non fosse altro perché ha alimentato fantasiose ipotesi di ritorni di fiamma che allo stato attuale sembrano tutto fuorché credibili e realizzabili. Tuttavia, in ossequio alla verità storica dei fatti non possiamo esimerci dal rilevare due contraddizioni - una per parte - emerse in quella circostanza.
Iniziando da Pulvirenti, l'ex patron ha dichiarato, tra l'altro, che "Sigi? Fin dal 23 luglio, purtroppo, ero sicuro che la vicenda si sarebbe risolta così, considerando un piano industriale estremamente lacunoso e approssimativo. Speravo di sbagliarmi, purtroppo non mi sono sbagliato". Peccato che lo stesso Pulvirenti, quando fu intervistato da Unica Sport il 18 luglio 2020, alla vigilia dell'aggiudicazione della procedura competitiva da parte della Sigi, dichiarò che si fidava della predetta società in quanto conosceva e stimava Gaetano Nicolosi e Maurizio Pellegrino ed invitava i tifosi a stringersi attorno alla nuova proprietà per il difficile compito che avrebbe dovuto espletare.
Passando al presidente Sigi, quest'ultimo, interrogato sui soldi raccolti dai tifosi nell'ambito dell'iniziativa "Uniti per il Catania", ha dichiarato che tali somme sono state destinate all'iscrizione al campionato. Si tratta dell'ennesimo passaggio poco chiaro in una vicenda abbastanza confusionaria. Andando con ordine: il 28 giugno 2021 Gaetano Nicolosi, ospite a Corner, dichiarò che tali somme non erano servite per l'iscrizione effettuata in pari data. Nella conferenza stampa del 23 luglio 2021, Ferraù precisò che la cifra racimolata era stata affidata ad una società di crowdfunding, al fine di regolamentare la raccolta in modo legale. Da ultimo, il comunicato stampa Sigi del 10 agosto 2021, del seguente tenore: "Con riferimento all’iniziativa Uniti per il Catania e alla luce dell’ammissione del Calcio Catania al campionato Serie C 2021/22, Sport Investment Group Italia S.p.A., ringraziando perennemente i tifosi per il sostegno manifestato, rende noto di aver deliberato di procedere, entro il 31 dicembre 2021, al rimborso delle somme ricevute a titolo di caparra sottoscrizione azioni, volendo articolare un più ampio progetto di azionariato popolare relativo al Calcio Catania S.p.A., secondo un orientamento espresso già nel secondo semestre del 2020". Comunicato rimasto lettera morta.

Tra azionariato popolare e l'esigenza di attirare investitori
Infine, altro tema abbastanza chiacchierato alla luce degli sviluppi degli ultimi tempi - in particolar modo la costituzione del Comitato "Catania Rossazzurra" - è quello relativo all'azionariato popolare. Le iniziative intraprese sono certamente utili a riempire il vuoto socio-sportivo che l'anticipata esclusione dal campionato ha generato in città, oltre a dare un segnale di attivismo che non guasta, nell'ottica di avviare, tra qualche settimana, un proficuo confronto con gli eventuali investitori sulla possibilità di coinvolgere la tifoseria nel progetto sportivo che dovrà venire alla luce. Ma ciò non toglie che per la concreta realizzazione dei propositi esternati dal Comitato occorrerebbe un più ampio e lungo processo di informazione nei confronti dei soggetti chiamati a raccolta (i tifosi). E, soprattutto, non si può disconoscere che un simile progetto perderebbe la propria forza propulsiva nell'ipotesi in cui dovesse affacciarsi un investitore dotato di ampio portafoglio e di altrettanta credibilità.
Eventualità, questa, ad oggi non riscontrata, ed ecco che si torna alle perplessità qui manifestate nelle scorse settimane, che rendono necessario riportare al centro del dibattito, in mezzo a tanto fumo, ogni proposta volta ad accrescere l'appeal del nuovo Catania ed attirare l'attenzione di imprenditori di un certo peso. Come quella avanzata sul gruppo facebook "RiparTiAmo Calcio Catania" da Marco Platania negli scorsi giorni: una raccolta fondi volta ad acquistare una pagina di un quotidiano nazionale per sensibilizzare riguardo l'opportunità di investire sul Catania e su Catania, approfittando della possibilità di aprire un nuovo corso sportivo ed imprenditoriale. Si tratterebbe dell'ennesimo atto identitario d'amore smisurato di una tifoseria non nuova a simili imprese, come testimoniato (ahinoi) dalle diverse "collette" degli ultimi anni.