Un D'Ausilio provvidenziale...
Max Licari sul successo sul Giugliano. Risultato ok, prestazione non brillante. A Salerno necessario "salire" di condizione.
Contava principalmente il risultato, ma il livello della prestazione deve necessariamente salire...
In una gara del genere, l'unico aspetto che davvero alla vigilia potesse avere un reale valore era il risultato finale. Un risultato che, un qualche maniera, è stato conseguito, e tant'è. È giunta una provvidenziale vittoria di misura, gli agognati tre punti di prammatica. E, almeno, la classifica si è mantenuta invariata, considerato l'ennesimo successo esterno di un Benevento, al momento, assoluto mattatore del girone meridionale della Serie C. Ma il meno cinque dalle "streghette" giallorosse, un distacco che ipoteticamente ancora lascia chance di promozione diretta ai rossazzurri, non deve mettere in secondo piano la prestazione complessiva. Non esaltante, diciamocela tutta. L'impressione, suffragata da quanto onestamente si vede in campo, è che nell'ultimo mese gli uomini di Toscano stiano vivendo un innegabile calo e il sospetto che, "in primis", possa risultare atletico, rimane forte. Quaini e soci, francamente, non sembrano più brillantissimi a livello di tono fisico e ciò influisce anche sul grado di lucidità da riversare nei momenti topici del match. Diverse le disattenzioni difensive, in specie in trasferta, troppe le situazioni potenzialmente da gol gettate alle ortiche, anche in casa. La gara giocata in questo assolato pomeriggio al "Massimino", al cospetto del coriaceo (e affamato di punti) Giugliano, conferma tali premesse. Un Catania volenteroso, sospinto da quasi sedicimila tifosi (presente anche una bella e rumorosa rappresentanza campana), ma poco lucido, farraginoso a centrocampo (il vero e proprio problema stagionale), non riesce a "sfondare" l'ordinata "Linea Maginot" approntata dal tecnico Di Napoli, fallendo almeno cinque clamorose occasioni da rete e concedendo, inusualmente, almeno tre chance importanti agli avversari, due delle quali neutralizzate dal sempre presente Dini e l'ultima, al 97', pazzescamente sciupata dal terzino Marchisano a non più di un metro dal (praticamente già battuto) estremo difensore etneo. Si sarebbe materializzata un'autentica "tragedia" sportiva, chiudendo sostanzialmente il campionato a una decina di giornate dalla conclusione, ma il Dio del Pallone ha voluto, questa volta, benevolmente accarezzare le pendici del Vulcano. Tuttavia, non può bastare. Non possono rivelarsi sufficienti prestazioni come quella odierna, se si vuole recuperare il gap dalla capolista, se realmente si nutrono velleità di vincere il campionato. Come detto, il "busillis" principale si riscontra a centrocampo. Anche contro modesti avversari si fa fatica a costruire gioco e, in questa occasione, si producono anche alcuni pericolosi "buchi" che consentono a De Rosa e compagni di produrre azioni da rete inusuali al "Massimino". Si è proprio "corti" in questo reparto, con Di Tacchio ancora non disponibile, Quaini e Corbari costretti a fare gli straordinari, e Di Noia ancora non perfettamente inserito negli schemi dell'allenatore. Contro il vivace Giugliano, Toscano, costretto a inizio ripresa a sostituire lo stanco e ammonito capitano in maglia numero 16, ha preferito ancora una volta arretrare Jimenez, esperimento più volte tentato e quasi mai riuscito, piuttosto che inserire l'ex Entella, messo poi dentro, con mediocre profitto, solo nel convulso finale. Certo, se gli attaccanti fossero un tantino più lucidi, sicuramente le coronarie dei tifosi sarebbero maggiormente salvaguardate, indipendentemente dal non eccelso rendimento della mediana, ma questo è un momento "così" e bisogna prenderne atto. Al di là del facile "interludio" in salsa trapanese, troppo "agevole" per poter essere indicativo, nelle ultime quattro gare, il Catania fa grande fatica a concretizzare le palle gol create e concede qualcosa di troppo agli avversari di turno, certamente non di primissima fascia, eccetto forse il buon Cerignola.di questi ultimi tempi. Inoltre, gli infortuni non "abbandonano" mai la squadra rossazzurra. Anche nel match odierno si deve pagare un tributo che si spera possa non essere "salato", in virtù del problema al polpaccio accusato da Forte, costretto a lasciare il campo una decina di minuti dopo esser subentrato a Rolfini. Accogliamo, dunque, di buon animo questo risultato pieno, pur rimanendo "realisti" nell'analisi obiettiva della situazione contingente, ma sforziamoci tutti di pensare positivo, perché la negatività non porta da nessuna parte. Alcuni spunti felici, infatti, emergono da questo turno di campionato: la conferma di D'Ausilio, autore del pesante gol vittoria e, probabilmente, uno dei più in palla oggi; il discreto ingresso in campo di Bruzzaniti; la buona tenuta di Jiménez; l'incredibile (malgrado, nel caso odierno, un tantino aiutata dalla buona sorte) persistenza dell'imbattibilità interna, giunta alla fantascientifica cifra di quindici partite consecutive, record "all times" del Lecce 1974-75 uguagliato; il consolidamento del secondo posto (nove i punti di vantaggio), grazie alla sconfitta interna patita dalla Salernitana al cospetto del Monopoli. Insomma, si è ancora pienamente in corsa e non bisogna assolutamente demordere e perdere la fiducia. Bisogna crederci fino in fondo, in modo da non dover indulgere in eccessivi rimpianti a fine "regular season".
La risolve la panchina...
Mister Toscano sceglie lo stesso schieramento vincente al cospetto del Trapani, con sole due eccezioni: Jimenez sulla trequarti, preferito a D'Ausilio, e Rolfini nel ruolo di centravanti al posto del fisicamente non perfettamente a posto Forte. Di Napoli risponde con un 3-5-2 compatto, in cui De Rosa e l'ex Zammarini sostengono una mediana folta, aiutata dalla corsa dei due esterni Marchisano e D'Agostino, nonché dalla mobilità delle due punte Volpe e Prado. Il primo tempo si sviluppa prevalentemente nella metà campo gialloblù e il Catania, sebbene soprattutto Quaini e i due esterni Casasola e Donnarumma non appaiano al meglio, riesce comunque a confezionare almeno tre, quattro occasioni da gol, due clamorose con Corbari, inefficace al tiro da ottima posizione, una con Rolfini, molto mobile e determinato, ma troppo impreciso negli ultimi sedici metri, e un'altra con Casasola, solissimo davanti a Greco ma incapace di batterlo con un impreciso colpo di testa su azione da corner. Tuttavia, il Giugliano, pur difendendosi, ha il merito di non rinunciare alla manovra in contropiede, mettendo due volte in difficoltà la difesa rossazzurra. Nella prima, un gran tiro da fuori area, è bravo Dini a rispondere da par suo; nella seconda è Zammarini, dopo aver tagliato a fette la retroguardia etnea, a fallire il diagonale da ottima posizione. Nella ripresa, Toscano cambia subito l'ammonito Quaini con D'Ausilio, spostando Jiménez in mediana. Il Catania mostra un piglio più battagliero, cercando spesso la verticale su Lunetta, Rolfini (che fallisce un facile stop a due passi da Greco, fallendo una grossa occasione) e lo stesso ex Avellino. Lo spagnolo si sacrifica in mezzo, ma al 60' infelice è la sua scelta (dopo aver prodotto un gran "break, rubando palla sulla trequarti) di non servire il solissimo Lunetta, andando viceversa a concludere in porta con poca efficacia. Con l'ulteriore innesto, al 61', di Bruzzaniti per Lunetta e Forte per lo stesso ex Vicenza, il Catania incrementa la pericolosità sulle corsie laterali, giungendo al 68' al sospirato gol, poi decisivo, con D'Ausilio, su bello scambio Bruzzaniti-Forte sulla corsia mancina e susseguente cross per il numero 99 rossazzurro, pronto e abile a spedire il "tap in" alle spalle dell'estremo difensore campano. Il demerito principale degli ultimi 25 minuti in chiave rossazzurra consiste, però, nel non trovare la lucidità necessaria per sfruttare le diverse occasioni in ripartenza concesse dalla generosità del Giugliano, nel frattempo "rinvigorito" dalla velocità di nuovi innesti come Egharevba, Bro e Balde, ovviamente sbilanciato in avanti a cercare il pari. L'uscita al 73' di Forte per Di Noia, con il conseguente riposizionamento di Jiménez sulla trequarti, toglie un punto di riferimento fondamentale in avanti, costringendo gli etnei a giostrare con la coppia "leggera" D’Ausilio-Bruzzaniti. Proprio l'ex Pineto fallisce nel finale la ripartenza "perfetta", confezionata dalo stesso D'Ausilio, con un tiro fiacco. Un errore che potrebbe costare caro, come detto, al 97' se Marchisano non decidesse di "graziare" Dini e tutta la tifoseria rossazzurra. Adesso, testa a Salerno, senza nessuna sottovalutazione dell'avversario, proveniente sì da una "sanguinosa" sconfitta interna, ma di valore tecnico simile a quello del sodalizio guidato da Ross Pelligra. Fra l'altro, la sconfitta subita dal Monopoli porterà certamente la dirigenza granata a produrre una "scossa" tecnica e, pertanto, la Salernitana che affronterà il Catania non sarà la stessa delle ultime partite, né sotto il profilo delle scelte tattiche né a livello psicologico. Ci vorrà tanta determinazione e, soprattutto, una prestazione finalmente convincente lontano dalle mura amiche. Tutti uniti, si può fare! Let's go, Liotru, let's go!!!
