Spinesi a CC.COM: 'Ricordi unici a Catania. Stavo per andare via, Lo Monaco mi trattenne''

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Il "Gabbiano" Spinesi, bomber rossazzurro dal 2005 al 2009  Foto: CalcioCatania.com

Il Gabbiano ripercorre ai nostri microfoni gli anni dell'esperienza etnea, svelando qualche retroscena...

Scelto come miglior centravanti dei 75 anni di storia del Calcio Catania 1946, all'interno del progetto editoriale creato dalla nostra redazione, abbiamo avuto il piacere di intervistare Gionatha Spinesi, indimenticato bomber rossazzurro dal 2005 al 2009

Caro Gionatha, 110 presenze in maglia rossazzurra con ben 49 goal realizzati. Impossibile dimenticare quegli anni.

Assolutamente indimenticabili. Il primo anno si fece qualcosa di importante riportando la Serie A a Catania dopo 23 anni e l'anno dopo ci fu una salvezza all'ultima giornata che ebbe quasi l'aspetto di un miracolo sportivo, tenendo conto che giocammo tutto il girone di ritorno lontano dal Massimino e senza l'apporto dei nostri tifosi.

Proprio ieri, 28 Maggio, abbiamo ricordato tutti l'emozione di quel giorno quando al triplice fischio finale del direttore di gara, un'intera città coronava il proprio sogno.

Anche in questo caso, per me quella data è indimenticabile perchè coincide con il compleanno di mia moglie, quindi non posso proprio dimenticarla... Anzi, ricordo, che quando uscirono i calendari ad agosto, lei mi disse di farle un bel regalo (la Serie A) per il suo compleanno che coincideva proprio con l'ultima giornata di campionato. Fu la conclusione di un'annata progettata per vincere ma che, con la sconfitta di Modena a poche giornate dalla fine, sembrava complicarsi brutalmente per via di un Torino che si avvicinava in classifica. Poi l'ultima partita in casa contro l'AlbinoLeffe fu una sorta di spareggio, dato che i bergamaschi si giocavano la salvezza ma la consapevolezza di essere comunque la squadra più forte del torneo, ci tengo a dire che eravamo più forti anche dell'Atalanta che arrivò prima in classifica ma che noi battemmo 4-1 in casa e 2-1 a Bergamo, ci fece convincere di poter arrivare in fondo e centrare il nostro obiettivo. Eravamo un grande gruppo che, dopo la sconfitta all'andata contro il Mantova (persa per 3-0 il 15 ottobre del 2005), diventammo grande squadra perchè capimmo che da quegli errori dovevamo ripartire ancora più forti.

Che peso ebbe in quella circostanza la società? Perchè spesso si dice che dietro ad un gruppo vincente, c'è una società forte che riesce a far uscire il massimo dai propri calciatori. Quanto era importante la presenza del Presidente Pulvirenti e del Direttore Lo Monaco?

Ti racconto un aneddoto che non ho mai raccontato a nessuno: proprio dopo la partita persa contro il Mantova a cui facevamo cenno pocanzi, sul pullman che ci riportava in aeroporto si avvicinò a me il presidente Pulvirenti chiedendomi cosa era successo. Io risposi che non serve parlare subito dopo una sconfitta ma è meglio parlarne il giorno dopo perchè così si hanno le idee più chiare. Due giorni dopo, al campo di allenamento di Massannunziata ci fu una riunione tecnica in cui proprio Pulvirenti raccontò questo dialogo che ebbe con me e sottolineando che questo tipo di risposta non era giustificabile. Finito l'allenamento io chiamai il DIrettore Lo Monaco e gli dissi: "Io non sono come gli altri attaccanti passati da Catania prima di me. Io sono un altro tipo di giocatore e, soprattutto un altro tipo di uomo. Puoi dire al presidente che si tenga le tre mensilità che ancora mi deve e, anzi, vi chiedo di farmi la rescissione del contratto perchè io voglio andare via!". Lo Monaco mi rispose che era stato lui a scegliermi perchè sapeva che tipo di giocatore fossi e soprattutto conosceva il mio carattere e quindi mi invitò a restare perchè voleva andare in Serie A grazie ai miei goal. E così andò....

Parlando di campo e dei tanti goal realizzati in maglia rossazzurra, qual'è la rete alla quale sei maggiormente affezionato?

Il goal contro il Milan nella gara disputata a Bologna (1-1 il risultato finale). Non tanto per il gesto tecnico, anche se fu certamente un bel goal, ma per il legame familiare che ho con quel momento. Pochi giorni prima, infatti, era nata la mia seconda figlia che fu subito ricoverata in ospedale per un piccolo problema cardiaco. Partì per Bologna con una situazione molto complicata e la sera prima della partita contro il Milan, ogni due ore per tutta la notte, chiamai il primario in ospedale per avere notizie su mia figlia che nel frattempo era stata sedata. Nel momento esatto in cui io segnai il goal, mia figlia si rivegliò ed è per questo che sono molto legato a quella rete.

Al primo anno di serie A con la maglia rossazzurra, completasti il girone d'andata come vice capocannoniere (11 reti) alle spalle di Totti e poi chiudesti a 17 goal. Qualcun bussò alla porta della dirigenza per prelevare il "Gabbiano" e portarlo via da Catania?

A gennaio mi voleva il Genoa che allora era in Serie B insieme a Napoli e Juventus ma io dissi che volevo completare il campionato con il Catania. Poi a fine anno ci fu una grossa offerta da parte degli ucraini dello Shakhtar Donetsk che il Catania accettò ma io, nonostante l'ingaggio importante che mi offrivano, rifutati perchè mi era da poco nata la seconda figlia e non volevo trasferirimi così lontano. Loro dopo il mio rifiuto, virarono su Cristiano Lucarelli e io continuai la mia esperienza in rossazzurro restando vicino alla mia famiglia che, a mio avviso, è qualcosa che non può assolutamente essere messa da parte.

Finita la tua esperienza in rossazzurro, tu smettesti di giocare e ti allontanasti dal mondo del calcio. Nel 2016, però, quando Lo Monaco tornà a Catania si vociferò di un tuo possibile inserimento nell'organigramma tecnico. Quanto ci fu di vero?

Fu una cosa detta dal Direttore per un ruolo che in quel momento non esisteva ancora, ovvero il preparatore tecnico della fase offensiva. però non ci fu mai un vero contatto tra me e lui, nonostante il mio rapporto con Pietro sia tutt'ora fatto di grande stima e sincera amicizia.

Due giorni fa, il Comune di Catania ha presentato la manifestazione d'interesse per permettere ad eventuali impreditori interessati di creare una nuova società che possa rappresentare la città di Catania nel mondo del calcio. Tra i requisiti richiesti, la nuova società deve inserire nel proprio organigramma una figura professionale che abbia esperienza nell'ambito sportivo. Risponderesti ad un'eventuale chiamata?

Io sto finendo di ultimare la costruzione di una scuola calcio qui a Napoli dove mi sono trasferito con la mia famiglia ma devo ammettere che mi piacerebbe molto tornare a lavorare a Catania. Ci tengo a dire, però, che ciò di cui ha bisogno Catania è avere una figura che faccia capire ai calciatori cosa vuol dire giocare per il Catania e cosa significa rappresentare la città di Catania in giro per l'Italia.

Per chiudere, ti chiedo quali sono le tue sensazioni in merito alla rinascita del calcio a Catania. Credi che arriverà qualcuno che potrà riportare i colori rossazzurri nelle categorie più importanti?

Le realtà del sud sono complicate ed in Sicilia c'è anche qualche complicazione in più, pertanto se devo essere onesto credo che Catania, così come Palermo devono essere realtà gestite dalla stessa città, quindi solo un catanese potrà far ritornare grande il Catania, perché devi essere bravo a saper gestire, integrare, supportare e sopportare tanti scenari che solo una persona del territorio può sapere e conoscere. In ogni caso, auguro a tutti i tifosi catanesi di poter tornare a gioire così come facemmo tutti insieme qualche anno addietro.