Psicologia inversa
Il momento del Catania: dinamiche psicologiche e sociali
La coesione nei momenti difficili
È bene ricordare — e saggiamente lo ha dimostrato ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno — il direttore generale Zarbano, d'essere un dirigente esperto e navigato. Durante la sua ultima conferenza stampa, quando il Catania era reduce da tre vittorie consecutive senza subire reti, l’umore percepito tra i tifosi era quello di una imminente ed inevitabile cavalcata verso la vittoria del campionato. In quell’occasione, l’intervento del DG è servito a riportare tutti con i piedi per terra: il monito era chiaro, bisogna essere pronti e coesi nell’affrontare anche i momenti di difficoltà, che prima o poi si sarebbero presentati.
Non è passato molto tempo, ed ecco che una sconfitta e tre pareggi consecutivi hanno cambiato il vento. L’umore percepito, soprattutto attraverso i social — strumento che troppo spesso amplifica e distorce la realtà — ha virato rapidamente verso la tempesta: non più sogni di gloria, ma perfino timori di dover lottare per mantenere la categoria.
Va da sé che il tifoso è per sua natura umorale: agisce sulla base della contingenza che il tabellone restituisce ogni novanta minuti. È capace, con la stessa intensità, di passare dalla massima esaltazione all’abbattimento più cupo, sotto l’impulso di una palla che entra o non entra in rete. È un meccanismo collettivo che investe la psicologia di massa e che andrebbe compreso con attenzione. Per questo motivo, i messaggi che vengono veicolati — spesso anche involontariamente — dovrebbero essere analizzati con maggiore cura nei loro effetti secondari e perfino terziari.
Psicologia inversa
Se si cerca sul web la definizione, si trova scritto: “La psicologia inversa è una tecnica di persuasione che induce le persone a fare l'opposto di ciò che viene richiesto, sfruttando la loro naturale tendenza a resistere alle imposizioni.”
Si tratta, in sostanza, di una tecnica a carattere manipolativo, basata sul far credere al proprio interlocutore un fine diverso da quello reale, così da ottenere esattamente l’opposto. A mio parere, è quello che, forse inconsapevolmente, sta avvenendo con alcune scelte comunicative della società.
Il Catania FC, per storia, blasone e spirito dei propri tifosi, non può né deve mostrarsi timoroso o indulgere in pretattiche comunicative nei confronti di società che condividono con i rossazzurri soltanto l’appartenenza allo stesso campionato. Scegliere di non dare informazioni chiare sullo stato di salute dei tesserati con la motivazione che “le conferenze stampa vengono ascoltate anche dagli avversari” non sortisce l’effetto di confondere chi sta dall’altra parte. Al contrario, comunica indirettamente un messaggio di timore. Lo stesso dicasi per la mancata diffusione dei convocati: ciò che nasce come strategia per ridurre i riferimenti agli avversari finisce per generare l’effetto contrario, aumentando la loro autostima.
In altre parole, è come se si dicesse: “Ti temo, quindi faccio pretattica.” E lo stesso messaggio arriva anche ai giocatori, che rischiano di interiorizzare una psicologia di gruppo molto diversa, quasi opposta, rispetto a quella intravista nelle prime giornate di campionato, quando la squadra scendeva in campo con determinazione e spavalderia.
Il barometro dei risultati
La verità è che nel calcio — come in ogni gruppo sociale — il barometro dell’umore collettivo si orienta in funzione dei risultati. Quando la classifica sorride, la serenità cresce e i tifosi sono pronti a riempire lo stadio per incitare i propri beniamini; il clima positivo alimenta a sua volta le prestazioni e crea un circolo virtuoso di autostima e coesione.
Al contrario, nei momenti di difficoltà, la stessa massa che trascinava con entusiasmo rischia di trasformarsi in fattore di pressione. Non si tratta di incoerenza, ma della naturale oscillazione emotiva di un gruppo che vive il calcio come un’esperienza identitaria e totalizzante.
Per riportare il sereno, dunque, non esistono scorciatoie: la strada maestra sono i risultati sul campo. Il calendario di ottobre, in questo senso, sarà rivelatore. Complice una programmazione bizzarra, il Catania avrà due sfide interne nel giro di una settimana contro Salernitana e Benevento, entrambe attualmente in testa alla classifica a pari punti. Sarà in quel passaggio cruciale che si capirà cosa può realmente fare questa squadra.
Vincere non sarà soltanto un imperativo sportivo: sarà un atto dovuto ai tifosi, che aspettano soltanto di farsi trascinare da prestazioni convincenti e di trasformare ancora una volta il "Massimino" in un fortino. Perché, alla fine, il calcio è soprattutto questo: un’alchimia tra risultati, emozioni e dinamiche di gruppo che vanno ben oltre il rettangolo verde.
