Fora i Cucchi...etti!
Max Licari sulla "pantomima" di Potenza. Gara "imbarazzante", inficiata da evidenti errori arbitrali. Obbligatorio farsi sentire.
E meno male che la società si era "fatta sentire"...
Un'autentica farsa. Questo non è calcio, è un altro sport. Quello che si è visto al "Viviani" può essere assimilato a una delle più incredibili pantomime cui il tifoso rossazzurro abbia mai dovuto assistere nell'intera storia del calcio catanese. Con due assoluti protagonisti: il portiere di casa Cucchietti, uno dei più grandi attori mai visti in un campo di calcio; l'arbitro Colaninno di Nola che, dapprima non vede un'entrata da Kung Fu di Bruschi su Di Gennaro (il "rosso" all’attaccante rossoblù arriva dopo revisione FVS, ma proprio perché troppo evidente e impossibile da non sanzionare) e, successivamente, permette al Potenza di portare a termine fino al 106' la più impressionante serie di simulazioni, perdite di tempo, provocazioni che lo scrivente ricordi negli ultimi 45 anni.
Si sarà giocato, su 106', circa mezz'ora, non di più. In aggiunta, la disastrosa quaterna arbitrale giunge ad annullare un gol regolarissimo a Rolfini per un inesistente fuorigioco, anche dopo una chiarificatrice revisione al FVS. Ennesimo clamoroso, e decisivo, errore ai danni del Catania. Il troppo "stroppia", come recita un noto proverbio. E ci sorprende come non riesca a comprenderlo la dirigenza rossazzurra, ancora una volta "muta" di fronte a uno scempio indicativo di un trend pericolosissimo. Il "low profile" non paga a queste latitudini, non finiremo mai di gridarlo.
Ci è stato ventilato come la società si sia fatta sentire nelle sedi opportune dopo gli "orrori" di questo girone d'andata; ebbene, ironicamente potremmo chiosare con un "e meno male che"... No, ci dispiace, non basta; di più, non serve. Evidentemente, come si è finalmente lasciato sfuggire mister Toscano a fine gara, "il Catania in testa alla classifica dà fastidio a qualcuno". C'è, in ogni caso, qualcosa che non va è percepibile a occhio nudo e Pelligra, Grella, Zarbano, se non vogliono che i grandi sforzi a livello economico e organizzativo profusi per approntare un organico da promozione vadano a farsi benedire, hanno l'obbligo di "venir fuori" pubblicamente, senza timori di rompere qualche guscio evidentemente marcio. Quello che si è visto a Potenza è inaccettabile a tutti i livelli.
Non riusciamo a comprendere cosa altro debba pagare, dopo 11 anni, il Catania dal vergognoso mancato ripescaggio del 2018 con annesso cambiamento in corsa delle regole al fallimento del 2022 fino all'inferno della Serie D. Il pareggio finale, che comunque muove la classifica ma consente al Benevento di agganciare i rossazzurri al comando e alla Salernitana di accorciare il divario a tre punti, deve, e sottolineiamo DEVE, essere accolto come un enorme torto a una città intera.
Catania, nulla da rimproverarsi
Per chi scrive, leggere o ascoltare di eventuali "colpe" del Catania o di Toscano per una vittoria mancata significa trafiggersi il cuore al pensiero dell'eterno autolesionismo tipico della nostra cultura. Una cultura che lotteremo fino all'ultima goccia di sangue nel tentativo, finanche vano o illusorio, di mutare definitivamente. No, il Catania non ha nulla da rimproverarsi, se non la rete del pareggjo subita a stretto giro di posta rispetto al gol del vantaggio di Forte. Ma, in un campo così difficile e contro una squadra imbattuta e quasi sempre vincente in casa, è un qualcosa che ci può stare.
Non si può pensare di non prendere mai gol o di rimanere sempre impeccabili, anche se si è bravi e primi in classifica. Dalla rete di Bruschi al 13' (dove, lapalissianamente, si riscontra una leggerezza complessiva di tutta la difesa), unita all'espulsione dello stesso al 17', fino al termine del match, si è assistito a un monologo etneo, sostanziato da almeno quattro occasioni nitide e un errore arbitrale sanguinoso, in mezzo a un'infinità di manfrine "cronodilatorie" da parte dei padroni di casa permesse da un arbitraggio incomprensibile.
Nessuna responsabilità al tecnico, che sta cementando un gruppo fantastico e portando avanti un campionato di vertice, un allenatore che ha fatto quello che doveva fare, anche tatticamente. Un trainer che ha tolto a inizio ripresa l'ammonito Di Tacchio e il pur volenteroso D'Ausilio per passare a un sistema a due punte con l'innesto di Rolfini; un trainer che ha cercato di cambiare le carte in tavola, riportando Lunetta in attacco in virtù dell'inserimento di Donnarumma per Jimenez (e, contestualmente, Pieraccini per Allegretto); un trainer che ha poi messo in campo Caturano per cercare il gol dell'ex e al quale solo la sfortuna, un pizzico d'imprecisione (Lunetta e Corbari nel secondo tempo hanno fallito occasioni pazzesche), nonché le performance da Actors Studio dei rossoblù e gli scempi arbitrali hanno negato la meritata vittoria.
Forte ancora decisivo, D'Ausilio e Jimenez sotto tono
Era scontato che Toscano riconfermasse l'undici vincente al cospetto del Crotone, con la sola eccezione dell'inserimento del rientrante Di Tacchio al posto del pur bravo Corbari. De Giorgio, privo di elementi importanti come Camigliano, D'Auria e Schimmenti, risponde con un Potenza compatto, fondato sulla regia di Felipe e sul trio d'attacco Mazzeo-Bruschi-Ghisolfi, con i due esterni utilizzati molto "bassi" (ma pronti comunque a ripartire in contropiede) per limitare le scorribande di Casasola e Lunetta sulle corsie laterali.
L'inizio di partita è frizzante con un'occasione per parte (clamorosa quella di Jimenez, il cui destro da due passi viene deviato di piede da Cucchietti), per poi "stapparsi" definitivamente con la rete di Forte al 12', grande zuccata (settimo sigillo stagionale) su corner di D'Ausilio e l'immediato pareggio di Bruschi, abile ad approfittare di una dormita del reparto arretrato etneo e a fulminare Dini con un preciso destro da buona posizione. L'unico svarione di una partita difensivamente senza problemi per Di Gennaro e soci.
Dal già descritto "rosso" di Bruschi al 17' comincia un monologo rossazzurro all'affannosa ricerca del gol della vittoria cui si oppone il team lucano con grande corsa e sacrificio, oltre che, fin dai primi minuti in inferiorità numerica, con la dichiarata volontà di perdere quanto più tempo possibile, in specie grazie al portiere Cucchietti, il quale si dimostrerà un degno emulo del miglior Vittorio Gassman, un "mattatore" autentico con doti rappresentative di eccelsa qualità. Il Catania preme nell'area lucana, mettendo dentro tanti cross, in specie con Casasola, senza però mai trovare lo spunto vincente.
Nella ripresa, Toscano inserisce Rolfini e passa a due punte, con un Jimenez sotto tono a fare da trequartista e il Catania comincia a incalzare in modo forsennato il Potenza, che non può far altro che inserire gente di gamba per cercare di tenere botta (in questo senso, buono l'ingresso del centravanti Selleri, un ragazzo di stazza in grado di tener palla) e abbandonarsi a frequentissime interruzioni per inesistenti infortuni o "crampi", che riducono ai minimi storici il tempo effettivo di gioco (riteniamo che si sia probabilmente battuto qualche record, in proposito). Il direttore di gara, ad "impreziosire" una prestazione orrorifica e penalizzante, pensa bene di ammonire precocemente il diffidato Di Gennaro per un fallo lieve e assolutamente non da giallo. Errore che genera parecchi "pensieri" al furente Toscano nelle dichiararazioni postpartita.
Clamoroso, e tutto rossazzurro, di contro risulta il doppio errore sotto porta di Lunetta (la prima conclusione, a botta sicura, viene deviata dell'estremo difensore rossoblù, ma solo perché gli sbatte addosso il pallone da due metri), mentre molto meglio potrebbe fare il neoentrato Corbari, il cui destro da felicissima posizione prende un giro esterno che ne dirige la traiettoria un metro a lato del palo sinistro di Cucchietti.
Poi, con l'ingresso di Caturano per Forte, un assedio finale fatto di tanti traversoni in area, un gol regolarissimo di Rolfini annullato con desolante imperizia, un altro di Pieraccini invalidato sempre per offside e una sequela infinita di imbarazzanti sceneggiate da terza categoria capaci di condurre l'inadeguato Colanninno a concedere "ben" 6' di recupero (a fronte praticamente di non più di un quarto d'ora effettivamente giocato, su 45', nella seconda frazione), salvo poi prolungare fino al 106' per le "poetiche" e istrionesche esibizioni di Cucchietti e soci.
E, soprattutto, tanta, tanta frustrazione, enorme rabbia per l'ennesima gigantesca ingiustizia subita, due vitali punti persi ancora una volta per fattori esterni all'oggettivo merito della squadra rossazzurra. Farsi sentire, come ha già accennato a fare Toscano, adesso è un obbligo. Vorremmo sentire la voce del Presidente Pelligra, che ci mette le risorse, o del Vicepresidente Grella, suo rappresentante ufficiale nel calcio italiano. E vorremmo sentirla prima della prossima e ultima gara dell'anno in programma al "Massimino" contro l'Atalanta U23. È dovere di sacrosanta autodifesa. Let's go, Liotru, let's go!!!
