Ferraù: "Per garantire l'iscrizione mancano all'appello 800 mila euro"

Il presidente S.I.G.I. Ferraù oggi in conferenza stampa

Il presidente S.I.G.I. Ferraù oggi in conferenza stampa  Foto: Flickr.com

Il presidente S.I.G.I. chiarisce che l'iniziativa 'Uniti per il Catania' è stata lanciata dopo il ritiro di alcuni investitori.

Di seguito, i passaggi salienti dell’odierna conferenza stampa del presidente Sigi Ferraù.

Sull’iniziativa “Uniti per il Catania"
Nelle ultime settimane abbiamo mantenuto un silenzio funzionale a chiudere le trattative in corso. Almeno quattro interlocuzioni valide erano in essere, di queste almeno due in stato avanzato per cui era opportuno il riserbo per lasciare spazio al lavoro. Mercoledì una di queste interlocuzioni, una delle più concrete, è venuta meno dopo un mese di trattative perché l'investitore non ha ritenuto utile alla sua causa l'investimento. Allo stesso tempo, sempre mercoledì, una sponsorizzazione internazionale che si era paventata è saltata perché non è stata ritenuta dalla relativa società in linea con le proprie esigenze, dopo aver esaminato i documenti. È chiaro che il venir meno in un colpo solo di due importanti interlocuzioni ci ha lasciato il fiato corto. Il problema è sempre lo stesso: gli investitori si avvicinano, analizzano i documenti e poi ritengono che la situazione debitoria pregressa non consenta il loro investimento.

Questi recentissimi sviluppi ci hanno indotto ad accelerare i tempi di un'iniziativa che non è una colletta ma tende a rendere partecipi tutti della creatura Calcio Catania. Ringrazio i circa 82 che hanno fin qui effettuato il bonifico. Sigi aveva già programmato un'immissione di denaro importante alla quale avrebbero dovuto aggiungersi quelle degli investitori che poi si sono ritirati. Oggi è il momento dell’unità. La compattezza impone che Catania risponda insieme presente, non per Sigi ma per il Catania. Quando abbiamo preso il Catania nessuno ha promesso l’investimento necessario di 15-20 milioni, l’obiettivo è stato sempre quello di salvarlo e poi venderlo ad un investitore importante, qualunque esso fosse purché avesse la forza di rilanciare il Catania. Alla gara competitiva non si è presentato nessuno.

L’iniziativa ha la finalità di contribuire a salvare il Calcio Catania non per le somme raccolte, ma per il segnale lanciato agli investitori che stanno alla finestra, i quali per essere invogliati devono vedere una città che risponde e non che parla di fallimento. Abbiamo fatto distribuire una nota esplicativa sintetica dell’iniziativa, che è quella di consentire di immettere il denaro che sarebbe utilizzato solo se il Catania dovesse iscriversi al prossimo campionato. In caso contrario, che voglio scongiurare, sarebbe restituita l’intera somma. I sottoscrittori verranno invitati singolarmente a prendere contatti con la società, firmare un documento informativo, la Sigi garantisce pubblicamente la restituzione delle somme in caso di mancata utilizzazione, tant’è che chiederemo l’Iban per la restituzione.

Su Tacopina
Purtroppo ancora una volta il giorno prima della conferenza stampa esce un comunicato oltreoceano. Non volevo parlare di questo argomento perché è inutile e distoglie l’attenzione. Non darei retta a chi semina zizzania, ma mi dice il socio Vullo che la verità va detta e la verità è che Sigi ha stipulato un contratto che prevedeva la possibilità che Sigi riprendesse tutte le somme, il contratto non era subordinato ad alcuna omologa, ma al raggiungimento di un debito di 16 milioni al massimo, ed i milioni di differenza, nel caso, li avrebbe messi Sigi. E’ stato stipulato un contratto d’opzione per acquisto di quote del Calcio Catania, condizionato al versamento di 1 milione di euro da parte di Tacopina. Tacopina ha versato 630.000 euro. La banca il 23 marzo avvisava che era arrivata una richiesta di revoca del versamento in quanto fatto erroneamente. C’è stato un inadempimento di Tacopina che dopo aver dato 630.000 euro è scappato via. Non voglio perdere altro tempo in cose oggi inutili. Sono stato abbindolato dal sogno americano, come me molti tifosi. Abbiamo sbagliato. E’ stata solo un’illusione. Tacopina rappresentava investitori, mentre la Sigi ha investito col proprio portafoglio. Tacopina ha messo soldi per un contratto che poi non ha onorato, è inadempiente, non ha fatto una regalia.

Le risposte alle domande dei giornalisti
Sigi si è impegnata in assemblea di versare una cifra importante (1,5 milioni, ndr). All’appello mancano circa 800.000 euro. Sigi è convinta che in caso di iscrizione al campionato dall’indomani si cercheranno investitori validi che possono mettere 15 milioni di euro. Sigi garantirà la continuità aziendale fino ad allora. Daremo incarico ad uno studio professionale che si occupa di fusioni e acquisizioni per trovare investitori seri. Ma prima dobbiamo arrivare al 28 giugno.

Non ritengo ci sia un problema per il post iscrizione, perché al di là delle successive entrate come la campagna abbonamenti, il Catania è appetibile e gli investitori seri si faranno vivi. L’alternativa è il fallimento? Io penso che bisogna tentare, anche a costo di un altro anno di stenti, per non perdere 75 anni di storia e ricominciare dalla D.

Gli 800.000 euro sono assolutamente sufficienti non solo per l’iscrizione ma anche per garantire l’inizio di stagione. Volevamo fare una campagna di crowfunding ben fatta, ma non è stato possibile perché chi voleva acquisire il 100% aveva la necessità di parlare con una società e non con tanti piccoli azionisti. La campagna pre-abbonamento necessita della certezza dell’iscrizione per offrire un prodotto certo. Pertanto oggi noi offriamo una quota parte del Calcio Catania per contribuire al suo rilancio.

Ad oggi siamo convinti che il fallimento sia un rischio minimo, ma c’è. Anche se Catania dovesse rispondere assente alla nostra iniziativa. Ma se noi sosteniamo una cosa non vera, cioè che il fallimento è probabile, gli investitori scappano. Oggi sono venute meno delle provviste importanti e la società è in difficoltà, ma l’ipotesi fallimento è residuale. Alla porta ci sono investitori importanti. Quello che abbiamo chiesto alla piazza è entusiasmo, compartecipazione, dire “ci sono”. Quando arriva un bonifico di 50 euro di un tifoso per me vale 5 milioni di euro.

Faremo una rendicontazione fino al 25 giugno sul sito del Calcio Catania della cifra raccolta e del numero di persone che hanno contribuito. Non abbiamo un tetto minimo di capitale da raccogliere, il massimo è di 2 milioni di capitale da sottoscrivere. Sono convinto che se 1.000 persone rispondono di sì, l’investitore locale da 100.000 euro risponderà anch’egli. La Covisoc non ci ha fatto nessun rilievo che ci faccia preoccupare.

Gli interlocutori che non hanno voluto fare l’affare avevano un nemico oggettivo: il tempo. Troppo poco per esaminare bene la questione. Ho ricevuto stanotte un messaggio di un investitore straniero che chiede tempo per raccogliere capitali importanti, incoraggiando a portare a termine l’iscrizione.

Sulla ricapitalizzazione non è cambiato nulla rispetto al giorno della manifestazione dei tifosi. Sigi si faceva forte delle certezze manifestate che davano linfa vitale alla società ma che sono venute meno mercoledì. Adesso dobbiamo capire se dobbiamo ulteriormente capitalizzare la società o chiedere un sostegno all’imprenditoria e alla città. Le alternative a Tacopina ci sono state. Non avremmo mai riferito il naufragio di quest’ultima interlocuzione se non fosse stato funzionale, abbiamo taciuto su precedenti naufragi.

Lo straniero investirebbe perché Catania è una realtà stupenda, non è Sassuolo, Ferrara, Spezia, con tutto l’affetto per queste città. Catania è quella dei 40.000 all’Olimpico e l’entusiasmo che deve mostrare è quello che attira l’investitore. C’è anche Torre del Grifo e la società rimane appetibile per questo, nonostante i debiti. Uno degli investitori mi ha detto “noi cerchiamo tre cose: porto, aeroporto e tifosi”. Non posso dire oggi se la Sigi può integrare o quanto può integrare rispetto all’intervento dei tifosi, è chiaro che se mancano 200.000 euro sarebbe un suicidio rinunciare, se ne mancano 700.000 il discorso cambia.

L’anno scorso dopo il 23 luglio la situazione era peggiore. Avevamo 64 milioni di debiti, abbiamo messo un paio di milioni per l’iscrizione e ciò nonostante Pellegrino è stato in grado di costruire la squadra. Oggi la situazione è migliore. Purtroppo siamo stati bloccati per otto mesi. Il futuro non mi spaventa: rilanciamo con programmazione, non voglio far giocare la primavera nonostante gli ottimi risultati. Mi hanno contattato ieri dei giocatori del Catania dicendo di essere pronti a fare la loro parte se necessario. Sull’Agenzia delle Entrate non voglio spendere parole, facciamoli lavorare.

Quando nella scorsa conferenza abbiamo garantito sull’iscrizione è stato un errore di valutazione sulla base delle interlocuzioni in corso. Oggi ci vuole trasparenza: avevamo sei interlocuzioni, quattro sono andate via, due sono in atto, ma non possiamo più aspettare o fare affidamento. Possiamo fare affidamento sulla città di Catania, sul cuore, sulla passione. Nessuno se non un innamorato oggi spende soldi sul Catania. Sigi di fronte all’interesse di un investitore serio sarebbe disposta a rinunciare ai propri soldi.