Catania, a inchiodarti ingenuità e debolezze. Si salvi squadra e club

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Il punto di Simone Vicino. Difesa horror, impatto arbitrale relativo e silenzio sull'extra-campo.

Sprofondo rossazzurro. Dopo la sconfitta contro la Turris - la seconda consecutiva al "Massimino", la quarta in campionato in sei gare - la situazione del Catania si aggrava ulteriormente. La classifica, sul campo, dice piena zona play-out che, considerando i due punti di penalizzazione in arrivo, si traduce nell’ultimo posto del raggruppamento in coabitazione con la Vibonese. Tutto questo nonostante gli etnei stiano offrendo la sensazione di non far mancare mai impegno e applicazione: i limiti strutturali dell'organico, però, si stanno dimostrando così forti da rendere vani gli sforzi dei giocatori di Baldini.

DIFESA HORROR
Stavolta è toccato a Paolo Ropolo, dopo Luca Ercolani e Juan Monteagudo, causare una rete avversaria con un chiaro errore individuale. Le ingenuità difensive stanno diventando decisamente troppe, quasi una costante delle partite dei rossazzurri, tanto da comprometterne sinora il cammino in maniera significativa. Pecche individuali a parte, ci sarebbe pure una valutazione da fare a monte: posto che le abilità palla al piede dei centrali rossazzurri si stanno dimostrando "non eccelse" ha davvero senso continuare ad affidar loro così tanta responsabilità in fase di impostazione dell’azione? In attesa del recupero di Claiton - non senza sbavature la sua ultima stagione, ma resta il centrale più affidabile - sono diventate infatti undici le reti incassate in campionato: insieme a quello del Messina è il peggior dato del girone. Il Catania paga, insomma i suoi limiti, le sue debolezze. Eccetto, infatti, l’esordio di Monopoli, non si può dire che le restanti gare disputate dai rossazzurri siano state, nel complesso, al di sotto della sufficienza. Molto bene Moro (già tre gol in campionato), ma naturalmente da solo l’apporto del centravanti classe 2001 non può bastare: mancano individualità di spicco in ogni reparto.

OK GLI ARBITRI MA...
In questa sede non ci soffermeremo ad analizzare gli ultimi episodi arbitrali che hanno caratterizzato le partite del Catania. Sebbene in alcuni casi, questi abbiano infatti oggettivamente danneggiato gli etnei (se è dubbio il primo giallo comminato a Russini contro la Turris, è fuori discussione il marchiano errore dell’arbitro nella concessione del penalty di Catanzaro), non si ritiene che questi, da soli, possano giustificare un andamento come quello della squadra di Baldini. Che quello del Catania sarebbe stato un torneo difficilissimo lo si sapeva, non si possono però non sottolineare adeguatamente le lacune del gruppo costruito in estate. L’obiettivo del Catania è la salvezza per quel che ci hanno raccontato queste prime sei giornate: per raggiungerlo la squadra dell’Elefante dovrà essere meno sparagnina e ingenua, e più concreta. Augurandosi, nel frattempo, non arrivino altre sorprese in negativo sul fronte extracampo.

SI PARLI ANCHE DI ALTRO
A proposito di extra-campo, negli ultimi giorni, proprio in conseguenza degli episodi arbitrali avversi alla squadra di Baldini, è tornata a farsi sentire la voce della società. La dirigenza si è espressa pubblicamente al solo scopo di rilevare i torti, ma tutto continua a tacere sull’altro versante, quello basilare per la vita del Catania: ci riferiamo naturalmente alle interlocuzioni in ottica cessione del club. Ci si augura che questo silenzio sia frutto di attivismo e lavoro sottotraccia e non invece di immobilismo. Immobilismo che certo non farebbe il bene del Catania.