Casasola unica opzione
Max Licari sul successo di Altamura. Vittoria della volontà, Casasola unico protagonista. Il momento delle decisioni definitive.
Subito il coraggio di prendere una decisione coerente fino alla disputa dei playoff
Toscano probabilmente trova una momentanea tregua al “martellamento” ambientale delle ultime settimane grazie ai suoi “pretoriani” Di Tacchio e Casasola, ma la prestazione in tutta sincerità non può essere considerata soddisfacente. I giocatori del Catania ad Altamura dimostrano comunque di volersi stringere accanto al proprio allenatore, riuscendo con una volitiva reazione nei dieci minuti finali a portare a casa i fondamentali tre punti, funzionali a mantenere a distanza di sicurezza (sette punti) la ritrovata Salernitana di Cosmi, corsara a Crotone. Consolidare il secondo posto in vista dei playoff, del resto, rimane l’unico obiettivo relativo a questi ultimi sei turni e il successo del “D’Angelo” risulta sicuramente prezioso; tuttavia, pensare di non poter e dover in qualche modo migliorare questa espressione davvero povera di gioco potrebbe condurre a sorprese amare negli spareggi di maggio e giugno. Alla società, “ora” e non “poi”, il compito di prendere una decisione definitiva. I giocatori hanno preso una posizione a favore del tecnico calabrese, il risultato è arrivato, ma la valutazione finale sulla prospettiva “toscaniana” alle falde dell’Etna dipende anche da tanti altri fattori, tutti decisivi. Bisogna necessariamente farlo in queste ore e, dopo, andare avanti con l’elmetto, senza più ripensamenti, qualunque sia la scelta. Questa è la cosa più importante al momento, più di una analisi approfondita della partita o degli atteggiamenti psicologici e caratteriali dei singoli protagonisti.
Schema unico: “Casasola ball”
Partiamo subito da una considerazione cruda ma doverosamente onesta: a livello complessivo, la prestazione al cospetto dei ragazzi di Mangia (sei undicesimi dei titolari nati dal 2002 in poi) deve essere ritenuta del tutto similare al 90% delle esibizioni esterne della squadra in questo campionato. Farraginosa in termini di espressione tecnico-tattica, certamente volenterosa, sostanzialmente non pienamente in linea con i “desiderata” dei tifosi. Onestà intellettuale non può non esigere tale ammissione, pur da innamorati dei colori rossazzurri. Progressi a livello di gioco, nella direzione di un auspicabile mutamento tattico, di una ricerca di strade diverse verso un riempimento più nutrito dell’area avversaria, ecco, se ne sono riscontrati pochini. Si è visto il solito Catania, ben piantato in difesa, attento alla fase di non possesso, poco creativo in mediana e affidato quasi unicamente alle proiezioni offensive del suo unico schema realmente produttivo nella metà campo avversaria, l’ormai celebre “palla a Casasola”. Se il laterale destro argentino si trova “in sensi”, allora in questa categoria hai chance di produrre qualcosa, se viceversa (come nelle tre o quattro gare precedenti) deve rifiatare, ti trovi in grossa difficoltà. Ad Altamura è andata bene. Assist a Di Tacchio, gol incredibile salvato su Grande sul punteggio di 0-1 e rete decisiva al 95’. Praticamente, fa tutto lui e in positivo. Il problema vero è che il Catania non può permettersi una monotematicità del genere, perché (come ampiamente sperimentato) non ti può sempre andare bene.
Buona la reazione degli ultimi dieci minuti
Per il resto, mancando Forte (la sola prima punta veramente inserita negli orizzonti toscaniani) e Rolfini, chiunque scelga l’allenatore etneo per giostrare dalla metà campo in su pare andare incontro alle medesime ambasce. Questa volta, l’opzione cade su D’Ausilio e Lunetta a sostegno di Caturano, ma poco cambia. Il capocannoniere dello scorso torneo rimane invariabilmente isolato, mentre il resto della squadra, pur impegnandosi a fondo, fa molta fatica a riempire l’area di rigore. Obiettivamente, i biancorossi di casa disputano una bella partita, mettendo in difficoltà il più quotato avversario e, a un certo punto, anche coltivano il sogno della vittoria, non immeritatamente. Nel primo tempo, il Catania mostra di voler in qualche modo fare la partita, ma sostanzialmente riesce solo una volta con Lunetta di testa su azione da corner a trovare le mani di Alastra, oltre ovviamente all’azione del vantaggio confezionata al 26’ da di Di Tacchio grazie a una precisa zuccata su cross del predetto Casasola. Un paio di “accensioni” nell’ambito di una manovra assai povera di contenuti ben contrata dai vari Zazza, Nazzaro, Falasca e, soprattutto, da questo ragazzino, Grande, trequartista di sicuro talento. In difficoltà, in particolare, D’Ausilio e Caturano, ma anche Quaini in mezzo appare in debito d’ossigeno. Nella ripresa, il Catania entra maluccio in campo. Casasola salva incredibilmente la rete del pareggio già fatta di Grande, poi Toscano sostituisce prima il deludente ex Avellino con Jimenez e poi Quaini, a seguito di un’ammonizione che il disastroso signor Diop di Treviglio aveva in prima istanza “battezzato” come espulsione (obbrobrio emendato dal FVS); al suo posto Di Noia. Al 64’ l’Altamura, meritatamente, trova il pareggio con una punizione da distanza siderale da parte dell’ex Curcio mal valutata da Dini. Chiaro l’errore del portiere etneo. È il momento peggiore dei rossazzurri. Toscano ha il merito, però, di fare una mossa più offensiva che, insieme alla forza reattiva della squadra, permette al Catania di produrre un finale in crescendo. Al 78’ dentro Bruzzaniti per Di Tacchio e Jimenez arretrato in mediana accanto a Di Noia. Il Catania preme in avanti e riesce a creare un paio di occasioni importanti. Alastra diventa protagonista con due splendidi interventi su Caturano e Lunetta. È vero, così sbilanciata, la compagine rossazzurra rischia di perdere il match al 92’ ancora ad opera di Grande, la cui conclusione vincente viene annullata da un precedente fuorigioco di un compagno. Ma la buona volontà viene premiata al 96’ dalla rete della vittoria di Casasola su cross dell’altro neoentrato Celli dalla sinistra. Preferiamo sorvolare su quanto accade qualche minuto dopo a seguito del contropiede vincente di Lunetta, spinto a due mani da Doumbia in piena area e non premiato da un solare rigore, nemmeno dopo revisione FVS. Un’autentica farsa operata da un arbitro inadeguato per la categoria. Incredibile, ma tristemente ordinario in questo inferno di categoria. In conclusione, un successo importante che dovrà dire tanto o tutto sul prossimo futuro. Un futuro che non può ridursi al ritorno dell’ex Chiricò, capocannoniere del campionato, lunedì prossimo al “Massimino” con il suo Casarano. Bisogna gestire e sistemare la situazione interna nei prossimi giorni. Con forza e autorevolezza. Senza tentennamenti. Una strada. Una, fino alla fine. Let’s go, Liotru, let’s go!!!
