Basta con le polemiche sterili su matricola, titolo sportivo et similia

  Foto: CalcioCatania.com

Riflessioni sui diversi modi di intendere il Catania ed il tifo, tutti meritevoli di rispetto. Che nessuno si erga a censore.

Uno degli effetti collaterali più sgradevoli del fallimento del Calcio Catania S.p.A. è rappresentato dalle frequenti diatribe che si stanno consumando in questi giorni sui social tra i tifosi, in merito alla natura da attribuire alla società che dovesse, eventualmente, sostituire quella fallita e proseguire l'attività del relativo ramo d'azienda, con conservazione del medesimo titolo sportivo. Diatribe che in modo ancor più inopportuno si allargano alla sfera delle scelte individuali e delle prese di posizione passate.
Una polemica che oltre a non avere alcun senso non ha, soprattutto, alcuna utilità, in un momento in cui la priorità dovrebbe essere quella di fare fronte comune per la salvaguardia del titolo sportivo, per motivi che appaiono evidenti. Non si tratta solo di una questione di cuore, di tifo, o di storia: perdere il titolo sportivo significherebbe lasciare la città senza calcio per sei mesi, interrompere l'encomiabile lavoro di mister Baldini e dei suoi ragazzi, far perdere il posto di lavoro a quei pochi che potrebbero mantenerlo nonostante il fallimento e, in particolare, perdere la categoria di appartenenza. Poi, per carità, se qualcuno ritiene più "conveniente" ripartire dalla Serie D per motivi che a noi sfuggono, allarghiamo le braccia...
Tornando alle polemiche a cui abbiamo fatto cenno, proviamo a buttare acqua sul fuoco evidenziando che il modo di interpretare la natura e la storia della propria squadra (e quindi di vivere in un modo piuttosto che in un altro i propri sentimenti da tifoso), a Catania più che altrove, è suscettibile di molteplici e differenti interpretazioni.

Il Catania "federale": continuità nella tradizione sportiva
Una prima interpretazione di cosa sia il Catania è quella che - dovendo usare un termine che la riassuma - chiameremo il Catania federale. Ossia il Catania così come lo vede la Figc, sulla base del criterio della tradizione sportiva. In questo caso, il Catania è da considerarsi come la società nata nel 1929, rispetto alla quale il Catania 1946, nonostante fosse una nuova società che non ne aveva ereditato il titolo sportivo, ne rappresenta la continuità storica. Seguendo questo principio, qualsiasi nuova società che venga considerata dalla federazione quale principale rappresentante calcistica della città, che utilizzi i colori rossazzurri e l'elefante come simbolo, continuerà ad essere lo stesso Catania fondato per la prima volta nel 1929. Ciò anche nel caso in cui non si riuscisse a salvare il titolo sportivo di Serie C e si dovesse ripartire dalla Serie D con un bando predisposto dal Sindaco. Per i "federalisti", dunque, non cambierebbe in ogni caso nulla dal punto di vista del tifo.

Il "Catania-società" ed il cordone ombelicale con la matricola
Una buona parte della tifoseria, dopo i fatti del 1993, ha strettamente legato la propria percezione di appartenenza al concetto di società. Ciò in quanto il Catania 1946, oltre alla battaglia giudiziaria intrapresa da Massimino e alla successiva rivalità con l'Atletico Catania, è rimasto fino al 22 dicembre 2021 come uno dei pochi club in Italia a non conoscere l'onta del fallimento e mantenere la stessa fisionomia societaria per 75 anni. Ciò poneva il Catania sullo stesso piano delle principali big italiane e su un piano superiore rispetto a molte squadre più blasonate (Fiorentina, Torino, Napoli, per fare qualche esempio), nonché a tutte le squadre isolane ed in particolar modo la rivale più acerrima, il Palermo. Un motivo di vanto, di orgoglio, un trofeo invisibile sfoggiato in bacheca, per il tramite del numero di matricola.
Alcuni al riguardo ci tengono a specificare che la matricola arrivò soltanto qualche decennio dopo la fondazione della società, ma è una considerazione che non coglie nel segno, poiché la matricola è stata attribuita proprio alla società nata nel 1946 e società e matricola, da quel momento, sono state legate da un cordone ombelicale in virtù del quale, una volta fallita la prima (la società), verrà a mancare pure la seconda (la matricola, con la revoca dell'affiliazione che ci sarà al momento dell'eventuale assegnazione del titolo sportivo a nuova società, oppure nel caso di definitivo stop).
Per i matricolisti, dunque, il Catania, inteso come società, è nato nel 1946. Quella del 1929 in fondo era una società diversa: tra i matricolisti, alcuni ne riconoscono il valore di "progenitrice", altri non la considerano nemmeno. L'attaccamento alla continuità societaria implica, per questa categoria di tifosi, la cessazione del proprio sostegno ed interesse nei confronti delle prossime società che dovessero proseguire il percorso sportivo-federale.

Il Catania inteso come "titolo sportivo", che sana il lutto per la matricola
Un'ultima categoria (ma non è da escludere che ce ne siano altre, tanto è vario il panorama nella tifoseria etnea), riguarda il Catania inteso come "titolo sportivo". Una percezione che rappresenta una novità figlia delle ultime settimane, laddove la realtà del fallimento a stagione in corso ha aperto la strada alla prosecuzione del ramo d'azienda e quindi al possibile mantenimento del titolo sportivo, che la Figc descrive come il riconoscimento da parte della F.I.G.C. delle condizioni tecniche sportive che consentono, concorrendo gli altri requisiti previsti dalle norme federali, la partecipazione di una società ad un determinato Campionato (art. 52 Noif). In soldoni, il diritto di partecipare alla Serie C, che era stato acquisito dal Catania 1946 e nel quale potrà subentrare la nuova società che dovesse rilevarne il ramo d'azienda sportiva.
Inteso così, è evidente che il Catania-titolo sportivo (o Catania-azienda sportiva) nasce nel 1946 e proseguirebbe ininterrottamente la propria storia, a differenza di quanto accadrebbe in caso di ripartenza dalla Serie D con assegnazione di un nuovo e diverso titolo sportivo. Al riguardo, c'è chi ha puntato il dito sui matricolisti, che avevano giurato amore eterno ed esclusivo alla matricola 11700, accusandoli (sic!) di essersi "riposizionati" convertendosi sulla via di Damasco alla nuova fede del titolo sportivo. In verità, costoro dimenticano un particolare non indifferente. Quando i matricolisti avviarono la loro battaglia, nell'estate 2020, matricola e titolo sportivo in sostanza si equivalevano, perché il mancato passaggio di proprietà avrebbe comportato la perdita dell'una e dell'altro con ripartenza dalla Serie D. Fu enfatizzata la matricola solo perché quest'ultima aveva un maggiore valore "iconico" e sentimentale.

Chiosa finale. Come si può notare, diversi sono i modi di interpretare cosa sia il Catania, perché vada tifato e perché no. C'è chi continuerà a tifare pensando che il Catania sia sempre lo stesso del e dal 1929, chi continuerà a tifare pur avendo un punto di vista differente sulla storia del club, chi deciderà di fermarsi, chi ha cambiato idea o la cambierà in futuro. Ma si tratta in ogni caso di opinioni e scelte individuali: tutte valide, tutte meritevoli di rispetto. Nessuno ha il diritto di giudicare, sindacare o di puntare il dito. Concentriamoci, piuttosto, su aspetti più importanti ed utili...