Adesso basta approssimazione. A proposito, comu finìu ca' Catania Cadd?

Ferraù, Nicolosi e La Ferlita con le magliette 11700

Ferraù, Nicolosi e La Ferlita con le magliette 11700  Foto: Flickr.com

Riflessioni sui tanti disastri comunicativi della Sigi, con focus sulla misteriosa iniziativa della "Catania Card".

Iscrizione a rischio? Abbiamo scherzato
No, alla fine il Catania non è morto. E’ ancora “malato”, ferito, ma vivo. Certo, su quest’ennesimo salvataggio c’è più di qualche passaggio che non torna. Ad esempio: nella conferenza stampa del 19 giugno, il presidente Sigi Ferraù sottolineava che ai fini dell’iscrizione mancassero all’appello 800 mila euro. L’ultimo report diffuso dalla società sull’iniziativa “Uniti per il Catania”, evidenziava che erano stati raccolti, alle ore 13.00 del 25 giugno, poco più di 100 mila euro. Lo stesso Gaetano Nicolosi, intervenuto il 28 giugno a Corner, ha specificato che tale importo non è servito per l’iscrizione.
Come ha fatto la Sigi, dunque, ad arrivare alla somma necessaria? E’ filtrata la voce – riportata anche da La Gazzetta dello Sport – di un contributo di 500 mila euro da parte di un non meglio precisato gruppo maltese. Di quale gruppo si tratta e, se davvero ha effettuato quel versamento, a quale titolo l’ha fatto? Ci si augura che questi ed altri interrogativi vengano chiariti nella conferenza stampa che Sigi e il Catania hanno anticipato di voler fissare nei prossimi giorni.

Uniti per il Catania: adesso i passaggi tecnici
Gli interrogativi in effetti sono molti. A conferenza finita, la Sigi aveva diramato un comunicato in cui chiariva i dettagli dell’iniziativa “Uniti per il Catania”, svelando che si trattava, nella sostanza, di un contributo non per l’iscrizione al campionato, ma per coprire il residuo del capitale sociale Sigi non ancora sottoscritto. Non a caso specificava che, a iscrizione avvenuta, i sottoscrittori dei bonifici avrebbero potuto esercitare l’opzione d’acquisto di azioni della Sigi nella misura di 1 euro per ciascuna azione.
Ed ancora: “Per facilitare tali operazioni, i sottoscrittori dei bonifici saranno personalmente contattati e invitati a Torre del Grifo, casa loro, per compilare un format contenente tutti i termini legali appena descritti, nonché sarà costituita, per una migliore gestione dell’operazione, una società ad hoc, con spese a carico di S.I.G.I., nella quale confluiranno tutti i piccoli azionisti, oggi sostenitori”. Ci si augura che tali adempimenti vengano espletati in tempi brevi e ci sia totale chiarezza e trasparenza su questa operazione.

Opacità e contraddittorietà sul progetto iniziale
Non è un auspicio casuale. Se da un lato la Sigi ha avuto ampi meriti nell’operazione di salvataggio della matricola 11700, meriti che le sono stati ampiamente riconosciuti, dall’altro sin dagli albori della propria costituzione si è resa protagonista di grossolani errori di comunicazione che hanno fatto sì che oggi non possa più godere di grande credibilità agli occhi della piazza. Passi per il frettoloso organigramma diramato nel maggio del 2020, il primo vero autogol è stato realizzato con un altro comunicato, risalente allo stesso periodo, in cui annunciò un piano industriale da 54,5 milioni di euro.
Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata molta: la Sigi ha subìto uno scossone interno poco tempo dopo per un terremoto giudiziario che ha coinvolto alcuni dei fondatori della società; il Covid ed il campionato a porte chiuse hanno inevitabilmente scompaginato i programmi; nel frattempo è venuto meno l’obbligo di presentare un piano industriale al Tribunale, perché il Catania è uscito dal concordato preventivo. Ma tutte queste precisazioni, oggi, non servono a niente. Perché il tifoso medio, giustamente, ricorda ancora quel comunicato e si sente tradito di fronte alla retromarcia disvelata dai vertici Sigi, che con un anno di ritardo hanno chiarito quello che era probabilmente l’intento iniziale, ovvero rilevare il Catania per poi rivenderlo ad un investitore importante, magari già da allora individuato in Joe Tacopina. E proprio sui difetti di comunicazione il nome Tacopina accostato alla Sigi sta come il cacio sui maccheroni ed al riguardo è opportuno non inferire ulteriormente.

L’assurda gestione dell’iniziativa “Catania Card”
C’è però un aspetto sul quale non ci si può voltare dall’altra parte e sul quale è giusto accendere i riflettori. Perché si può tollerare tutto, meno che le prese in giro nei confronti dei tifosi ed in particolar modo dei “clienti”. Il 7 settembre 2020 veniva presentata a Torre del Grifo l’iniziativa della “Catania Card”, con la quale la Sigi chiedeva alla tifoseria un supporto, a mo’ di ringraziamento per il salvataggio della matricola e, soprattutto, di contributo per affrontare la stagione. L'idea prestava immediatamente il fianco ad alcune critiche, in primis quella relativa all’assenza di un taglio più accessibile per i meno abbienti, che avrebbe garantito maggiori sottoscrizioni. In tal senso, circa un mese dopo, il direttore commerciale e marketing Santagati, intervenuto a Corner, riferiva che sarebbe stata lanciata una nuova iniziativa che avrebbe consentito ai tifosi di sostenere la Sigi proporzionalmente alle loro possibilità. Nella medesima sede rivelava che era al vaglio la realizzazione di uno shop online, magari in collaborazione con aziende di e-commerce del calibro di Amazon.
Tutto ciò è rimasto lettera morta. Ma si tratta del male minore. Quel che è peggio è che sull’iniziativa Catania Card è calato un assordante silenzio. Non è stato mai comunicato il numero di adesioni. Soprattutto, i benefit legati all’acquisto delle varie card sono stati inviati soltanto ad alcuni sottoscrittori, mentre altri stanno ancora aspettando. Passi per alcuni aspetti (ad esempio la mancata realizzazione del volume in cui avrebbe dovuto essere raccontata la storia del salvataggio del Catania), ma il fatto che i vari gadget non siano stati interamente distribuiti e non ci sia stata più alcuna comunicazione al riguardo è un’inaccettabile violazione dei più elementari diritti dei consumatori. Che anche da un punto di vista di immagine una società di calcio non può permettersi.

Rimediare è un obbligo morale
Si criticano gli attaccanti se sbagliano i gol, i portieri se fanno le papere, gli allenatori se sbagliano la formazione, i direttori sportivi se toppano un acquisto. E’ evidente che in questo caso l’area marketing debba prendersi le proprie responsabilità e con essa i vertici societari. Basterebbe poco per rimediare: basterebbe completare l’invio dei benefit, scusarsi pubblicamente coi sottoscrittori delle card e magari fornire delle spiegazioni sul disservizio. Magari la società in questo momento ha ben altre priorità. Ma il modus operandi si nota anche da queste piccole cose ed è arrivato il momento di cambiarlo in meglio. I risultati sportivi, in assenza di grossi capitali, non si possono pretendere. La trasparenza e la correttezza, invece, sono un pre-requisito per gestire una società a rilevanza pubblica come il Calcio Catania. Da questo punto di vista, non si può prescindere da un radicale cambio di rotta.

Il nostro prospetto sui benefit della Catania Card