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Opinioni

Prova di continuità fallita

Max Licari sul pari interno al cospetto del Barletta. Catania “toscaniano” che non punge. Prova di continuità fallita.

Un Catania semplicemente “toscaniano”

Se a Picerno questa reinterpretazione “ibrida” del modulo a tre era parsa coraggiosa e lontana dal 3-4-2-1  difensivo della scorsa stagione, al “Massimino”, al cospetto del coriaceo Barletta, tale “rivisitazione” è apparsa scarsamente offensiva e troppo vicina alla versione originale senza minimamente essere l’originale. Diciamolo subito, il Catania non ci è piaciuto e non ha confermato le belle premesse sciorinate in terra lucana.

Prova di continuità fallita in pieno. Lenta, preoccupata di non imbarcare ripartenze, involuta, poco produttiva in zona rete, questa la squadra imposta da Longo ai 15.000 presenti all’impianto del quartiere Cibali. Soprattutto, è rimasto in Basilicata il tanto micidiale pressing alto che aveva tagliato a fette il team di De Luca, a “sfavore” di un impacciato “blocco basso” alieno dalle ipotetiche istanze filosofiche del trainer campano. Insomma, una brutta copia del Catania di Toscano, con otto undicesimi di quella formazione in campo dal primo minuto. La domanda, quindi, non può non sorgere spontanea: se, per motivi di forza maggiore, è opportuno giocare come prima, perché non mantenere il condottiero originale? La realtà è che fisicamente questi ragazzi hanno dimostrato di non reggere le due partite in quattro giorni e il tecnico ha preferito non perdere, anche a costo di snaturare le sue convinzioni. E, giustappunto, l’unico fattore non completamente negativo emerso da questa bruttissima prestazione risulta proprio il punticino raccolto, ma nulla di più.

Non si è perso come con Inter U23e Scafatese, ma si sono fatti non uno, anche due o tre passi indietro. Se si chiedeva continuità, la risposta è che il Catania non può al momento garantirla. Troppi giocatori fuori condizione, troppo ritardo rispetto all’assimilazione degli schemi longhiani, peraltro tutt’altro che puri e coerenti, “inquinati” dalla legittima e comprensibile urgenza del risultato. I numeri rimangono lì, impietosi: sette punti in sei gare (di cui quattro interne), media di 1.16, da risicata salvezza.

Otto gol subiti, dieci realizzati, solo +2 in differenza reti. Un inizio di torneo assai deludente e lontanissimo dalle stimmate di “favorito” ricevute alla vigilia. Il lavoro da svolgere, così, si preannuncia ancora corposo e lungo. Di conseguenza, bando alle ciance e si indossi l’elmetto del sano realismo: per poter in qualche modo far sì che i tanti giocatori “di nome” giunti in extremis riescano a trovare condizione e amalgama, se ne parlerà almeno a ottobre inoltrato. Quanti punti di distacco dalle prime posizioni costerà? Per adesso sono otto, tantissimi. Non solo, la “maledizione” infortuni appare lungi dall’essere esorcizzata: si viaggia al ritmo di uno-due forfait a partita. Ai vari Aloi, Di Marco, Pagliai, Torrasi, si aggiungono oggi Russo (stiramento ai flessori non banale) e Cicerelli (forse sostituzione precauzionale, ma da valutare). Elementi importantissimi, considerata la condizione di Insigne, Liguori, Coda, Caturano, etc. Non benissimo…

Il Barletta merita il punto

La matricola pugliese allenata da mister Paci, già capace di battere il Bari e imporre il pari alla Salernitana, al “Massimino” ha fatto una gran bella figura, dimostrando di essere più squadra dell’attuale Catania e mettendo in vetrina ottimi elementi come Laringe, Partipilo e Da Silva. Molto più tonici i biancorossi, supportati da almeno trecento tifosi provenienti dalla Puglia, rispetto a una compagine etnea sulla carta imbottita di pedine offensive (Bruzzaniti e Lunetta esterni di centrocampo, più tre attaccanti), ma arrancante e scarsamente qualitativa in fase di rifinitura.

Male il Catania sulle corsie laterali, mentre i soli Quaini e Vallocchia tentavano di tener su una baracca traballante, tanto che le migliori occasioni della prima frazione capitavano sui piedi di Partipilo e Da Silva, stoppati da un paio di miracoli di Dini. Nella ripresa, l’ingresso repentino di Insigne per l’acciaccato Cicerelli non cambiava le carte in tavola, lasciando i rossazzurri a ruminare scadente calcio in mediana, senza mai trovare l’affondo giusto. L’infortunio di Russo andava a complicare il quadro, costringendo Longo a inserire prematuramente un Coda lontanissimo da una condizione accettabile. Anche l’esordio di Caligara (a rilevare a sorpresa l’unico giocatore “tonico”, Cavuoti), l’impiego di un Donnarumma svagato e il ritorno in campo di Liguori (per il deludente Bruzzaniti) non apportavano evidenti miglioramenti, sebbene il calo atletico dei biancorossi, non bilanciato dalla qualità dei sostituti a disposizione di Paci, consentiva al Catania di racimolare un paio di grandi occasioni nel finale, prima con un diagonale di poco a lato di Insigne e poi con una botta da due passi di Coda miracolosamente deviata dall’ex Matosevic. Troppo poco per giustificare un eventuale successo.

E meno male che al 90’ la parabola aerea inventata da Da Silva, a scavalcare un sorpreso Dini, spentasi alle spalle dello stesso, non si tramutava nel gol della beffa a causa di un precedente fuorigioco, altrimenti il dramma della terza sconfitta interna in quattro match si sarebbe materializzato con paradossale puntualità. Giusto il deludentissimo pari, così come il disappunto e la frustrazione del pubblico di fede rossazzurra. Per adesso, non ci siamo, il progetto di costruzione appare perlomeno embrionale. Le responsabilità di un mercato ritardato si mostrano evidenti e inequivocabili. Di contro, se proprio si volesse trovare un appiglio di positività, si potrebbe guardare alle potenzialità mostrate da Caligara e alla prima apparizione in panchina di Cabianca, con la disponibilità di entrambi e con una ulteriore piena settimana di lavoro, si potrebbe sperare che domenica prossima a Caserta Longo possa schierare un 4-3-3 più vicino al suo universo calcistico. Ma si tratta per ora solo di suggestioni non suffragate da fatti. Forse, è necessario solo borrellianamente “resistere”, ma trattasi di puro e speranzoso auspicio da innamorati fradici di rossazzurro più che di previsione basata sulla realtà oggettiva dei dati a disposizione…

Let’s go, Liotru, let’s go!!!

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