Penalizzati, ma non solo sfortuna...

Manneh, prestazione entusiasmante

Manneh, prestazione entusiasmante  Foto: CalcioCatania.com

Max Licari sulla beffa di Bisceglie. Direzione no, prestazione ok per 75', ma troppi errori di mira e scelte in corsa discutibili.

Arbitro inadeguato, errori di mira, scelte discutibili
Rigore inesistente al Bisceglie (poi fallito da D’Ursi), rigore solare negato al Catania (braccio chiaramente largo del difensore pugliese su tiro a botta sicura di Ripa al 45'), raddoppio regolare annullato ai rossazzurri (non sembra proprio che al 69' Barisic, bravo a colpire il palo con una perfetta zuccata su punizione di Lodi, poi ribadita in rete dallo stesso Ripa, fosse in fuorigioco), misteriosa punizione concessa al 91’ ai padroni di casa (il giocatore del Bisceglie chiaramente si tuffa sull’intervento di Rizzo) da cui scaturisce il pareggio di testa in mischia Delvino, possibile penalty negato al 94’ a Curiale (molto più evidente di quello concesso al Bisceglie, del resto totalmente inventato). A Catania verrà ricordato a lungo il signor Valiante, certamente fra i direttori di gara peggiori mai “incocciati” dal sodalizio rossazzurro nella sua intera storia, dal 1946 a oggi. Rimarrà impresso nella memoria soprattutto perché, con tutta probabilità, la sua scellerata conduzione del match di Bisceglie quasi pone una pietra tombale sulle possibilità di rincorsa al primo posto degli etnei e consegna al Lecce il match ball decisivo: se giovedì pomeriggio i giallorossi di Liverani batteranno al “Via del Mare” l’Andria, faranno un passo decisivo verso la promozione diretta in Serie B. Sarà, dunque, festa nel capoluogo salentino, dopo sei lunghi anni d’attesa, una festa sostanziata da un campionato certamente condotto meritatamente a medie altissime, la cui “ratifica” tuttavia giungerà da due arbitri: Amabile di Vincenza (designato per Cosenza-Lecce e contestatissimo dai silani) e il già menzionato Valiante di Salerno. Dispiace dirlo, ma nei momenti cruciali, i campionati, in queste infime categorie, vengono decisi anche da situazioni similari. Oltre che dalla buona o cattiva sorte: Saraniti al “San Vito-Marulla” si vede recapitare una palla in probabile fuorigioco e segna, Lodi e Barisic prendono due pali clamorosi, trovando nell’occasione dello sloveno anche l’errore “al contrario” del collaboratore di linea. Diciamo che al Lecce, sfortunato negli ultimi due tornei di terza serie, quest’anno sta andando tutto bene e chiudiamola lì. Però, c’è un però. Ricondurre il probabile (la matematica ancora non lo acclara, questo è evidente) mancato raggiungimento della promozione diretta a fattori squisitamente arbitrali sarebbe non solo riduttivo, forse addirittura letale per le comunque robuste chance dei rossazzurri di mister Lucarelli nei futuri possibili playoff. Quando una squadra fallisce sistematicamente tutte le occasioni per avvicinarsi alla diretta concorrente, non può essere solo colpa dell’arbitro di turno. E il Catania le occasioni di aggancio le ha avute, anche parecchie, non riuscendo mai a sfruttarle a dovere, purtroppo. Anche volendo rimanere alla pura analisi della partita del “Gustavo Ventura”, non sono da ascrivere al direttore di gara i ripetuti errori di mira di Ripa, generosissimo così come troppo impreciso sotto porta (pur avendo ricevuto almeno tre comode palle da spedire alle spalle di Crispino). Una squadra che vuole vincere il campionato non può permetterselo, proprio per questo sarebbe stato meglio sfruttare, al di là del turnover, dall’inizio il buon rapporto con il gol di Curiale, proveniente da una cruciale doppietta nella gara interna vinta contro la Reggina. E non sono da addebitare al signor Valiante nemmeno le scelte tattiche dell’ultimo quarto d’ora, quando Lucarelli ha inserito due difensori puri (Bogdan e Marchese) e un mediano (Rizzo), togliendo sì un centrocampista (Bucolo), ma anche uno dei migliori in campo in fase di spinta (Porcino) e l’attaccante che aveva sbloccato la partita (Barisic), il qual fra l’altro era l’unico a poter mettere in difficoltà i difensori di casa sulle palle alte. Scelte che hanno inciso pure sul modulo: si è passati dal 4-3-3, che per 75’ aveva letteralmente dominato il Bisceglie, a un 5-3-2 (con i due “quinti” rappresentati da due difensori puri come Blondett e Marchese e il migliore in campo, Manneh, spostato a fare la seconda punta) molto schiacciato sulla propria metà campo. Una nuova situazione tattica che ha concesso inopinatamente agli uomini di Mancini di trovare campo e mettere pressione al Catania, smantellando completamente la corsia mancina Porcino-Manneh, fin lì assolutamente devastante per i non eccelsi difensori nerazzurri. E, si sa, in queste categorie l’errore può giungere in qualsiasi momento, se ti porti l’acqua a casa. Il Catania, immotivatamente, l’acqua a casa se l’è portata ed è stato punito. Sì, è vero, con una punizione che non c’era, con enorme sfortuna perché l’undici etneo avrebbe meritato di vincere almeno con tre reti di scarto, ma al termine di un percorso che poteva benissimo essere evitato, giacché anche l’ingresso a 5’ dal termine di “pezzi da 90” come Russotto e Curiale non ha mutato tatticamente il quadro della partita. In special modo, il ritorno alla difesa a tre (in realtà a cinque), quando il 4-3-3 stava gestendo ottimamente il match, è parso un autentico azzardo. Il risultato, l’unica cosa che conti, lo ha poi certificato. Adesso, ci sarà da pedalare per cercare di contendere al Trapani, vittorioso a fatica con l’Akragas, almeno il fondamentale secondo posto. Attualmente, i granata, pur attestati a quota 57 come il Catania, sono avanti in virtù dello scontro diretto favorevole.

Manneh-Porcino, prestazioni da urlo
Che Lucarelli avesse intenzione di fare un robusto turnover era nell’aria e, sinceramente, non si può dire che avesse torto. Tre gare in una settimana sono tante ed è giusto “razionare” le forze. Magari, all’interno di scelte logiche (al di là dell’impiego di Blondett come esterno destro basso, scontato in quanto evidentemente pare la bocciatura di Esposito) come Porcino, Bucolo o Barisic, non avremmo azzardato Ripa, non certo protagonista di una stagione al fulmicotone, per il “caldo” Curiale, ma tutto sommato poteva starci nell’ottica di voler dimostrare fiducia alla punta battipagliese. Tale fiducia, ahinoi, non è stata ripagata, visti gli errori (almeno tre) sotto porta dell’attaccante, tuttavia il Catania per tre quarti della gara ha concesso poco ai padroni di casa (oltre al barzellettesco rigore concesso da Valiante al 30’ per un assai supposto intervento di un difensore catanese su “Kim Rossi Stuart” Jovanovic e fallito da D’Ursi, solo un colpo di testa pericoloso dello stesso numero 7 locale, un giocatore davvero interessante), confezionando occasioni a ripetizione, grazie a un Biagianti in ottimo spolvero e a una corsia di sinistra, costituita dai due ragazzi terribili Porcino e Manneh, francamente inarrestabile per corsa e tecnica. Entusiasmante la prestazione dell’ex reggino, autore del perfetto cross per il gol di Barisic al 56’ e di due assist non sfruttati per Ripa, travolgente quella di Manneh, addirittura a tutto campo, grazie a doti fisiche e atletiche fuori dal comune (mai visto, negli ultimi anni, un giocatore in maglia rossazzurra che corra così tanto), anche lui autore di un assist al bacio per Ripa, che l’attaccante non riesce a concretizzare a tu per tu con Crispino in uscita (bastava toccare la palla un po’ e sarebbe stato rigore sicuro). Poi, i cambi tecnico-tattici di cui abbiamo ampiamente disquisito, ridisegnano un finale di partita diverso. E non positivo. Per esempio, non avremmo mai toccato la corsia mancina, magari sostituendo ruolo per ruolo un centrocampista o un attaccante (Curiale qualche minuto prima?). Ma non siamo, per fortuna, allenatori. Peccato, però, per l’ennesima occasione sprecata. Questa volta brucia tanto. Tantissimo. Come testimoniato dal silenzio stampa postpartita della squadra e del tecnico e dalle dure parole nei confronti dell’arbitraggio pronunciate dall’A.D. Lo Monaco alle televisioni locali. Comprensibili e sacrosante. Forse, è giunto il momento di farsi sentire seriamente e in modo forte da chi di dovere. In ipotetici playoff, una direzione come quella di Bisceglie produrrebbe effetti sconquassanti.

Battere la Paganese e… “comu finisci si cunta”
Unica cosa da fare, abbassare la testa e continuare a lavorare ancor più duramente. La partita di domenica al “Massimino” contro la Paganese, sconfitta in casa dal Siracusa, giunge a fagiolo per testare le capacità di reazione dei ragazzi, già comunque risultate buone dopo le grandi polemiche susseguenti al pareggio di Lentini!!! Il Trapani giocherà a Rende e, come si dice dalle parti di Merano, “comu finisci si cunta”… Let’s go, Liotru, let’s go!!!