Palermitani in rossazzurro: da Troja a Corona, da Calaiò a Di Piazza

Giorgio Corona, palermitano della Zisa, con la maglia del Catania

Giorgio Corona, palermitano della Zisa, con la maglia del Catania  Foto: CalcioCatania.com

Quanti e quali sono i palermitani che hanno indossato la maglia del Catania? Ecco un'ampia panoramica...

Una lunga lista...
“Ciao Turello, ma comu finiu che palemmitani in rossazzurro?”. Inizia così, senza tanti giri di parole, una piacevole conversazione davanti a due cioccolate calde con Alessandro Russo, medico ortopedico di professione e brillante scrittore nel tempo libero. Proprio così, diretto e dritto verso il bersaglio, come nel suo modo di essere.

“Ciao Alé, ragione hai – provo a ‘giustificarmi’ – ma nelle ultime settimane ho avuto molti impegni che mi hanno portato a trascurare un po’ troppo la mia penna…”. Effettivamente, questo articolo alberga nella mia mente da quasi due mesi, esattamente dal 18 gennaio, giorno in cui è arrivato l’annuncio ufficiale di Matteo Di Piazza come nuovo giocatore del Catania.

Matteo Di Piazza, palermitano di Partinico, già tre reti in maglia rossazzurra 



“Turello – riattacca Alessandro – di reti il centravanti originario di Partinico ne ha fatte già tre. In meno di due mesi ha già superato Tanino Troja, arrivato in rossazzurro nel 1976…”. Esperienza tutt’altro che entusiasmante, quella del possente centravanti palermitano, conclusa con appena una rete in dodici presenze e un’amarissima retrocessione in Serie C. Ma Troja, 178 presenze e 43 reti in rosanero, non fu l’unico palermitano ad indossare la maglia del Catania negli anni settanta. Anni prima, nel biennio ’73-’75, toccò al mediano Antonio Fatta, pilastro del Catania di Rubino che conquistò la promozione in B, mentre nel 1978-79 – così come suggeritomi da Enrico Salvaggio – trova posto Giovan Battista Rappa, originario di Borgetto, paesino limitrofo a quella Partinico che, oltre a Di Piazza, ha dato i natali anche a Cristian Caccetta, al Catania nella prima parte della scorsa stagione.

Di Piazza è il filo conduttore. Quella linguaccia esibita a Catanzaro ne rievoca un’altra, in ben altro palcoscenico. Giorgio Corona, tredici anni prima, festeggiò allo stesso modo dopo il missile terra-aria sganciato verso la porta del cagliaritano Chimenti, proprio nella gara che segnò il ritorno in A del Catania dopo 23 anni. Dalla Zisa a Pallavicino il passo è brevissimo. Nell’estate 2007 alla corte rossazzurra arriva Giacomo Tedesco, fratello di quel Giovanni che pianse lacrime amarissime il primo marzo 2009.

Giacomo Tedesco in azione contro la Sampdoria in A 



“I Tedesco sono tre fratelli – sottolinea Alessandro – il più grande si chiama Salvatore, anzi, da quelle parti si dice ‘Totuccio’. Noi ne abbiamo avuto uno solo, ma in compenso abbiamo avuto due Tarantino, ricordi?”

“Certo Alé – non posso farmi trovare impreparato – ricordo il Massimo sul finire degli anni ottanta, difensore che giocò anche con le maglie di Bologna ed Inter, e il buon Pietro perno del centrocampo del Catania di Pierino Cucchi!”.

“Vedo che sei preparato con la geografia – rilancia Alessandro – oltre a tedeschi e tarantini, da Palermo, abbiamo avuto anche napoletani e romani…”.

Alessandro la sa lunga, ma io ho studiato bene da almanacchi e dal libro sacro della nostra storia, quel “Tutto il Catania minuto per minuto” che porta anche la sua firma: “Sono sicuro che stai parlando del difensore Tommaso Napoli e del centrocampista Pippetto Romano, giusto?”.

“E se ti dico Lercara Friddi – incalza Alessandro, dopo aver annuito alla mia risposta – cosa mi rispondi?”.

Colpito ed affondato, provo ad aggrapparmi in tutti i modi ma non trovo manco il riflesso di uno specchio. “Salvuccio, questa me l’ha rifilata Filippo Solarino tempo fa, si tratta di Nicolò Nicolosi, bomber del Catania di tutti tempi. Per te il ’29 si ferma alla ‘crisi di Wall Strett’, vedo…”. E giù una risata grassa, anzi due, fra amici sfottersi diventa un piacere.
Provo a rifarmi, anche se è difficile considerato il mio interlocutore, così mi gioco la carta Giuseppe Sampino, pilastro del Catania che trionfò a Gangi nel 1995 insieme agli altri palermitani Santo Ardizzone e mister Angelo Busetta.

“Sampinooo? – esclama sorpreso Alessandro – quindi mi stai dicendo che abbiamo rischiato di avere un palermitano come sindaco di Catania?”

“Alé, pensa che ne abbiamo avuto uno atletista con dichiarata fede nerazzurra…”. Altra risata grassa, ancor più contagiosa della prima.

Antonio Mazzotta, al Catania dal gennaio al giugno 2015 



Gli anni novanta sono ricchi di palermitani in rossazzurro. Oltre ai già citati figurano anche il difensore Ignazio Di Stefano (25 presenze nell’annata 1992-93), i centrocampisti Giuseppe Marino (18 gettoni nella C2 edizione 1996-97, una delle quali nella semifinale di Avellino con la Turris) e Lorenzo Intrieri (sette reti fra il 1995 e il 1998) e il tecnico Pino Caramanno, originario di Piana degli Albanesi, alla guida dell’Elefante nel 1991-92.
“Vedo che ne abbiamo presi parecchi di palermitani, noi Massimino. L’ultimo della serie fu tale Rosario Bennardo, difensore prelevato dal Brescia nel 1999-2000”.

Siamo agli sgoccioli, in tutti i sensi. Delle cioccolate calde rimangono soltanto piccoli residui nelle due tazze poggiate sul tavolo del bar, mentre dei palermitani in rossazzurro un insolito quartetto da terzo millennio: il fosforoso centrocampista Tonino Cardinale, transitato a Catania nel 2005; il difensore Antonio Mazzotta, 19 presenze nei primi sei mesi del 2015; l’arciere Emanuele Calaiò, 18 reti in 35 gare nella Serie B 2014-15 e il giovanissimo Giacomo Graziano, attaccante classe 1999 – suggeritomi da Vincenzo La Corte e Daniele Sicilia, espertissimi del settore – autore di qualche minuto nella gara fra Catania e Monopoli (4-1 per gli etnei di mister Rigoli) di qualche annetto fa.

“Turello, con i palermitani in rossazzurro direi che abbiamo concluso, mentre coi catanesi in rosanero come siamo messi?

“Carmelo Di Bella, Giuseppe Mascara e…alla prossima cioccolata, offro io!”

Mentre ci incamminiamo verso la cassa siamo fermati da una voce amica. Si tratta di Nuccio Giuffrida, altro appassionato di storia del Calcio Catania, che incrementa ulteriormente le nostre conoscenze in materia di palermitani rossazzurri: “Scusate ragazzi, volevo solo aggiungere ai giocatori palermitani che hanno vestito la maglia del Catania altri 3 calciatori: Emilio Greco attaccante originario di Termini Imerese, autore di 17 presenze e 3 gol nel 1946/47; Angelo Conticelli, 21 partite nel 1991/92, unico portiere palermitano ad aver difeso la porta etnea, e il difensore Marcello Pizzimenti, 13 presenze nel campionato 1996/97”.

Grazie Nuccio, sempre vigile e preziosissimo.

Emanuele Calaiò, 18 reti in rossazzurro nel 2014-15 





Ai fini della ricerca storica è stato fondamentale l'utilizzo del volume "Tutto il Catania minuto per minuto", libro "sacro" della storia rossazzurra.