Alla vigilia della sfida contro il Crotone, Francesco Longo mette al centro identità, competitività interna e responsabilità. Ma la conferenza pre-gara diventa anche l’occasione per un intervento molto netto sul clima che circonda il Catania e, in particolare, sul modo in cui vengono raccontate alcune vicende della squadra.
Il punto di partenza resta il campo. Longo ribadisce che eventuali variazioni nella disposizione tattica non modificano i principi costruiti dall’inizio della stagione.
«I nostri principi sono inalterati dall’inizio, a prescindere dalla sistemazione in campo. Andremo avanti con la nostra identità, portando avanti l’obiettivo di dominare l’avversario, continuare ad avere il possesso palla e renderlo pericoloso per gli avversari».
Il prossimo ostacolo sarà un Crotone che il tecnico conosce bene anche sul piano individuale.
«Del Crotone conosco molto bene cinque degli undici effettivi. Ha un 4-3-3 dinamico, calciatori di livello e anche giocatori di grande caratura tecnica. La squadra andrà affrontata mettendo in campo tutte le nostre migliori caratteristiche».
Più aperto del solito, invece, il quadro relativo alle scelte. Alla domanda sulla possibile conferma di Lunetta, Longo non offre indicazioni definitive.
«Abbiamo ancora un giorno di rifinitura. Quest’oggi, per la prima volta, mi porto qualche dubbio in più del solito, perché più andiamo avanti più i giocatori arrivati più tardi cominciano ad avere una condizione fisica ottimale. La rifinitura mi servirà a fare ulteriori valutazioni. Domani farò le mie scelte».
Il principio, però, è chiaro: nessuna gerarchia può essere considerata immutabile.
«Non basta fare una buona settimana. Tutti sanno di far parte di un gruppo importante. Pensare che ci sia un undici base che non venga mai sostituito è impensabile per la mia squadra».
Da qui anche il passaggio su Cavuoti. Per Longo, il richiamo pubblico fa parte di un percorso di crescita, soprattutto in un ambiente esigente come quello etneo.
«Sono sicuro che i giocatori ascoltino la conferenza stampa ed è giusto far capire perché ci sono state delle sostituzioni. Cavuoti è relativamente giovane. La tirata d’orecchi deve farlo crescere, perché Catania non è una piazza come le altre. Non puoi fare bene una volta, devi farlo 38 volte in un campionato. Devi rasentare la perfezione, essere ossessionato dal dare il massimo. Altrimenti arriveranno altre tirate d’orecchi».
La parte più forte della conferenza, tuttavia, riguarda il racconto esterno della squadra. Longo torna sulla vittoria di Caserta e respinge la definizione di “vittoria sporca”.
«Non mi piace che si parli di vittorie sporche. Queste dichiarazioni avvelenano la piazza, a discapito di un popolo che ha bisogno di esultare. A Caserta bisognava parlare di un Catania sontuoso da tutti i punti di vista. Dini ha fatto due parate, il portiere della Casertana ne ha fatte sei. Questo mi fa pensare che Pippo Sapienza faccia bene a non farmi parlare».
Il tecnico alza ulteriormente i toni quando il discorso si sposta su Massimo Coda.
«Coda sta crescendo, ha una buona base di preparazione. Ieri mi hanno girato un articolo, non ricordo di chi, in cui si parlava di Massimo Coda come di un giocatore con tre o quattro difficoltà a livello fisico. Quando parlo di veleno parlo proprio di questi episodi».
Longo smentisce quindi l’esistenza delle problematiche fisiche riportate.
«Si parlava di quattro situazioni, pubalgia compresa, che non esistono. Non è stato scelto solo per un ragionamento tattico. Sta dando il massimo per come si allena. Dire bugie e baggianate significa avvelenare una piazza che non lo merita».
La chiusura è un invito alla responsabilità condivisa, senza attenuare il messaggio:
«Gradirei che l’onestà fosse da parte di tutti per concorrere a vincere. Altrimenti si è più gratificati quando si parla del male e non del bene».
Per Longo, dunque, la vigilia di Crotone non riguarda soltanto modulo e formazione. Riguarda soprattutto il livello di esigenza che vuole trasferire al gruppo e il contesto nel quale quella crescita deve avvenire: una squadra chiamata a mantenere principi riconoscibili, una concorrenza interna destinata ad aumentare e una piazza che, nelle parole del tecnico, deve poter vivere la propria passione senza essere alimentata da ricostruzioni che considera prive di fondamento.
