Il boomerang Tacopina

Joe Tacopina durante l'esperienza al Venezia

Joe Tacopina durante l'esperienza al Venezia   Foto: Flickr.com

Riflessioni sull'accoglienza riservata dalla città al businessman e sui potenziali rischi che corre il Catania a lungo termine.

Partiamo da un presupposto. In questo momento, l’avvento di Joe Tacopina nell’universo Calcio Catania 1946 è più che necessario. Ciò, almeno, stando alle dichiarazioni rilasciate ed ai fatti posti in essere dalla scorsa estate fino ad oggi dai principali esponenti della S.I.G.I.. Questi ultimi, quando hanno rilevato il Catania, hanno ereditato un paziente in fin di vita e con un miracolo ne hanno scongiurato la morte. Ma non hanno potuto impedire che il paziente rimanesse in “prognosi riservata”. Perché la massa debitoria era ingente e di ostacoli nell’ordinaria gestione della società ne sono spuntati come funghi uno dietro l’altro, tra una settimana e l’altra. Questo ha indotto più volte Gaetano Nicolosi, azionista di maggioranza della S.p.A., ad usare molta cautela nelle interviste, affermando che la S.I.G.I. stava tentando di abbattere i debiti del club, senza mai mettere la mano sul fuoco sul positivo esito di tale proposito. Conseguentemente, un vero e proprio rilancio delle ambizioni sportive della squadra, in assenza di nuovi investitori, sarebbe rimasto un’incognita. E la poca trasparenza nelle quote di partecipazione e nelle cariche societarie – tali da indurre in errore, addirittura, anche il Giudice sportivo – non ha aiutato l’attuale governance del Catania a guadagnarsi la totale fiducia della città e della tifoseria.

Dopo una lunga agonia, tutti pazzi per Tacopina
Cosicché la piazza, condizionata da un avvio di campionato che, pur positivo viste le premesse, allo stesso tempo evidenziava la grande probabilità di non poter competere per il salto di categoria, con la prospettiva di dover affrontare tra un anno la settima stagione consecutiva in terza serie (sarebbe un record), si è letteralmente aggrappata alle sempre più insistenti voci che circolavano sul forte interesse nei confronti del Catania del business man Joe Tacopina e del suo entourage. Un’idolatria collettiva inevitabilmente indotta, da un lato, dai risultati colti dall’italo-americano nelle sue precedenti esperienze alla guida di società calcistiche italiane, dall’altro, dai troppi anni di agonia che i tifosi etnei hanno dovuto inghiottire dal 2013 in avanti. Così, persino la recentissima infatuazione dello stesso personaggio verso Palermo e la squadra rosanero è passata in sordina, anzi viene elevata da alcuni sostenitori rossazzurri a motivo di sfottò nei confronti dei “cugini” perché, secondo loro, sarebbe la prova di una maggiore capacità attrattiva della città dell’Elefante, quindi un motivo di “superiorità” da rivendicare negli infiniti duelli da tastiera sui social.

Il trionfalismo fa breccia
Concentrandoci su aspetti più seri e rimarcando la necessità, per il bene e per il futuro del Catania, che l’affare vada in porto, è allo stesso tempo opportuno valutare sin d’ora i possibili sviluppi dell’avvento di Tacopina alle falde dell’Etna, nonché i possibili scenari legati al raggiungimento o meno degli obiettivi prefissati. L’avvocato non è un amante della cautela ed è uscito già allo scoperto con proclami altisonanti: decine di milioni di euro da investire, con il proposito di riportare il Catania in A e, a quel punto, di provare a portarlo pure dove non è mai stato (in Europa). Traguardi fissati, evidentemente, in virtù dell’idea di fondo che accompagna l’investimento ponderato dal suo gruppo di lavoro, legato ad affari che trascendono il terreno di gioco (che funge da tramite al perseguimento degli stessi) e che trovano in Torre del Grifo la struttura strategica dove perseguire tali interessi. Certo, un po’ più di prudenza non avrebbe guastato, fa specie che si parli di A e di Europa quando il Catania è ancora in Serie C, lo è da tanti anni, e già una promozione in cadetteria risolverebbe molti problemi. Fa specie anche che l’ultimo a parlare di Europa a Catania fu Pablo Cosentino, ma tant’è: questo è il personaggio Tacopina ed è il caso di cominciare ad abituarsi a questo tipo di approccio, che peraltro trova terreno fertile in una città che, da sempre, si mostra propensa ad accogliere con tutti gli onori e lustrini i “conquistatori” che spiccano coi loro atteggiamenti trionfalistici (il benvenuto riservato a Luciano Gaucci, che guarda caso parlava di Champions League, costituisce uno degli infiniti esempi al riguardo).

Cosa succede se non si va in B a stretto giro di posta?
A questo punto, la domanda che tutta Catania dovrebbe porsi – e porre a Tacopina – è: cosa succederebbe nel caso in cui gli etnei non riuscissero, nel giro di un paio d’anni, a conquistare la B? Ipotesi malaugurata, ma che non si può escludere: basti pensare al Bari di De Laurentiis per rendersi conto che i soldi, da soli, non bastano e che casi come quello del Parma rappresentano l’eccezione che conferma la regola. Ovvero che la Serie C è una palude dalla quale è complicatissimo uscire e non esistono “fallimenti salvifici” in tal senso. Gli investimenti programmati dalla compagine rappresentata dall’ex presidente del Venezia hanno senso solo se legati ad immediati risultati sul campo. Se questi non dovessero arrivare, quale sarebbe a quel punto il piano B? Tacopina & company porterebbero avanti il loro progetto? O, come hanno fatto già altrove, leverebbero le tende? In quest’ultimo caso, è lapalissiano che tornerebbero immediatamente certi spettri. E’ meglio saperlo sin d’ora, è meglio chiarirlo, in modo tale che i tifosi smaltiscano l’ubriacatura generale e acquistino la necessaria e doverosa consapevolezza sulle future sorti del club. In questo momento, il cambio di proprietà rappresenta la medicina necessaria per prolungare quel processo che ha portato il “paziente” Catania, lo scorso luglio, a superare il pericolo di morte. Questa medicina, potenzialmente, potrebbe portare alla guarigione definitiva e ad uno stato di salute smagliante. Ma se altri processi esterni dovessero impedire che il “farmaco” produca i propri effetti, è opportuno essere consci del fatto che, all’improvviso, il processo di guarigione potrebbe arrestarsi e le condizioni potrebbero nuovamente precipitare. Irreversibilmente.