Catania: Cantarutti, Bergessio e Curiale, storie di ingiustizie sotto la "Sud"

12 febbraio 1984: Catania-Milan 1-1

12 febbraio 1984: Catania-Milan 1-1  Foto: CalcioCatania.com

Il recente gol regolare annullato a Curiale ha riportato a galla altri torti ancor più eclatanti. All'interno il video.

VICO C'AZZECCA SEMPRE
Il calcio, così come del resto la vita, è fatto di corsi e ricorsi storici. C’è poco da fare, il buon Giambattista Vico, filosofo napoletano vissuto a cavallo tra il milleseicento e settecento, c’azzecca sempre. È così, il calcio. Un miscuglio di episodi e situazioni che si ripetono ciclicamente per la gioia e, talvolta, anche per la disperazione dei tifosi, che va ben oltre la scaramanzia o presunti amuleti portafortuna. Eh già, perché in tal senso, la porta che sorge ai piedi della Curva Sud dello stadio “Angelo Massimino – Cibali” è quella a cui sono legati gli ultimi grandi successi del Catania: il perentorio e liberatorio colpo di testa di Roberto Manca, scagliato al minuto 92’ della gara contro il Messina del 25 aprile 1999; la gemma mancina di rara bellezza di Michele Fini nella finale di andata dei play-off contro il Taranto del 2 giugno 2002 – rete che risulterà decisiva ai fini della promozione in B –; fino al “gollonzo” all’Albinoleffe di Umberto Del Core che permise al Catania di ritornare in Serie A il 28 maggio 2008. Un, dos, tres: quella porta è da promozione, c’è poco da fare! Eppure, però, tra tanti ricordi emozionanti che fanno battere il cuore attraverso pulsazioni positive, s’intrufolano anche momenti di arrabbiature epiche (concetto a dir poco edulcorato) simili al colesterolo che si sedimenta nelle arterie e che diventa assai nocivo per l’amato muscolo involontario. La tanto amata porta sita sotto la Curva Sud, ben prima delle recenti reti ingiustamente non convalidate a Davis Curiale, è stato teatro di veri e propri furti, tutti made strisciate del nord.

La rete regolarissima di Gonzalo Bergessio alla Juve ingiustamente annullata dalla...panchina bianconera 



Il peccato originale ha una data ben precisa: 12 febbraio 1984, giorno in cui uno dei gol più belli dell’intera storia rossazzurra venne inspiegabilmente annullato per un presunto gioco pericoloso di Aldo Cantarutti, autore di una rovesciata spettacolare. Autore di questo sacrilegio il fischietto romano Vittorio Benedetti “suggerito” dalla mano alzata del capitano milanista Franco Baresi. Oltre al danno subito – la partita finì con il risultato di 1-1 – anche la beffa di una lunga squalifica rimediata del campo di Piazza Spedini, per via di un’isolata invasione in campo a pochi minuti dall’annullamento della rete. Partita che, sostanzialmente, sancì la fine della Serie A targata Angelo Massimino. Febbraio, meneghini e porta sotto la Curva Sud: ventiquattro anni più tardi gli elementi ci sono tutti per un’altra “svista arbitrale”(eufemismo) pro strisciata. Al minuto 64’ della gara tra Catania e Inter, del 10 febbraio 2008, l’argentino Esteban Cambiasso spezza lo 0-0 con un tocco a pochi metri dal portiere Ciro Polito. Posizione sospetta, quella del mediano nerazzurro, chiarificata dai replay televisivi che sentenziano il fuorigioco. Subito un torto, passo ai più evidentissimo, la platea del “Massimino” non emula quanto fatto decenni prima dall’esagitato invasore. L’arma vincente è l’ironia, con cori di scherno e applausi a scena aperta ad ogni decisione pro Inter presa dall’arbitro Farina di Novi Ligure. Al termine della gara lo 0-2 per i nerazzurri passa in secondo piano, l’attrazione diventa il compianto fischietto piemontese che dopo aver decretato la fine delle ostilità diserta il “terzo tempo” filando dritto negli spogliatoi.



Milan ? Presente! Inter? Presente? All’appello, sotto la Curva Sud, manca la strisciata più famosa: la Juventus. L’occasione ghiotta arriva il 28 ottobre 2012. E’ il minuto 25 quando Giovannino Marchese (proprio lui) scodella nell’area juventina un pallone invitante per il testone di Nicolas Spolli: l’argentino prolunga, Ciccio Lodi “corregge” la traiettoria con il pallone che s’infrange sul palo e con Gonzalo Bergessio pronto ad insaccare da due passi. Il Lavandina esulta come un matto, così come tutto il “Massimino” di fede rossazzurra. Una quarantina di secondi più tardi, però, la gioia si trasforma in rabbia: la corsa verso il centrocampo del guardalinee Maggiani è letteralmente stoppata dall’intervento di Simone Pepe, centrocampista juventino saltato fuori dalla panchina. Ne viene fuori un conciliabolo infinito che coinvolge il direttore di gara Gervasoni di Mantova e l’internazionale Rizzoli di Bologna, quel giorno nelle vesti di arbitro di porta. La sentenza ha del clamoroso: rete validissima annullata per una presunta posizione irregolare di Bergessio, fuorigioco che non c’è. La partita continua con la certezza di esser stati derubati di un meritato vantaggio. Tutto finito? Manco per sogno. Al dodicesimo del secondo tempo, rigorosamente sempre nella porta sotto la Curva Sud, la Juventus passa in vantaggio con una rete di Vidal propiziata da una posizione irregolare di Bendtner. A differenza di quanto accaduto nel primo tempo la rete viene convalidata. L’ingiustizia è compiuta.

La rete regolarissima di Davis Curiale al Matera annullata da Perotti di Legnano 



Il resto è storia recente, anzi, recentissima, con le quattro reti non convalidate a Davis Curiale: dal colpo di testa vincente al minuto 56 della gara interna con il Monopoli – unica rete segnata “sotto” la Curva Nord – passando dall’altrettanto millimetrico presunto fuorigioco contro Catanzaro ed Akragas, con il risultato fermo sullo 0-0, fino al poker di domenica sera contro il Matera, rete regolarissima annullata da Perotti di Legnano con le due squadre ancora in parità. A questi, bisogna aggiungere anche le reti annullate ad Andrea Mazzarani in quel di Siracusa e Reggio Calabria. Corsi e ricorsi storici, rabbia e veleno. Di certo, qualcosa è cambiato: il popolo rossazzurro non è più esagitato ed irruento come un tempo, ma ciò non vuol dire che sia disposto a vestire i panni della vittima sacrificale. In sintesi, per dirla alla Lucarelli: “Dagli arbitri non esigo favori, ma rispetto”. A buon intenditore…