#70CATANIA: cronistoria seconda metà anni '80

Lazio-Catania del 19 ottobre 1986

Lazio-Catania del 19 ottobre 1986  Foto: CalcioCatania.com

Dopo la retrocessione in B, si sprofonda in C1 nel 1987 e il cambio di proprietà non sortisce gli effetti sperati.

1984/85: RISCATTO INTERROTTO BRUSCAMENTE A META' STAGIONE
E' passato soltanto un anno dagli spareggi di Roma ma il disastroso anno in massima serie ha lasciato scorie pesantissime nella tifoseria che adesso chiede a gran voce il passaggio di mano. L'unico interesse concreto è manifestato da una cordata di imprenditori capitanata da Salvatore Massimino, fratello di Angelo, e sponsorizzata dall'ex commissario straordinario Marcoccio. L'accordo, però, non viene raggiunto e il Cavaliere resta in sella, mentre il fratello ripiega sul Messina, rilevando la società giallorossa. La mossa attraverso la quale si cerca di ricucire il rapporto con la piazza è l'ingaggio di Giacomo Bulgarelli, già bandiera bolognese e gloria del calcio italiano, che da qualche anno ha intrapreso la carriera da dirigente. Alle falde dell'Etna “Giacomino” ricopre il ruolo di direttore sportivo e affida la panchina ad un vecchio compagno di squadra del Bologna, Mimmo Renna, il quale allena da una decina d'anni ed ha un palmarès di tutto rispetto, nel quale spicca la promozione in A conquistata con l'Ascoli, a suon di record, nella stagione 1977/78. La coppia Renna-Bulgarelli procede ad una rivoluzione dell'organico imposta dalla retrocessione in cadetteria e dalla conseguente fine di un ciclo, simboleggiata, in particolar modo, dall'addio di Damiano Morra. Il capitano di mille battaglie, passato al Cosenza, saluta la città da primatista di presenze con la maglia del Catania (283, grazie alle quali scavalca l'ex recordman Rino Rado). Il restyling non risparmia nessun settore del campo. Il posto di Roberto Sorrentino, che resta da separato in casa in attesa di sistemazione, è assegnato al giovane Onorati, il quale però finisce col farsi scavalcare presto nelle gerarchie da Dario Marigo, ventiquattrenne guardiapali che ha dei trascorsi in B con la Lazio e che è stato prelevato dal Campania, club di terza serie. In difesa si registra un vero e proprio repulisti: Ranieri non rinnova e si accasa al Palermo, Chinellato va al Cagliari, Mastropasqua al Piacenza. Si riparte dall'unico riconfermato Mosti, al quale viene affiancato il prodotto del settore giovanile Rosario Picone, mentre le fasce vengono presidiate da Maurizio Longobardo, terzino destro proveniente dal Pisa, e Roberto Pidone, colonna della Cavese della prima metà degli anni '80. Il centrocampo, orfano di Morra, Bilardi (che va a chiudere la carriera ad Ischia) e Torrisi (che si trasferisce alla Lazio), punta sul recupero di due protagonisti della promozione, Giovanelli e Mastalli, e sul rilancio dei deludenti Pedrinho e Luvanor. Sulle fasce agiscono i nuovi acquisti Guglielmo Coppola, giunto in prestito dal Padova, e Alessandro Pellegrini, promessa ventenne che arriva dal Torino, mentre la maglia numero 10 è indossata spesso da Franco Ermini, talentuoso centrocampista ex Perugia. Anche l'attacco viene totalmente rivisto: Cantarutti resta in Serie A, trasferendosi all'Ascoli insieme all'ex compagno Sabadini. I piceni girano al Catania Carletto Borghi, cavallo di ritorno al quale è affidato il peso del reparto (con il duttile Coppola prima alternativa). Resta sul groppone Crialesi che, come Sorrentino, rimanda il proprio addio a novembre.

Dopo la consueta eliminazione dal girone di Coppa Italia, che serve solo a scontare le ultime giornate di squalifica del campo (eredità dei disordini che hanno caratterizzato la seconda metà della stagione 1983/84), ha inizio il campionato. Il 2-2 in rimonta contro il Perugia è seguito dai pareggi contro Sambenedettese, Cesena (raggiunto da una punizione di Pedrinho), Varese e dalla sconfitta di Padova: le prime giornate mettono in evidenza i limiti di una difesa che dev'essere ancora registrata e necessita di rinforzi dotati di maggiore esperienza. Così, tra fine ottobre e inizio novembre, arrivano il libero Adriano Polenta, che aveva iniziato la stagione allo Jesi e vanta dei trascorsi in B con Cavese e Pescara, e un jolly in grado di giocare sia da terzino che da centrocampista, Domenico Maggiora. Quest'ultimo proviene dal Cagliari, la stessa squadra dove si trasferisce Sorrentino, mentre Crialesi raggiunge Mastropasqua al Piacenza. Completata l'opera di rinnovamento, la squadra di Renna comincia a mettere insieme una serie di risultati positivi che la proiettano nella parte alta della classifica. Dopo aver rotto il ghiaccio battendo l'Arezzo al Cibali, i rossazzurri replicano lo stesso risultato (1-0) nelle due successive sfide casalinghe contro Monza (decide Luvanor, al primo gol in campionato) e Bologna. Due vittorie, queste, intervallate dal successo esterno maturato in quel di Empoli grazie alla premiata ditta Borghi-Coppola. A questo punto Mastalli e compagni lottano a pieno titolo per la promozione, nonostante il 1984 si concluda con quattro 0-0 consecutivi e l'anno nuovo venga inaugurato con la sconfitta di Trieste, che chiude il lungo periodo d'imbattibilità (dieci turni). Il 13 gennaio 1985 scende in Sicilia il Pisa di Romeo Anconetani, allenato da Gigi Simoni, che condivide con gli etnei la voglia di rivalsa dettata dalla fresca retrocessione dalla massima serie. Al vantaggio ospite firmato da Wim Kieft risponde Pedrinho; poi, a pochi minuti dalla fine, un autogol di Volpecina regala ai padroni di casa una vittoria di prestigio (in quanto colta contro una formazione fin qui imbattuta), che lascia in eredità il 3° posto in solitaria. Sette giorni più tardi, però, si perde a Bari contro un'altra compagine in lotta per il salto di categoria. Si rimedia immediatamente con un 3-1 con cui si regola tra le mura amiche il Cagliari dell'ex Roberto Sorrentino, chiudendo così un girone d'andata soddisfacente.

Poi...poi arriva il buio. Per divergenze sulla gestione della società, Massimino decide di interrompere il rapporto con Bulgarelli. Sia i risultati della squadra che gli umori del pubblico risentono di questa scelta che, col senno del poi, si rivelerà scellerata. Dopo tre pareggi e un umiliante 4-1 rimediato a Varese, il 10 marzo 1985 è Pedrinho, in questa stagione particolarmente ispirato sotto il profilo realizzativo, a regalare i due punti nel match disputato al Cibali contro il Padova. Mancano quattordici giornate al termine del campionato, un'eternità, e la distanza dal treno promozione non è incolmabile (quattro lunghezze). Il problema è che, da qui a fine torneo, il Catania non riuscirà più a vincere, sprofondando gradualmente nella parte bassa della classifica e venendo così invischiato nella lotta per non retrocedere. Le difficoltà di un attacco abulico sono ulteriormente aggravate dall'infortunio di Borghi: il solo Coppola non può far miracoli. Anche la difesa non se la passa bene e vive un momentaccio nella prima metà del mese di maggio, incassando sette gol in due partite (1-4 col Genoa e 3-3 col Taranto), con l'aggravante di farlo davanti ai propri tifosi. Alla vigilia dello sprint finale la classifica è cortissima e gli etnei sono attesi da tre sfide delicatissime: quelle contro Pisa e Bari (formazioni in lotta per la promozione) e lo scontro finale contro un Cagliari inguaiato che va a caccia di punti salvezza. Nel primo dei tre incontri, i rossazzurri colgono un punto d'oro rispondendo con Luvanor al 90° al vantaggio pisano, firmato da Caneo soltanto tre minuti prima. L'ultima partita casalinga, contro i galletti, porta in dote un altro pareggio, stavolta a reti bianche. Ai ragazzi di Renna basta un ulteriore punto per salvarsi, ma andarlo a conquistare in Sardegna non è impresa facile. Il 16 giugno 1985, al “Sant'Elia”, il tecnico leccese punta tutto sul catenaccio e al termine di un match parecchio sofferto riesce a portare a casa un risolutivo 0-0 che condanna i rossoblù alla Serie C1 (poi scansata grazie al ripescaggio al posto del Padova, retrocesso in estate su delibera della C.A.F. per illecito sportivo). In un'annata dai due volti, tra i migliori si segnalano due giocatori che aprono il nuovo ciclo del reparto arretrato: il portiere Marigo e il difensore Polenta, che con le loro prestazioni contribuiscono al contenimento del passivo. A centrocampo Giovanelli e Mastalli tirano la carretta senza raggiungere, però, i livelli di due anni prima. In avanti Borghi e Coppola si fermano a quota 5 reti, lasciando il “trono” di capocannoniere interno a Pedrinho, il quale con 7 marcature sigilla la sua miglior stagione all'ombra del vulcano.

1985/86: TRA UN FIGLIOL PRODIGO E L'ALTRO, INCOSTANZA E SOFFERENZA
La mancata rivincita nella stagione precedente ha aggravato il disamore della città nei confronti del presidente. Massimino non è tipo da piangersi addosso e come al solito studia le soluzioni per ripartire. Nell'estate del 1985 pone quindi le basi per un ritorno in grande stile, quello di Carmelo Di Bella, il quale non allena più da un lustro e accetterebbe di buon grado le mansioni di direttore generale. Tuttavia, nel momento in cui la società, senza previa consultazione, ingaggia come tecnico Gennaro Rambone, Don Carmelo stigmatizza tale modus operandi e rifiuta l'offerta. Per costruire la squadra da consegnare al figliol prodigo, che torna dopo le “toccate e fughe” del 1974 e 1979, ci si affida quindi al mercato “fai da te”. Le partenze di Mosti, Mastalli (direzione Foggia, Serie C1, dove si accasa anche Pidone) e Giovanelli (che passa all'Ascoli, appena tornato tra i cadetti) chiudono definitivamente la gloriosa pagina degli eroi degli spareggi di Roma. L'unico reduce di quell'organico è infatti Onorati, ai tempi riserva di Sorrentino, ora serio contendente di Marigo per il posto da portiere titolare. In difesa si riparte da Longobardo, Polenta, Picone, Maggiora e dal nuovo acquisto Marco De Simone, terzino proveniente dal Napoli. Dal club partenopeo giunge anche, in prestito, l'ala Pietro Puzone, il quale sostituisce Coppola, rientrato al Padova, ed ha il compito di supportare un attacco che continua ad aggrapparsi al solo Borghi. A quest'ultimo si prova ad affiancare il venticinquenne Roberto Mandressi, ex promessa lanciata dal Milan, da tre anni “incastrato” nei meandri della Serie C1. Le chiavi del centrocampo (che ha perso anche Ermini, trasferitosi all'Arezzo) vengono affidate all'esperto regista Piero Braglia, ex colonna del Catanzaro, reduce da una fugace esperienza alla Triestina. Il reparto è completato dal duo brasiliano, dal quale si attende ancora il salto di qualità, e dai duttili Pellegrini e Silvio Picci (ventenne esterno sinistro cresciuto nel Torino).

La formazione opposta al Catanzaro il 13 ottobre 1985 



In avvio di campionato il Catania è discontinuo: dopo la vittoria in casa col Brescia e il pareggio di Arezzo, arriva una scoppola interna (2-4) contro il Cesena. Il rendimento è analogo nelle settimane successive, nelle quali si marcia con regolarità tra le mura amiche e si accusa la solita fatica nelle gare in trasferta. Nel mercato autunnale si puntella la difesa con due rinforzi provenienti dal Genoa: gli esperti Nazzareno Canuti (uno scudetto con l'Inter nel 1980) e Claudio Onofri. Soltanto il primo verrà regolarmente impiegato da Rambone. Dopo il successo al Cibali contro la Lazio a inizio novembre, ha inizio una serie negativa che avvicina pericolosamente i rossazzurri alla zona retrocessione. Per Borghi e compagni sono tre le sconfitte consecutive (una delle quali rimediata davanti ai propri tifosi contro l'Empoli di Salvemini). Si arriva così a un derby col Palermo che profuma tristemente di confronto tra nobili decadute, a caccia di punti salvezza. Lo vincono gli etnei con un colpo di testa di Pellegrini su cross di Pedrinho dalla bandierina del calcio d'angolo. Il turno successivo, però, la ciurma perde lo scontro diretto al “Sant'Elia” di Cagliari, venendo punita da una rete del giovane Marco Branca. Per Massimino è troppo: Rambone viene esonerato e al suo posto ecco un altro ritorno, quello di Guido Mazzetti. Il perugino, nel corso delle ultime stagioni, da subentrato ha colti ottimi risultati in Serie B sia col Monza che con la Sambenedettese, ma per il noto problema del sopraggiunto limite d'età non può più ricoprire l'incarico di allenatore, così, come già accaduto tra il 1980 ed il 1982, riveste ufficialmente il ruolo di direttore tecnico. E proprio come allora, è il “guru” della Primavera Bianchetti ad assumere pro forma la veste di trainer della prima squadra. L'esordio del “nuovo” corso avviene il 15 dicembre nella sfida casalinga contro il Genoa. Il match riserva parecchie emozioni. Nel primo tempo Butti porta in vantaggio i grifoni con un eurogol dalla distanza; pareggia Borghi su rigore; Policano riporta avanti gli ospiti con una botta su punizione; subito dopo Canuti, in mischia nell'area avversaria, firma il 2-2. Nella ripresa l'espulsione di De Simone complica i piani dei padroni di casa, che però restano compatti e trovano il gol della vittoria grazie ad una sfortunata deviazione di Torrente; a proteggere il risultato ci pensa poi Marigo che si oppone al rigore calciato da Tacchi. L'impresa rinvigorisce la truppa che racimola altri tre risultati utili e prende un po' di fiato sulle inseguitrici, salvo poi chiudere il girone d'andata con una battuta d'arresto, in quel di Bologna.

La seconda parte di stagione si apre con una novità: Bianchetti torna ad occuparsi della Primavera e il nuovo sparring partner di Mazzetti è Antonio Colomban, ex storico calciatore e allenatore del Messina. L'attacco accusa un momento di flessione e segna un solo gol (decisivo per il successo con l'Arezzo, firmato da Mandressi) nell'arco di sei giornate, durante le quali si perde a Brescia e Cesena, mentre al Cibali, dopo il pari imposto ad un Ascoli lanciato verso la promozione, si cade contro la Triestina. Si torna a segnare nel corso del 25° turno al “Militare” di Catanzaro, dove tuttavia si perde 2-1 e si sprofonda al quart'ultimo posto, in piena zona retrocessione. Neanche il tempo di risollevarsi il morale con la vittoria interna sul Campobasso, ed ecco che giunge un nuovo stop, imposto dal Vicenza, in una partita segnata dal rigore che propizia sia il vantaggio dei biancorossi che l'espulsione per proteste di Onofri, a seguito della quale viene squalificato per ben otto giornate. La sconfitta rimediata due settimane dopo all'Olimpico di Roma contro la Lazio costa cara a Mazzetti, che viene esonerato insieme a Colomban. A dieci giornate dalla fine, l'obiettivo di condurre in salvo la barca viene riaffidato a Rambone. Il campano (ri)comincia bene conquistando due punti in casa contro il Monza grazie ad un'invenzione di Braglia a pochi minuti dal termine. Non si tratta di un episodio isolato perché la squadra si compatta, bada al sodo, ed è protagonista di una serie positiva, caratterizzata dai pareggi esterni a reti bianche contro Empoli e Palermo e da altre due vittorie raccolte al Cibali, dove si arrendono Sambenedettese e Cagliari (contro i sardi torna al gol Borghi, fin qui a secco nel girone di ritorno). Il filotto consente al Catania di tirarsi fuori dalla zona pericolo. La tranquillità acquisita la si paga al “Ferraris”, dove i padroni di casa in maglia rossoblù si impongono col risultato di 1-0. Poco male: per assicurarsi la salvezza bastano ormai pochi punti. Polenta e compagni li raccolgono pareggiando con Pescara, Perugia e Cremonese. Lo 0-0 contro i grigiorossi, in particolare, vale la certezza matematica del mantenimento della categoria, ad un turno dalla fine del campionato. Nella partita conclusiva, contro il Bologna, Borghi con un gol di rapina raggiunge la doppia cifra e firma un successo che vale il 12° posto nella classifica finale. Proprio l'attaccante, al netto dell'appannamento vissuto da gennaio a maggio, è uno dei pochi protagonisti positivi della stagione. Marigo non ripete le prestazioni dell'anno precedente e da febbraio in avanti passa il testimone ad Onorati. Gli alti e bassi vissuti dalla squadra si riflettono anche sul rendimento individuale di tutti i componenti dell'organico: paradigmatici al riguardo sono gli attesi, ma incostanti, Braglia e Mandressi.

1986/87: LENTA E INESORABILE AGONIA
Il declino cominciato nell'anno della Serie A, dopo aver allontanato il pubblico, adesso comincia a sortire i propri deleteri effetti nei confronti del numero 1 del club etneo. Massimino, infatti, nell'estate del 1986 parte per l'Argentina e sembra disinteressarsi della squadra, lasciandola senza un direttore sportivo che si occupi della campagna acquisti. Potrebbe essere un momento favorevole per rilevare la società, ma nessuno si fa avanti, cosicché l'impasse non si sblocca e in un clima di smantellamento alcuni giocatori fanno le valigie. Marigo, dopo aver perso la maglia da titolare, si prende un anno sabbatico; i mai pienamente convincenti Pedrinho e Luvanor tornano in Brasile, rispettivamente al Vasco da Gama e al Santos, e non si scrolleranno più di dosso l'etichetta di “bidoni” dell'italico pallone; va via anche Picci, direzione Taranto, mentre Puzone rientra al Napoli per fine prestito e assisterà da spettatore interno al primo scudetto partenopeo, targato Maradona. Rimangono invece tutti gli altri reduci della stagione precedente, compreso Rambone che mantiene il proprio posto in panchina. Grazie alla Coppa Italia, dopo più di due anni di mediocrità, una big della massima serie torna a calcare il terreno del Cibali: è l'Inter del neo arrivato Trapattoni, che schiera in campo la stella Rummenigge e si impone con un rotondo 1-4. Alla vigilia dell'inizio del campionato, col rientro di Massimino, arrivano finalmente i rinforzi. Come alternativa ad Onorati si punta su Massimo Mattolini, trentatreenne portiere con buoni trascorsi in Serie A negli anni '70, che però ha imboccato già da un po' il viale del tramonto. Suoi coetanei sono altri due arrivi: Salvatore Vullo, terzino sinistro in grado di giostrare anche in mediana, che ha disputato gran parte della propria carriera nel massimo campionato ed è reduce da un triennio ad Avellino, e Walter Novellino, centrocampista offensivo, anch'egli ormai agli sgoccioli di una carriera di successo, impreziosita dallo scudetto della stella conquistato col Milan nel 1979. “Monzón” viene prelevato dal Perugia, squadra appena retrocessa in Serie C1 dalla quale il Catania attinge a piene mani. Dall'Umbria giungono infatti anche il roccioso terzino destro Corrado Benedetti, il fluidificante di sinistra Attilio Tesser ed il dinamico centrocampista Walter Allievi. Quest'ultimo, con ventisei primavere sulle spalle, è il meno "anziano" fra i volti nuovi.

Il prologo della stagione è segnato dal “Totonero-bis”, un nuovo scandalo del calcioscommesse che investe il calcio italiano, a seguito del quale la giustizia sportiva ridisegna la classifica della Serie B 1985/86 (revocando la promozione in A del Vicenza) ed infligge punti di penalizzazione da scontare nel nuovo torneo a Triestina, Cagliari e Lazio. Vengono disposte anche delle squalifiche nei confronti dei dirigenti e calciatori coinvolti: tra questi vi è Orazio Sorbello, attaccante acese che da un paio di anni milita in cadetteria. L'ex Palermo rimedia però soltanto un mese di squalifica e finisce così nel mirino della società rossazzurra, che lo tessera e lo fa esordire il 19 ottobre contro la Lazio, alla 6a giornata. Il campionato comincia con il sorprendente colpo esterno di Bologna: decisive una prodezza di Mandressi e le parate di Mattolini. Seguono due sconfitte consecutive, alle quali si reagisce con quattro risultati utili di fila, il primo dei quali giunge nel confronto interno con il Lecce. Contro i pugliesi sale in cattedra Canuti, che realizza un gol fantascientifico partendo dalla propria metà campo; prodezza vanificata da una leggerezza di Vullo, il quale dieci minuti dopo il si fa soffiare la sfera dall'ex Mastalli, che a sua volta imbecca Tacchi per la rete del definitivo 1-1. La piccola striscia viene interrotta a Pescara, dove arriva una sconfitta. Le successive battute d'arresto di Vicenza e Parma mettono a nudo l'endemico mal di trasferta, frutto di una sterilità offensiva alla quale contribuiscono sia la pochezza tecnica della squadra che la strategia ultra conservativa di Rambone. Per quanto brutto possa sembrare, il Catania resta pur sempre una compagine che sa difendersi bene, soprattutto al Cibali, e in virtù di ciò riesce a trovare un nuovo filotto positivo tra la 12a e la 17a giornata. Nella maggior parte delle ipotesi si tratta di pareggi, grazie ai quali, comunque, Polenta e compagni si attestano a metà classifica. Il match più importante di questa fase è indubbiamente il derby col Messina, per diversi motivi. Innanzitutto perché a seguito del fallimento del Palermo, avvenuto l'estate precedente, i giallorossi divengono gli unici seri antagonisti per la conquista del primato calcistico regionale. Inoltre perché i biancoscudati sono stati riportati in auge da Salvatore Massimino: la sfida diventa così una sorta di affare di famiglia. L'attesa per la partita è testimoniata dai 20.000 spettatori accorsi allo stadio, a fronte delle poche centinaia di tifosi che avevano acquistato l'abbonamento in estate. La fiducia viene ripagata con una prestazione gagliarda e con una vittoria che soddisfa al di là del minimo scarto, garantito da una bella conclusione di Sorbello. E' una nuova gara a giocata fuori casa, a Cagliari, a riportare alla realtà della lotta per non retrocedere, imposta da una classifica cortissima: contro i rossoblù gli etnei si portano sull'1-1 grazie ad una mezza papera di Sorrentino, ma capitolano a causa di un retropassaggio sbagliato di Vullo che lancia a rete Montesano, il quale guadagna e trasforma un calcio di rigore, per poi chiudere il conto con un micidiale contropiede. Il girone d'andata termina con uno 0-0 casalingo contro il Cesena e con un +2 sulla quart'ultima posizione.

La seconda parte di stagione si apre invece nel peggior modo possibile, con una disfatta interna contro il Bologna, che vendica “l'affronto” di cinque mesi prima e torna in Emilia dopo aver rifilato quattro reti a Mattolini. Grazie ai soliti punticini racimolati nei pareggi “ramboniani” i rossazzurri riescono a mantenersi un filino sopra le pericolanti. Particolarmente rocambolesca è la partita di Lecce, dove gli ospiti non approfittano della superiorità numerica e sono addirittura costretti a rincorrere per due volte i padroni di casa, raggiungendoli infine con una prodezza di Nicola Garzieri, difensore acquistato un anno prima dalla Casertana, che comincia a trovare più spazio e nella circostanza firma il 2-2 finale. Dopo il match coi pugliesi giungono quattro 1-0 consecutivi: manco a dirlo, due a favore (in casa), due contro (in trasferta). La situazione si complica tra la 28a e la 29a giornata, quando si naufraga negli scontri diretti con Vicenza e Campobasso. I berici espugnano il Cibali, mentre i lupi si affermano con uno schiacciante 4-0 al “Nuovo Romagnoli”. Il Catania precipita in zona retrocessione e Rambone getta la spugna, dimettendosi. La mission salvezza viene affidata a Bruno Pace, quarantaquattrenne pescarese che allena con discreti risultati tra A e C1 da otto anni. Non ne consegue alcuna svolta e nei primi tre incontri della nuova gestione si coglie un solo punto, con l'aggravante di perdere davanti al proprio pubblico contro il Taranto, una delle rivali dirette. Il quint'ultimo posto è però ancora a due lunghezze di distanza e nel derby di ritorno col Messina la squadra tira fuori l'orgoglio e sfiora l'impresa, venendo raggiunta sull'1-1 soltanto a pochi minuti dalla fine. La buona prestazione incoraggia il gruppo che pareggia anche ad Arezzo e raccoglie due importantissime vittorie consecutive contro Bari e Triestina (quest'ultima al “Grezar”). Mancano due turni alla conclusione e gli etnei hanno raggiunto il blocco delle altre rivali in bilico (Lazio, Sambenedettese e Vicenza, con Campobasso e Taranto un punto sotto). Per scrollarsele di dosso bisognerebbe innanzitutto sconfiggere il Cagliari, fanalino di coda e già retrocesso, ma i ragazzi di Giagnoni vendono cara la pelle e grazie alle parate del secondo portiere Dore impongono a Borghi e compagni uno 0-0 che complica maledettamente i piani salvezza. A questo punto la classifica recita: Campobasso, Sambenedettese, Vicenza e Catania 32; Lazio e Taranto 31; Cagliari 26. All'ultima giornata si va a far visita ad un Cesena in piena bagarre per la promozione in Serie A. I due punti sono pura utopia ma un pari potrebbe bastare per raggiungere quantomeno gli spareggi. Invece, sul risultato di 1-1, il rigore siglato dal bianconero Traini a metà ripresa spezza definitivamente le gambe e le speranze dell'11 guidato da Pace. Alla luce degli altri risultati, il Catania chiude al penultimo posto e retrocede insieme al Vicenza, mentre Lazio, Campobasso e Taranto si giocano le rispettive residue chances nella coda di stagione, che condannerà alla C1 i molisani. Dopo un disastro del genere, c'è poco da salvare. Magre consolazioni sono raccolte da: Onorati, che vince il confronto con Mattolini; Polenta, che si conferma leader del reparto difensivo; Allievi, che mette in mostra un tiro niente male e gonfia la rete in 5 circostanze; Sorbello, infine, che vince la classifica marcatori interna con 6 reti, bottino magro ma degno del peggior attacco del campionato.

1987/88: MASSIMINO LASCIA, MA COI POLITICI SI VA A UN PASSO DAL DIRUPO
Dopo sette anni “vissuti pericolosamente”, il Catania si ritrova in terza serie. Al posto di comando c'è sempre il contestatissimo Massimino che per l'ennesima volta, dopo una caduta, non tarda a programmare la risalita. Il Cavaliere riparte da un nuovo tecnico, Osvaldo Jaconi, quarant'anni sulla carta d'identità e due promozioni dalla C2 alla C1 con Civitanovese e Fano nel palmarès. Tanto è il lavoro da fare per rinnovare l'organico. A semplificarlo contribuiscono Mattolini, Maggiora, Vullo e Novellino, che appendono gli scarpini al chiodo. Salutano anche Benedetti (che va al Trento in C1), Braglia (che chiude la carriera nella Rondinella in C2), mentre gli unici a trovare sistemazione in Serie B sono Allievi (Arezzo) e Sorbello (Modena). Per difendere la porta etnea viene richiamato Marigo; Onorati non ci sta a tornare in panchina e resta ai margini. In difesa, accanto a Polenta, nel frattempo divenuto capitano, si alternano alcuni confermati (Garzieri, Canuti, Longobardo, De Simone e Picone, quest'ultimo dopo essersi messo alle spalle una rottura del menisco che gli ha fatto saltare quasi tutta la stagione precedente) e il volto nuovo Roberto Carannante, proveniente dal Napoli. Dai campioni d'Italia in carica giunge anche il redivivo Puzone, ancora una volta con la formula del prestito. Il centrocampo lo si ricostruisce intorno a due uomini di fiducia di Jaconi, allenati l'anno prima a Rimini: Mirko Mattei, mediano incontrista, e Massimiliano Maddaloni, mezzala di regia. Il compito di inserirsi in avanti e innescare l'attacco è affidato a Puzone, al confermato Pellegrini e al centrocampista offensivo Giancarlo Marini, ventitreenne promessa sprofondata troppo presto in periferia, dopo aver accumulato una trentina di presenze in massima serie con la Lazio a inizio carriera. L'attacco, privo di Borghi (il quale insieme a Tesser si piazza in lista d'attesa), si poggia inizialmente su Mandressi e sul giovane ex Arezzo Pierluigi Pierozzi.

I rossazzurri escono a testa alta dal gironcino di Coppa Italia, togliendosi la soddisfazione di chiudere in vantaggio il primo tempo a San Siro contro l'Inter (prima di subire la valanga nerazzurra nella ripresa) e di battere due compagini di Serie B: il Taranto e il Brescia, quest'ultimo domato a domicilio. Non altrettanto positivo è l'impatto con la Serie C1. I ragazzi di Jaconi raccolgono solo un punto nelle prime tre giornate, poi trovano la prima vittoria superando il Licata al Cibali, infine si inceppano nuovamente perdendo per la terza volta consecutiva in trasferta (a Campobasso) e sette giorni più tardi si fanno bloccare in casa sullo 0-0 dal Foggia. Ma l'andamento lento della squadra passa in secondo piano rispetto a ciò che accade nelle stanze dei bottoni. Si fa avanti una cordata di imprenditori guidata da Angelo Attaguile, presidente dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Catania, e composta da diversi personaggi legati al mondo della politica (lo stesso capo-cordata è organico alla Democrazia Cristiana). Logorato dalle ultime annate, costellate da delusioni e polemiche, Massimino si fa da parte. Il passaggio di mano si consuma il 30 ottobre 1987. Ne consegue una riorganizzazione delle cariche societarie: ad Attaguile va la presidenza, all'imprenditore Franco Proto il ruolo di amministratore delegato ed a Giovanni Carabellò quello di direttore generale. Intanto si apre il mercato autunnale e uno scambio col Messina porta De Simone in riva allo Stretto e tre rinforzi alle pendici dell'Etna: si tratta del centrale difensivo Romolo Rossi, del terzino Andrea Cuicchi e dell'attaccante Fabrizio Del Rosso. Inoltre, vengono reintegrati sia Tesser che Borghi, che esordiranno rispettivamente il 22 novembre ed il 20 dicembre, rivelandosi innesti importanti. Due giorni dopo il cambio della guardia gli etnei battono il Cagliari in un match in cui si mette in mostra Marini con un gol di pregevole fattura: come esordio, per i dirigenti appena insediati, non c'è male. Ma bastano due pareggi nei due successivi incontri per indurre il nuovo corso ad allontanare Jaconi e sostituirlo con un tecnico di loro fiducia: Pietro Santin, un profilo opposto rispetto al precedessore, in quanto allena da oltre vent'anni e si è tolto le più grandi soddisfazioni alla guida della Cavese dei miracoli, che contese allo stesso Catania la promozione nel 1982/83. Il nuovo trainer non comincia nel migliore dei modi: dopo il pari a reti bianche di Teramo, incappa in una sconfitta casalinga col Frosinone che scatena le ire del pubblico di casa. L'ambiente sembra rendersi immediatamente conto del fatto che la svolta societaria non basta a garantire nell'immediato una rincorsa alle zone nobili della classifica; anzi, occorre ripararsi dal pericolo di un doppio salto all'indietro. Come se non bastasse, pochi giorni dopo si riesce nell'impresa di farsi eliminare dalla Coppa Italia di Serie C dal Giarre di Piero Cucchi, compagine di Serie C2, che al “Regionale” rimonta l'1-0 rimediato all'andata. Il gruppo risente del ridimensionamento degli obiettivi: nonostante tra dicembre e gennaio riprenda a marciare tra le mura amiche, si contraddistingue per l'anemia dell'attacco e per un andamento sconfortante nelle gare fuori casa. Il girone d'andata si chiude con la sconfitta di Salerno, propiziata da un rigore trasformato dal grande ex Crialesi, che esulta senza pietà. In classifica ci si attesta al 12° posto, con un solo punto di vantaggio sulle terzultime (Cagliari e Campania).

Angelo Attaguile e Franco Proto si insediano nel club 



La seconda parte del campionato si apre con la battuta d'arresto di Brindisi, ma i tre punti raccolti al Cibali grazie al pari contro il Francavilla e la vittoria sulla Nocerina (impreziosita da una gemma di Puzone) consentono a Polenta e compagni di guadagnare un po' di terreno sulle rivali. Tutto però viene compromesso da due KO (uno esterno, a Licata, e l'altro interno, contro il Campobasso) che costano la panchina a Santin. Al suo posto la dirigenza ingaggia Bruno Pace: al pescarese, che eredita una squadra in quartultima piazza, a +1 sulla zona retrocessione, il compito di riuscire dove fallì l'anno prima, in una categoria superiore e con meno tempo a disposizione. I primi due match della terza gestione tecnica stagionale si concludono entrambi con un 2-1 a sfavore e fanno precipitare i rossazzurri al penultimo posto, in coabitazione con Campania e Brindisi. E' crisi nera e lo stesso Pace si sfoga nel post-partita della sfida col Cagliari, puntando l'indice contro la depressione della città, figlia dei risultati delle ultime stagioni, che si ripercuote sull'atteggiamento dei giocatori: “E' una crisi che dura da anni. Il futuro non è affatto roseo”. Nel turno successivo si affronta il Campania in uno scontro diretto di vitale importanza e, finalmente, si tira fuori l'orgoglio: 4-0 rifilato ai puteolani e 15° posto nuovamente afferrato. Il cammino altalenante del mese d'aprile non permette però di tirarsi fuori dalle sabbie mobili: con due sconfitte in trasferta e due vittorie in casa si mantiene la medesima posizione in graduatoria, una lunghezza sopra il Brindisi terzultimo. La situazione in coda è equilibratissima e lo status quo non muta dopo il successo di Ischia e i pareggi contro Cosenza e Casertana. Così, quando alla penultima giornata il Catania cade al “Comunale” di Reggio contro una squadra in corsa per la promozione in B (perdendo un'imbattibilità che in quello stadio, in campionato, era intatta da 13 anni), ci si ritrova scavalcati dal Brindisi ed inguaiati insieme alla Nocerina, che vanta gli stessi punti in classifica. L'ultima giornata prevede Catania-Salernitana, Nocerina-Teramo e Brindisi-Reggina. Quest'ultimo match pare già segnato, giacché sia ai pugliesi che ai calabresi basta un punto per assicurarsi il rispettivo obiettivo: salvezza per classifica avulsa favorevole e raggiungimento dello spareggio-promozione contro la terza del girone A (la Virescit Boccaleone). Non a caso la partita si conclude con un 0-0, mentre le altre due contendenti evitano il suicidio e si impongono nei rispettivi impegni. Per stabilire a chi tocca retrocedere in C2 tra etnei e molossi si rende così necessario uno spareggio, dieci anni esatti dopo quello che metteva in palio il salto di categoria e che, a Catanzaro, vide trionfare i rossoneri. Il 12 giugno 1988 si gioca ancora una volta in Calabria, ma a Cosenza, e le cose vanno diversamente: sin dal fischio d'inizio del sig. Sanguineti i ragazzi di Pace prendono in mano le redini dell'incontro e sbloccano subito il risultato con un'incursione personale di Marini; nella ripresa raddoppiano con un colpo di testa di Borghi. I due marcatori sono i mattatori del pomeriggio cosentino nonché due dei pochi protagonisti positivi dell'intera stagione. Con 5 gol a testa vengono però scavalcati dall'insospettabile Polenta, il quale, agevolato da 4 calci di rigore, è il capocannoniere d'annata con 6 reti. Insieme a loro, Marigo, Mattei, Tesser e Puzone sono gli unici riferimenti fissi in una formazione che, anche a causa dei tre avvicendamenti sulla panchina, non trova mai una fisionomia definitiva e all'altezza della situazione.

1988/89: PROMESSE DISATTESE
Non è ancora passato un anno dall'insediamento di Attaguile & company ma l'umore della piazza è già deficitario. Il nuovo presidente fa tante promesse ma di fatti (leggasi nuovi acquisti) se ne vedono pochi. In panchina viene riconfermato Pace e a lui viene affidata una squadra che comincia a perdere molti dei giocatori lasciati in eredità dalla gestione Massimino. In porta torna il figliol prodigo Onorati e Marigo saluta definitivamente, trasferendosi in C2 alla Cavese. Dopo quattro anni di servizio vanno via Longobardo e Pellegrini: entrambi restano in terza serie, nel medesimo girone, passando rispettivamente all'Ischia e al Campobasso (i lupi molisani prendono anche Mandressi, promessa non mantenuta). Canuti, invece, scende in Interregionale con la Solbiatese, mentre Puzone viene restituito una volta per tutte al Napoli, che lo gira allo Spezia. In difesa si riparte dai riconfermati Polenta, Tesser, Mattei e Rossi, ma sin dalle prime battute si mette in luce e conquista una maglia da titolare il giovanissimo Massimo Tarantino, diciassettenne palermitano, da un paio d'anni fiore all'occhiello del settore giovanile etneo. A centrocampo con Maddaloni e Marini c'è Beppe Scienza, regista di 22 anni proveniente dal Foggia, uno dei prospetti più interessanti della categoria nel suo ruolo. In attacco a Borghi viene affiancato il prolifico centravanti Nicola D'Ottavio, reduce da 49 reti nelle ultime tre stagioni di C1, vissute a Taranto, Barletta e Caserta. Dopo l'eliminazione di routine dal girone preliminare di Coppa Italia di Serie C, possono iniziare le danze in campionato.

Nelle prime giornate il Catania sembra meno fragile rispetto all'anno precedente, ma è altrettanto evidente che la mancanza di continuità, unita ad un perdurante appannamento offensivo (non risolto dall'apporto di D'Ottavio), non possono consentire ai tifosi di sognare l'auspicata lotta per il ritorno in B. Dopo due 0-0 e la sconfitta rimediata a Brindisi, la prima vittoria si coglie in casa al 4° turno contro la Vis Pesaro. Si replica due settimane dopo con la Torres grazie a una bella acrobazia di D'Ottavio, ma a spegnere gli entusiasmi ci pensa nella partita successiva Mandressi, ex dal dente avvelenato che firma il gol vittoria del Campobasso al minuto numero 88. La squadra appare incompleta e finalmente la società si decide ad intervenire massicciamente sul mercato, sfruttando la finestra autunnale. Dal Messina arriva il portiere d'esperienza Enrico Nieri; dal Licata, al primo anno in serie cadetta, giunge in prestito il terzino Tommaso Napoli, nell'ambito di un'operazione che porta in maglia gialloblu Cuicchi; dal Modena, che milita nell'altro girone di C1, si preleva il jolly Nicola Casilli, in grado di giocare sia in difesa che in mediana; il centrocampo lo si rinforza con Maurizio Raise e col cavallo di ritorno Mastalli, due esuberi del Lecce neopromosso in A; dalla C2 proviene il giovane attaccante Dario Di Dio, lanciato dalla Juventina Gela, che alle falde dell'Etna funge da prima alternativa nel reparto. Le cessioni di Garzieri e Del Rosso alla Cavese chiudono il cerchio. La mini-rivoluzione non incide sul rendimento che, al contrario, peggiora: dopo uno 0-0 in casa col Giarre, quattro battute d'arresto consecutive fanno precipitare gli etnei al penultimo posto. L'ultima sconfitta della serie, sul campo del Casarano, costa la panchina a Bruno Pace. Al suo posto viene promosso dalla Primavera Melo Russo, il quale ha dei trascorsi nello staff tecnico rossazzurro come collaboratore di Prenna e vice di Rubino, Mazzetti e Capelli negli anni '70. Il nuovo mister avalla il passaggio di consegne tra Onorati e Nieri in porta e riesce nell'impresa di battere, nella sua partita d'esordio, l'ambizioso Cagliari guidato da un Claudio Ranieri in rampa di lancio. Lo aiutano due rigori: quello trasformato da D'Ottavio al minuto numero 89 e quello parato da Nieri all'ex Coppola immediatamente dopo. E' l'inizio di un periodo florido, caratterizzato da altri cinque risultati utili che fanno risalire la china. Il girone d'andata è chiuso con uno splendido 5-0 rifilato al Cibali alla Salernitana, ma la quart'ultima posizione occupata impone un ulteriore sforzo per uscire fuori dalla zona retrocessione, dal momento che da quest'anno, esaurito il processo di allargamento della Serie A, tornano ad essere quattro le squadre destinate al capitombolo in C2.

La cinquina ai granata, nel proseguo di stagione, si rivela l'eccezione che conferma la regola: i ragazzi di Russo segnano col contagocce, ma per fortuna si dimostrano solidissimi in difesa e racimolano sempre punti, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di pareggi ed il risultato più frequente è lo 0-0. Ciò non toglie che nelle prime 12 giornate del girone di ritorno si perde solo a Caserta; inoltre, con il primo dei tre successi maturati in questa fase (l'1-0 al Campobasso del 12 marzo, al 24° turno), Polenta e compagni riescono ad abbandonare il 15° posto, mettendosi alle spalle diverse rivali. Le altre vittorie vittorie giungono, sempre davanti al pubblico di casa, contro il Frosinone (battuto con un pirotecnico 4-3) ed il Casarano (di misura). A quel punto, mancano cinque incontri al termine del campionato e le quattro lunghezze di vantaggio sulla zona pericolo consentono al Catania di gestire le forze, rilanciare Onorati tra i pali e perdere senza troppi rimpianti sul campo del Cagliari capolista. La salvezza matematica viene conquistata alla terzultima giornata, in quel di Rimini, con il primo successo fuori casa della stagione, firmato da un rigore di Polenta. Una settimana dopo si ospita il Palermo. I rosanero, risorti dalle proprie ceneri nel 1987, inseguono il 2° posto e, con esso, la promozione in B. Gli etnei onorano l'impegno e complicano la vita agli avversari, costringendoli ad un pareggio in rimonta che fa evaporare i loro sogni di gloria. Con lo stesso risultato del derby (1-1) si chiude anche l'ultimo match in programma, ovvero la sfida esterna con la Salernitana. Il 9° posto finale in coabitazione col Giarre è un vanto più per Melo Russo che per la dirigenza. Il tecnico si distingue per un andamento d'alta classifica (26 punti in 22 partite) ed è l'artefice di una rimonta grazie alla quale si evita di restare impantanati per il terzo anno di seguito nella lotta per non retrocedere; Attaguile e soci invece compromettono definitivamente la loro credibilità agli occhi dei sostenitori, dopo un'annata caratterizzata da troppe parole e nessun risultato all'altezza delle aspettative. Per quanto concerne i giocatori, si mettono in mostra i componenti del reparto difensivo, tra i migliori della categoria, mentre l'attacco piange, con sole 22 reti all'attivo (solo Rimini e Campobasso fanno peggio). In questo contesto, conferma il proprio vizio del gol il centrocampista Marini, miglior marcatore della squadra con le sue cinque zampate.

GIRONE D'ANDATA 1989/90: INCONCLUDENTE RIVOLUZIONE
La disillusione della città nei confronti del nuovo corso aumenta durante l'estate 1989. Succede infatti che si scioglie la partnership tra il politico Attaguile e l'imprenditore Proto. Quest'ultimo è uno dei principali punti di riferimento della cordata originaria e prende le distanze dal modus operandi del presidente, il quale sarebbe restio alla valorizzazione dei giovani e utilizzerebbe criteri poco consoni ad una sana gestione societaria nella scelta dei giocatori. A Proto non resta altro che cedere la propria quota e trasferire il proprio progetto sportivo presso un'altra realtà. Così, rileva l'Atletico Leonzio, squadra di Lentini militante in Serie C2, nata dodici mesi prima dalla fusione tra la Leonzio e l'Atletico Catania (quest'ultima compagine era stata fondata nel 1986 dall'imprenditore Salvatore Tabita tramite il trasferimento a Catania dello Sporting Club Mascalucia). Attaguile, rimasto solo al comando, conferma Russo in panchina ed avvia l'ennesima rivoluzione dell'organico. I reduci della stagione precedente si contano sulle dita di una mano: Mattei e Marini sono gli ultimi alfieri dell'era Massimino (essendo stati portati alle falde dell'Etna dal Cavaliere), mentre Scienza e, soprattutto, D'Ottavio, si augurano di ripagare le forti aspettative che sono state poste nei loro confronti. Per il resto si registrano addii in serie. Tra i componenti della “vecchia guardia”, salutano Onorati (Prato), Polenta (che torna a Cava de' Tirreni, portando con sé Mastalli), Picone (chiamato da Bianchetti alla Leonzio), Tesser (che chiude la carriera al Trento) e Borghi (Torres). Vanno via anche Romolo Rossi, Maddaloni, Raise e Tarantino (la cui munifica cessione al Napoli si rivela fondamentale per le disastrate casse del club). La redini della rinnovatissima difesa vengono consegnate ad una coppia di esperti difensori centrali, composta da Angelo Schio (proveniente dal Foggia) e Walter Biagini (prelevato dal Taranto). Ai loro fianchi agiscono il giovane Germano Fragliasso, lanciato dalla Torres, e Angelo Sciuto, ventinovenne catanese protagonista della scalata nel professionismo del Giarre. Dai gialloblu giunge anche il centrocampista Maurizio Manieri. Un altro rinforzo d'esperienza per la mediana è l'ex Trento Leonardo Rossi, mentre per vivacizzare il gioco ci si affida alla guizzante ala argentina Gustavo Ghezzi, reduce da un'annata al Monopoli.

Gli scontri nel derby disputato sul neutro di Trapani 



Il girone preliminare di Coppa Italia, sin dalla sua introduzione, ha rappresentato una vera e propria maledizione per il Catania. Gli etnei, infatti, sono riusciti a superarlo soltanto nel 1974/75, mentre in tutte le altre occasioni, sia nella competizione maggiore che nella versione dedicata ai semiprofessionisti della Serie C, sono stati puntualmente eliminati. Suona quindi di buon auspicio il primo posto conquistato grazie alle vittorie contro Siracusa, Trapani ed Acireale, che garantiscono la qualificazione ai sedicesimi di finale. Prima che cominci il campionato si registra un movimento in uscita: Nieri si accasa alla Salernitana, cosicché, in attesa di poter prendere un portiere di maggior esperienza, si decide di lanciare il diciannovenne Andrea Claudio Rizzo, prodotto del settore giovanile. Le prime due giornate, caratterizzate dalla sconfitta di Taranto e dallo 0-0 interno col Casarano, inducono la dirigenza a tornare immediatamente sul mercato. Così, già dal 1° ottobre, Russo può contare su un portiere quotato, il trentenne Mario Paradisi, che negli ultimi quattro anni ha difeso la porta del Como in Serie A, e su altri due innesti provenienti dall'Empoli: il terzino sinistro Andrea Salvadori ed il mediano Luca Della Scala. La squadra sembra trarne giovamento e coglie due successi consecutivi lontano dalle mura amiche (a Francavilla al Mare e Pozzuoli). Arriva così il momento del derby col Palermo, che si gioca a Trapani a causa della ristrutturazione dello stadio della “Favorita” in vista di Italia '90. La sfida è rovinata dai soliti incivili che ormai da anni si ergono a protagonisti ogniqualvolta si incontrano le due regine del calcio isolano. Costoro provocano addirittura la sospensione del match con un sassaiola, atto di protesta contro l'espulsione del rosanero Bucciarelli. Provvedimento che non impedisce ai ragazzi di Liguori di imporsi grazie ad un rigore, peraltro assai discutibile, trasformato da Musella. Le quattro partite seguenti si chiudono tutte a reti bianche, facendo tornare l'incubo dell'insostenibile leggerezza dell'attacco rossazzurro, che già l'anno prima ha condizionato in negativo la rincorsa alle posizioni di vertice della classifica. Anche in questo caso si prova a rimediare attraverso un nuovo acquisto, quello di Loriano Cipriani, che come Salvadori e Della Scala arriva dall'Empoli. Il centravanti vanta nel proprio palmarès due promozioni dalla B alla A (col Lecce e coi toscani), ma non è la panacea di tutti i mali, tant'è vero che si continuano a collezionare pareggi e si raccolgono poche soddisfazioni. Tra queste, la qualificazione agli ottavi di finale di Coppa, a scapito del Casarano, ed il colpo esterno di Siracusa (2-3), firmato dalla coppia D'Ottavio-Cipriani. Il 30 dicembre 1989 il decennio calcistico si chiude al Cibali contro il Monopoli con l'ennesimo 0-0. Dopo quindici giornate, i 17 punti accumulati sono sufficienti per non rimanere invischiati in acque agitate, ma non bastano a tenere il passo delle prime della classe e coltivare quindi l'obiettivo preteso dalla piazza e sventolato dalla stessa società: il ritorno in B.