#70CATANIA: cronistoria prima metà anni '50

Foto di gruppo del Catania 1953/54 che centra la prima promozione in A.

Foto di gruppo del Catania 1953/54 che centra la prima promozione in A.  Fonte: CalcioCatania.com

Una lenta ma costante crescita nell'arco di 5 anni porta il Catania a raggiungere per la prima volta la massima serie.

GIRONE DI RITORNO 1949/50: LA PRIMA “B” E’ SALVA, MA QUANTA SOFFERENZA!
Dov’eravamo rimasti? Natale 1949: il Catania, in piena zona retrocessione in serie cadetta, guidato da poco più di una settimana dal tecnico romeno Stanislao Klein, impatta davanti ai propri tifosi contro la capolista Udinese. Una settimana più tardi, nella prima partita del nuovo decennio, i rossazzurri espugnano il campo della diretta concorrente Pro Sesto con un gol di Romani. La miniserie positiva apportata dal cambio della guida tecnica viene però bruscamente interrotta con due sconfitte nei successivi tre turni di campionato che inchiodano gli etnei al quartultimo posto al termine del girone d’andata.

Dopo il giro di boa il Catania trova la necessaria continuità in casa e riesce ad uscire dalle sabbie mobili, ma a causa di quattro sconfitte in altrettante trasferte non riesce a distanziare le altre pericolanti. Per questo motivo le due gare esterne in programma alla 32a e 33a giornata destano parecchia preoccupazione, ma i ragazzi di Klein a sorpresa espugnano sia Reggio Emilia che Pisa conquistando 4 punti fondamentali per allontanarsi dalla “zona calda”. In premio trovano 2.000 tifosi pronti a festeggiarli in città al loro ritorno. I risultati altalenanti delle successive settimane tengono i sostenitori col fiato sospeso fino alla quart’ultima giornata. Particolarmente preziosi, in questo scorcio di stagione, si rivelano i punti conquistati contro il Modena e la Salernitana: i canarini, in corsa per la promozione in A, vengono sconfitti al Cibali; i campani, anch’essi invischiati nella lotta per non retrocedere, vengono raggiunti in rimonta sul pari a domicilio. Le sfide contro le già retrocesse Pro Sesto e Prato previste nelle ultimissime giornate consentono ai rossazzurri di fare bottino pieno e conquistare una non poco sofferta salvezza con un turno d’anticipo.

1950/51: UNA STAGIONE ALTALENANTE, IN CAMPO…E FUORI
Lorenzo Fazio non lascia ma raddoppia: viene eletto presidente ed opta per il cambio di denominazione del club, che diventa “Società Sportiva Catania” per assecondare un progetto polisportivo che tuttavia durerà una sola stagione. Per l’ennesima volta il tecnico che ha concluso l’anno precedente col raggiungimento dell’obiettivo prefissato non viene riconfermato: al posto di Klein ecco l’ungherese Lajos Politzer, alla prima esperienza da allenatore in Serie B. Salutati i senatori Goffi e Prevosti, la società accoglie diversi nuovi rinforzi. Tra questi, si riveleranno particolarmente importanti la mezzala Francesco Randon (elemento di categoria superiore proveniente dall’Atalanta), l’ala Silvano Toncelli e, soprattutto, l’attaccante italo-tedesco Guido Klein, prelevato dalla Torrese.

In avvio di campionato la squadra dell’Elefante non conosce mezze misure: procede spedita tra le mura amiche, ma perde sempre (o quasi) fuori casa. Alla vigilia del match interno contro l’inarrestabile Spal, in programma alla 14a giornata, viene ingaggiato il portiere Giano Pattini, chiamato a risolvere un’emergenza dettata dall’infortunio del titolare Cappuccini, fin lì sostituito dal diciottenne prodotto del settore giovanile Finocchiaro. L’ex Vicenza non può però evitare l’1-4 rimediato contro gli estensi che funge da preludio al primo ribaltone di stagione: stavolta il tecnico salva la panchina, ma la società gli affianca nelle vesti di direttore tecnico Nereo Marini, che aveva giocato alle falde dell’Etna nell’ultima stagione dell’A.F.C. Catania.

Il nuovo corso si apre con due incoraggianti pareggi esterni ma nel giro di poche settimane la situazione precipita nuovamente ed il 5-0 rimediato sul campo dell’altra grande protagonista del campionato, il Legnano, determina una nuova crisi che investe direttamente il numero 1 del club, il quale rassegna le proprie dimissioni. Dopo un mese lo stallo societario viene risolto con la nomina di un nuovo commissario straordinario, Ottavo Priolo, ex dirigente del Catania pre-guerra, ma si tratta di una soluzione temporanea: si cercano nuovi finanziatori. La squadra, intanto, chiude il girone d’andata al quart’ultimo posto, ma la classifica è cortissima e la zona salvezza dista soltanto un punto.

Il canovaccio non cambia nel girone di ritorno: alle frequenti vittorie casalinghe si contrappongono puntuali sconfitte in trasferta. Perlomeno si esce dalla zona retrocessione ma fino ad un mese dalla conclusione della stagione il vantaggio sulla quint’ultima non è rassicurante. Poi, nelle ultime sei giornate, arriva un filotto di risultati utili consecutivi (quattro vittorie e due pareggi) grazie ai quali gli etnei conseguono una tranquilla salvezza e addirittura si piazzano al 6° posto nella graduatoria finale, a testimonianza del grande equilibrio del campionato. Tra i protagonisti d’annata menzione speciale per il bomber Klein (15 reti nella stagione d’esordio), per i centrocampisti offensivi Randon e Gavazzi, capaci di andare entrambi in doppia cifra, e per gli stakanovisti Fusco e Brondi, presenti in tutte le 40 partite in programma.

Nel finale di stagione arriva anche l’ennesima, ed ultima, svolta societaria: al posto di comando si insedia l’industriale romano Arturo Michisanti, nominato commissario unico. Non manca una coda velenosa: Spezia e Livorno alimentano dei sospetti sulla formazione etnea. Le accuse si rivelano un castello di sabbia, ma fanno emergere frequentazioni ambigue di alcuni tesserati che costano al Catania tre giornate di squalifica del campo e l’inibizione di tre membri della dirigenza.

1951/52: PRIMI SOGNI DI GLORIA
La gestione Michisanti parte con il ritorno alla denominazione “Club Calcio Catania” e con la conferma in panchina del solo Nereo Marini. La campagna acquisti garantisce un innalzamento del tasso tecnico della squadra: in porta arriva dall’Inter Narciso Soldan, un lusso per la categoria; in difesa Molon e Messora chiudono il loro ciclo e vengono rimpiazzati da Carlo Baccarini, che era giunto nella seconda parte del campionato precedente, ed Alvaro Bravetti; la mediana, già forte delle conferme di Fusco e Brondi, viene puntellata con Enzo Bearzot; nel reparto d’attacco al terribile trio Randon-Klein-Toncelli viene affiancato il prolifico Fabrizio Bartolini, autore di quasi 40 gol nelle ultime due stagioni disputate a Livorno.

Smaltita la squalifica del Cibali, il Catania vince regolarmente in casa ed anche lontano dalle mura amiche riesce a racimolare qualche punto, insediandosi nelle parti medio-alte della classifica. A gennaio, però, arriva una miniserie negativa: prima si perde in casa contro la capolista Roma davanti a 22.000 spettatori; poi due brutte sconfitte consecutive in trasferta contro Fanfulla e Venezia. La società interviene esonerando Marini ed affidando la squadra all’allenatore in seconda Rodolfo Brondi, fratello del mediano titolare Dandolo e con un’esperienza da giocatore nel Catania pre-guerra. Segue un’immediata reazione della squadra che conquista quattro vittorie di fila e fa sognare l’aggancio al 2° posto che darebbe accesso allo spareggio per la promozione in A contro la quart’ultima della massima serie.

Lo sforzo lo si paga nel proseguo del girone di ritorno in cui gli etnei peccano d’incostanza e perdono terreno, pur mantenendosi nelle zone nobili della graduatoria. Dopo la sconfitta rimediata sul campo della Roma alla terz’ultima giornata la dirigenza gioca d’anticipo e ingaggia un nuovo allenatore, sul quale si punta per la stagione seguente: Fioravante Baldi, tecnico del Piombino, squadra rivelazione della cadetteria 1951/52. Le due vittorie giunte nelle due partite conclusive regalano al Catania un prestigioso 4° posto finale. Rispetto all’annata precedente la squadra è meno prolifica (il solo Klein, con 13 reti, va in doppia cifra) ma migliora sensibilmente lo score difensivo.

1952/53: AMARO SCHIAFFO ESTIVO
La graduale scalata verso la Serie A, programmata da Michisanti, prosegue nell’estate del 1952 con la conferma dell’ossatura della squadra che tanto bene ha fatto l’anno prima. L’unico big che saluta è Randon, che passa al Bologna tornando così a giocare in Serie A. Partono pure Brondi e Gavazzi dopo un triennio positivo, ma i rinforzi non si fanno attendere e fra questi spiccano due giocatori provenienti dal Palermo e dalla massima serie: il difensore Ferruccio Santamaria e l’attaccante Bruno Micheloni. Quest’ultimo, nei tre anni che hanno preceduto l’esperienza rosanero, ha segnato oltre 50 gol in Serie B col Siracusa.

Portata a compimento, grazie ai complessi criteri di promozione e retrocessione delle stagioni precedenti, la riduzione dell’organico cadetto a 18 squadre, la società rossazzurra è invogliata a puntare in alto dall’assenza di rivali blasonate (Genoa a parte) e dal regolamento che da quest’anno torna a prevedere la promozione diretta per le prime due classificate, senza spareggi di sorta. In realtà la cronica incostanza degli etnei, unita all’equilibrio che come da copione regna sovrano, relega il Catania nella prima metà di stagione ad un anonimo piazzamento da metà classifica, più vicino alla zona retrocessione che non all’ambita seconda piazza, la quale, comunque, non è troppo distante. Nel girone di ritorno i ragazzi di Baldi cambiano marcia e settimana dopo settimana, nonostante alcuni passi falsi, si avvicinano sempre più al 2° posto occupato dal Legnano. A ciò contribuiscono in particolar modo i gol di Micheloni (il cui impiego induce Klein a sacrificarsi e non raggiungere, per la prima volta, il target dei 10 gol). Il tanto desiderato aggancio si materializza alla terz’ultima giornata, ma a parità di punti si prospetta uno spareggio, sempre che il campo non dica altro negli ultimi 180’.

Nel turno successivo i rossazzurri fanno visita al Padova che ha bisogno di una vittoria per mantenere inalterate le proprie chances di salvezza. Al “Silvio Appiani” il clima è infuocato e ne fanno le spese sia Bearzot che il guardalinee Zecca, colpiti da oggetti lanciati dagli spalti. La partita la vincono i padroni di casa e ciò, insieme alla contemporanea vittoria del Legnano, rappresenterebbe la fine dei sogni di gloria. Il Catania presenta però ricorso, immediatamente accolto dalla Lega che tre giorni dopo decreta la vittoria a tavolino degli etnei. L’ultima giornata potrebbe essere quella decisiva, ma entrambe le contendenti portano a casa i 2 punti necessari per rinviare il discorso promozione allo spareggio, fissato a L’Aquila per il 14 giugno.

A scompaginare le carte ci pensa il Padova che presenta un ricorso per la restituzione dei punti precedentemente sottratti a favore del Catania. La C.A.F., anche grazie ad alcune omissioni del direttore di gara Liverani, da ragione ai patavini e regala la promozione al Legnano. Michisanti, che nel frattempo è diventato consigliere di Lega e si è dimesso da commissario unico, non ci sta e chiede e ottiene che la querelle venga esaminata e decisa da una nuova commissione giudicante, la quale il 10 luglio ribalta nuovamente la situazione e fa tornare d’attualità lo spareggio, che viene fissato a Firenze per il 28 luglio, a quasi due mesi dalla conclusione della stagione regolare. Il Catania, rispetto, agli avversari, è avvantaggiato dal fatto di aver proseguito gli allenamenti, ma giunge in Toscana col proprio portiere titolare (Soldan) infortunato. Baldi non se la sente di dare fiducia a Pattini in un match da “dentro o fuori” ma la scelta si rivela suicida, perché i lombardi trovano con sin troppa facilità la via del gol, ricorrendo in tal senso anche ai tiri dalla distanza, e chiudono il primo tempo sul 4-0, risultato che gela i tifosi etnei nel momento in cui viene annunciato da Nicolò Carosio alla radio (che ai tempi si collegava all’inizio della ripresa). Il gol della bandiera di Quoiani non basta per digerire un epilogo tanto amaro che chiude nel peggiore dei modi il primo tentativo di scalata nel massimo campionato.

1953/54: DAL POSSIBILE DISASTRO AL CORONAMENTO DI UN SOGNO
I problemi societari che emergono durante l’estate del 1953 fanno dimenticare in tutta fretta la delusione provocata dalla mancata promozione. Succede infatti che Michisanti molla la presa ed appigliandosi ad una norma dello statuto pretende che i suoi successori si accollino le passività sociali, minacciando altrimenti di procedere alla cessione dei giocatori in organico per recuperare il proprio credito. Il consiglio direttivo del club, guidato da Giuseppe Rizzo, trova un accordo con Michisanti e la Federazione per evitare un simile disastro e si procede così al rinnovo delle cariche societarie: è lo stesso Rizzo che assume la carica di presidente e forma una “triade” coi vice Giuseppe Galli e Sebastiano D’Amico.

Salutato Baldi arriva un altro tecnico emergente, Piero Andreoli (per lui due scudetti da giocatore col Bologna). Confermati tutti i protagonisti della stagione precedente, eccezion fatta per Toncelli e Soldan, entrambi richiamati dalle sirene della massima serie. Al posto del portiere veneto arriva in prestito dal Milan Antonio Seveso. Dalla stessa squadra e con le stesse modalità viene acquistata la mezzala Giovanni Marin. Al suo fianco Andreoli piazza un suo pupillo, portato con sé dall’Empoli: Michele Manenti. In avanti la partenza di Bartolini è compensata dall’arrivo dell’ala “tascabile” Francesco Bassetti. Dopo quasi un lustro saluta invece il difensore Piram.

Nel girone d’andata gli etnei perdono una sola partita mostrando una continuità di rendimento impressionante, che li proietta al vertice della classifica alla 10a giornata dopo la vittoria esterna nel derby con il Messina. La squadra è attenta in difesa e sfrutta il proprio potenziale offensivo con un gioco che esalta in particolar modo gli incursori Manenti e Bassetti, i quali segnano più di quanto non riescano a fare le punte Micheloni e Klein. Al giro di boa i rossazzurri sono saldamente primi, con 4 punti di vantaggio sulla terza classificata (il Verona).

Nella seconda metà di stagione l’andamento è meno regolare e i risultati positivi sono intervallati da cinque sconfitte, due delle quali tra le mura amiche, che non consentono a Fusco e compagni di mantenere i propositi di fuga. Per fortuna del Catania le principali inseguitrici (Cagliari, Como e Pro Patria) a loro volta non brillano per costanza e così a due giornate dal termine la compagine guidata da Andreoli svetta in testa alla classifica con 4 punti di margine sul 3° posto: basterebbe un solo punto per conquistare matematicamente la prima, storica, promozione nel massimo campionato ma il calendario propone due difficili trasferte contro Como (rivale diretta) e Marzotto (ancora matematicamente in corsa per il salto di categoria).

Il 23 maggio 1954 i rossazzurri scendono in campo al “Giuseppe Sinigaglia” in formazione parzialmente rimaneggiata (in campo, fra gli altri, le riserve Pattini, Pirola e Quoiani). Il catenaccio regge e al fischio finale del sig. Canepa di Genova che sancisce lo 0-0 è Serie A, finalmente. L’ultimo impegno, in programma sette giorni dopo a Valdagno contro il Marzotto, non consente però agli etnei di rientrare subito a Catania per godersi l’impresa. I festeggiamenti vengono così rinviati al 2 giugno, giorno in cui è previsto l’arrivo della squadra alla stazione di Giarre. Da lì si snoda un corteo di 200.000 persone impazzite di gioia che portano in trionfo i loro beniamini sino a Palazzo degli Elefanti, dove la squadra viene accolta dal sindaco La Ferlita. La stagione si chiude con un assaggio di massima serie: l’amichevole organizzata il 6 giugno al Cibali contro la Triestina, vinta dal Catania grazie a un gol di Quoiani.

1954/55: AMBIENTAMENTO RIUSCITO
Per affrontare il debutto in Serie A la società conferma Andreoli ed attua una piccola rivoluzione dell’organico. Dal Como, grande rivale nella stagione passata, arrivano tre giocatori: il portiere Ezio Bardelli, col quale si rimedia alla parziale indisponibilità di Seveso a causa degli obblighi di leva di quest’ultimo; il terzino destro Umberto Boniardi, che manda in panchina Baccarini; infine, la punta Vittorio Ghiandi, che ha il compito di non far rimpiangere Micheloni, passato al Cagliari. Ma gli acquisti che stuzzicano la fantasia dei tifosi sono quelli degli stranieri Karl Aage Hansen e Karl-Heinz Spikofski: il primo, danese, è un regista affermato a livello internazionale, ha trentatré anni e non è più prolifico come ai tempi della Juventus, ma è di sicuro affidamento; il secondo, tedesco, è un’ala e toglie spazio a Bassetti. Confermati, tra gli altri, Santamaria, capitan Fusco e Manenti, mentre Klein, in rotta con la società, verrà reintegrato nella seconda parte di stagione, fungendo ormai da comprimario. L’unica cessione eccellente è quella di Bearzot che passa al Torino.

Il campionato si apre con due sconfitte consecutive in trasferta, ma quando arriva il momento dell’esordio in massima serie davanti ai propri tifosi, il 3 ottobre 1954 l’Elefante è scintillante e infligge un clamoroso 5-0 all’Udinese, grazie anche alla tripletta di uno scatenato Ghiandi. La vittoria è col senno di poi ulteriormente impreziosita dal 2° posto conquistato sul campo dai friulani. Una settimana dopo il Milan di Liedholm, Schiaffino e Nordahl, guidato da Béla Guttmann, richiama al Cibali 27.000 spettatori: è record d’incassi, ma l’infortunio del portiere Pattini (schierato al posto dell’indisponibile Bardelli) propizia la vittoria degli ospiti. Quindici giorni più tardi, sul campo della Juventus, l’1-1 garantisce agli etnei un punto d’oro. Segue una striscia di risultati utili che si protrae fino a dicembre, quando i rossazzurri impongono un pari con lo stesso risultato all’Inter campione d’Italia e tre giorni dopo appaiano proprio i nerazzurri al 7° posto battendo l’Atalanta in una partita di recupero. Prima della fine del girone d’andata arrivano due sconfitte che non inficiano la corsa all’obiettivo salvezza: al giro di boa il Catania è 9° con 7 punti di vantaggio sulla zona retrocessione.

Il girone di ritorno comincia però con un solo punto conquistato in quattro partite che fa riavvicinare pericolosamente la Spal e lo spettro del penultimo posto, sul quale adesso gli etnei hanno “soltanto” 3 punti di vantaggio. La vittoria scacciacrisi col Genoa e lo spettacolare 2-2 maturato al Cibali contro la Juventus restituiscono fiducia e ripristinano le distanze di sicurezza dalla zona calda. Da qui in avanti il Catania costruisce la propria salvezza tra le mura amiche, vincendo tutte le restanti partite (tranne l’ininfluente pareggio nel match conclusivo con il Napoli) ed attutendo così le sconfitte rimediate in ogni trasferta. Ad ogni modo il pessimo cammino di Spal e Pro Patria non mette mai in discussione la permanenza in Serie A dei rossazzurri, i quali acquisiscono la certezza matematica a tre giornate dalla fine. Il campionato lo si conclude al 12° posto e per una neopromossa è tanta roba. Gli applausi vanno distribuiti equamente tra i senatori provenienti dalla B, che confermano la loro affidabilità nel massimo campionato, e gli innesti operati dalla società (su tutti l’imprescindibile Hansen ed il bomber Ghiani, autore di 11 reti). Un'inaspettata e sgradita sorpresa gela però i tifosi durante l'estate 1955...