#70CATANIA - Anni '2010: "The Best Of"

La nostra 'Top11' degli anni 2000 (Grafico a cura di Bruno Marchese)

La nostra 'Top11' degli anni 2000 (Grafico a cura di Bruno Marchese)  Foto: CalcioCatania.com

I "top" del decennio: giocatore, squadra ideale, allenatore, gol e partita, tra aneddoti e statistiche...

RIFLETTORI SUI MIGLIORI
Dopo aver ripercorso le vicende dell'Elefante attraverso il racconto dettagliato della cronistoria relativa ai primi otto anni degli anni dieci del terzo millennio – prima parte e seconda parte – i riflettori illuminano la crème de la crème dell'ottennio considerato. Un denso concentrato contenente la ‘fanta’ formazione dell’epoca allenata dal tecnico più rappresentativo, il giocatore simbolo, le partite più importanti, il gol icona e l’immancabile carrellata riguardante i 'freddi' ma estremamente concreti numeri. La settima puntata del nostro speciale dedicato ai settant'anni del Calcio Catania continua!

IL CALCIATORE DELL’OTTENNIO
Scegliere il calciatore simbolo di un periodo storico abbastanza ampio non è mai facile. Se nello scorso decennio, il primo degli anni duemila, non abbiamo esitato nemmeno un istante nell’eleggere Peppe Mascara, stavolta il livello di difficoltà è stato decisamente più alto. Diversi i calciatori meritevoli di questo titolo simbolico: dal fedelissimo Marianito Izco (protagonista di oltre 200 presenze in rossazzurro) al connazionale Gonzalo Bergessio (con 35 reti miglior marcatore del Catania in Serie A), per non parlare dei ‘classe 1984’ Ciccio Lodi, Giovanni Marchese e Marco Biagianti (inserito nella ‘Top 11’ degli anni 2000), pilastri del Catania in Serie A, senatori e inamovibili anche in terza serie all’alba dei 34 anni. La nostra ‘virtuale’ corona d’alloro si posa però sui 165 centimetri dell’argentino Alejandro Darío Gómez, attuale capitano dell’Atalanta ed oggetto del desiderio del Liverpool di Klopp. Acquistato dal San Lorenzo da Pietro Lo Monaco per appena 3 milioni di euro, il Papu giunse ai piedi dell’Etna nell’estate del 2010, facendo innamorare di lui tutti gli amanti del calcio. Ala velocissima, dotata di una tecnica sopraffina e di un dribbling pregevolissimo, Gomez ha indossato la casacca rossazzurra in tre stagioni, totalizzando tra campionato e coppa Italia 111 presenze, 18 reti e svariati assist vincenti per i compagni. Lasciata Catania (nell’agosto del 2013, direzione Ucraina) il Papu non ha mai smesso di esprimere pubblicamente il proprio amore per la città etnea anche dalla distante Bergamo. Un amore ricambiato e immortalato nel Murale dei “50 volti per il Cibali” lungo la Via Cifali.



LA SQUADRA IDEALE DELL’OTTENNIO
Il livello di nostalgia, in questo paragrafo, sale vertiginosamente. Anche se i fasti della Serie A sono relativamente recenti – il record di punti in massima serie del 2013 non è poi così lontano – i nomi che compongono la “Top 11” dell’ottennio preso in esame sembrano provenire da un’altra galassia pallonara, talmente il ricordo di vittorie epiche (contro lnter, Roma, Napoli o Juventus) è stato sbiadito dall’attuale categoria in cui gioca il Catania. Il portiere scelto a difesa di questo super undici è però decisamente in antitesi con quanto scritto in precedenza. In questi ultimi otto anni la porta dell’Elefante non ha conosciuto pace: dall’altalenante Mariano Andujar (a cui abbiamo affidato la maglia numero 12) al connazionale Juan Pablo Carrizo, passando per lo slovacco Tomáš Košický, il belga Jean François Gillet e gli italiani Andrea Campagnolo, Alberto Frison, Pietro Terracciano, Luca Anania, Elia Bastianoni e Luca Liverani. Degno della nostra fiducia è il parmense Matteo Pisseri, estremo difensore dell’Elefante da un anno e mezzo con un rendimento da ben altra categoria: 56 reti subite in 63 incontri giocati, 25 dei quali conclusi con la porta inviolata, e con una striscia d’ imbattibilità lunga 586 minuti che lo proietta al sesto posto tra le serie stabilite dai portieri rossazzurri, dietro solo a Iezzo (588 minuti), Petrovic (593), Rega (628), Rado (629) e Muraro (666).

Davanti a Pisseri, nella difesa a quattro del nostro ‘classico’ 4-3-3, staziona sulla corsia destra Pablo Alvarez. Esperienza rossazzurra tormentata quella del roccioso argentino, intervallata dai prestiti al Rosario Central e al Real Saragozza, e complessivamente conclusa con 111 presenze in massima serie. Perno insostituibile negli scacchieri di Mihajlovic, Simeone e Maran, amato dal pubblico per la garra nei contrasti. Coppia centrale composta da Matias Silvestre (118 presenze in A e 7 reti con la maglia rossazzurra), capitano nel semestre di Simeone, e Nicola Legrottaglie, quest’ultimo giunto a Catania alle soglie dei 35 anni dopo aver indossato, tra le altre, le maglie di Juventus, Milan e della nazionale azzurra. Settantasei presenze e 8 reti in tre annate, prima di appendere le scarpette al chiodo e di avviarsi nella carriera di allenatore. Sull’out mancino sfreccia il ‘nostro’ Giovanni Marchese, l’ultimo reduce della squadra che conquistò la Serie A il 28 maggio 2006.
In panchina, pronti a subentrare, l’argentino Nicolas Spolli (147 presenze e 6 reti tra il 2009 e il 2015) e gli italiani Christian Terlizzi, Ciro Capuano (autore di un gol meraviglioso a San Siro contro il Milan) e Dario Bergamelli, uno dei pochi ad emergere dalle ultime stagioni vissute in terza serie.

Il terzetto in mediana ha i polmoni e la velocità in Mariano Izco, stakanovista del lavoro cresciuto vistosamente negli anni passati alle falde dell’Etna, ultimo capitano del Catania in Serie A e quarto assoluto nella classifica generale delle presenze (235). La cabina di regia non poteva che esser affidata a Ciccio Lodi, specialista dei calci piazzati e miglior marcatore rossazzurro in attività con 26 reti, alcune delle quali particolarmente pesanti. Il giocatore originario di Frattamaggiore è stato protagonista di diversi ritorni alle pendici dell'Etna ed è un tuttora un faro della squadra guidata da Lucarelli. Il centrocampo è completato da quel mix di potenza e classe che risponde al nome di Sergio Bernardo Almirón. Per lui 83 presenze e 9 reti (splendida quella segnata all’Inter nel 2011) in quattro stagioni dai due volti: perno insostituibile nelle prime due, quasi sempre infortunato nelle successive.
Tanta Argentina anche in panchina con il cuore del vikingo Ezequiel Carboni (81 presenze in tre anni), la genialità di Adrian Ricchiuti (92 presenze e 4 reti), trequartista trasformato in mezzala da Mihajlovic, senza dimenticare il Pata Lucas Castro: 13 reti in 90 gare tra il 2013 e il 2015 per il centrocampista offensivo che ha poi proseguito con profitto nel Chievo la propria carriera nel campionato italiano.

Tridente d’attacco tutto albiceleste con il Pitu, il Lavandina e il Papu. Sulla destra si colloca l’acquisto più costoso della storia del Catania: Pablo César Barrientos. Prelevato nell’estate del 2009 con un ginocchio fuori uso dall’FK Mosca (per 4 milioni di euro), Barrientos ha dimostrato in rossazzurro tutto il suo valore soltanto a partire dalla stagione 2011-12, con Montella in panchina. Semplicemente “il calcio” per il l’ad Pietro Lo Monaco - l’uomo che più di ogni altri ha creduto in lui - ha deliziato la platea etnea con giocate d’alta scuola difficilmente pareggiabili. La maglia numero 9 è conquistata con merito da Gonzalo Bergessio, centravanti titolare del Catania dei record, giunto alle pendici dell'Etna nel gennaio 2011 dopo un inseguimento iniziato nell'estate del 2009 ed entrato nel cuore dei tifosi non solo per i gol ma soprattutto per la grande generosità profusa sul terreno di gioco. Sull’out di sinistra scorrazza il funambolico Alejandro Gomez, il nostro "uomo dell'ottennio".
In panchina il primo attaccante pronto ad entrare in campo è Maxi Lopez (27 reti in 83 gare ufficiali), probabilmente la punta più dotata mai vista da queste parti, che però dopo i fantasmagorici primi sei mesi in rossazzurro non è riuscito a ripetersi, tra gestioni tecniche infelici (vedi Giampaolo) e distrazioni di mercato (o famiglia) . ‘Convocazione’ meritata anche per Emanuele Calaiò, l’ultimo attaccante capace di andare in doppia cifra con la maglia etnea (18 reti in 35 gare nella B 2014-15), e per u picciriddu Andrea Di Grazia, esterno offensivo marca Liotru, prodotto del vivaio di Torre del Grifo e punto di riferimento per i giovani canterani.

La formazione del Catania Best Of '2010 nel dettaglio:

PISSERI
PABLO ALVAREZ, SILVESTRE, LEGROTTAGLIE, MARCHESE
IZCO, LODI, ALMIRON
BARRIENTOS, BERGESSIO, GOMEZ

IL MISTER DELL’OTTENNIO
Analizzando l’elenco degli allenatori avvicendatisi sulla panchina del Catania tra il 2010 e il 2017 l’identikit che emerge è abbastanza chiaro: tecnico emergente, avente un buon curriculum da calciatore in Serie A con esperienza anche in campo internazionale e dalla personalità spiccata. Un leitmotiv inaugurato nella parte finale del decennio precedente da Walter Zenga e proseguito dai vari Sinisa Mihajlovic (il tecnico con la miglior media punti), Diego Simeone (garra da vendere) e Vincenzo Montella (fautore del bel gioco). In mezzo a tanti nomi altisonanti s’impone l’umile lavoratore di Rovereto, alias Rolando Maran il nostro mister simbolo. Primo tecnico del post Lo Monaco, pescato in cadetteria da Sergio Gasparin dopo aver sfiorato il salto in Serie A col Varese, “Rolly” ha proseguito la strada tracciata dal suo predecessore (Montella), migliorando i risultati di una squadra che giocava a memoria. Con 58 punti è lui il tecnico rossazzurro ad aver ottenuto più punti in un solo campionato di Serie A. Uno score da record (15 vittorie, 11 pareggi e 13 sconfitte, ottavo posto finale nel campionato 2012-13) che non ha avuto il giusto seguito nella stagione successiva, quella della retrocessione in B, conclusa dal trentino con un “doppio esonero”. Sessantatre le panchine totali per lui con il Catania, con un bilancio di 20 vittorie, 16 pareggi e 27 sconfitte. Meritevole di menzione, anche se il campionato è ancora in corso, l'attuale mister Cristiano Lucarelli, autore di 41 punti in 20 partite, con un ruolino di marcia in trasferta (7 vittorie e 4 sconfitte) che non si registrava da tempo immemore.

Vincenzo Montella insieme a Rolando Maran: passaggio di consegne vincente 



LA RETE DELL’OTTENNIO
Perseguendo la strada del principio estetico, della bellezza del gesto atletico a discapito dell’importanza oggettiva in un determinato contesto, la rete simbolo dell’ottennio 2010-17, capace di far sobbalzare dalla sedia anche i meno passionali, è – a nostro avviso – l’arcobaleno mancino dipinto dal "Marchese Giovannino da Delia" nella gara contro il Novara del 26 Febbraio 2012. Al secondo minuto della ripresa, col Catania avanti per 1-0 (rete di Bergessio), ecco la palombella di Lodi dalla bandierina con la sfera che cade qualche metro più avanti rispetto alla lunetta dell’area di rigore: il sinistro al volo di Marchese lascia impietrito il portiere dei piemontesi Ujkani. Un premio al valore per l’umile esterno sinistro nisseno, esploso proprio nel 3-5-2 di mister Vincenzo Montella: da gregario a senatore, con fascia di capitano al braccio e corsa finale ad abbracciare il proprio mentore in panchina.
Altro mancino indimenticabile, anche se scagliato da posizione da fermo, è il calcio di punizione telecomandato di Ciccio Lodi che regalò al Catania di Simeone un preziosissimo 2-2 contro la Juventus, nel match del 23 Aprile 2011 disputato all’Olimpico di Torino. Rete di pregevole fattura premiata al termine della stagione come la migliore dell’intero campionato di Serie A 2010-11. Il ‘buon’ Ciccio, forte del 24% delle preferenze, mise alle sue spalle reti segnate da gente come Pirlo (15%), Cavani (14%), Sneijder (13%), Del Piero (11%), Marchisio (9%), Chevanton (8%), Di Natale (5%) e Pellissier (2%).
Sul terzo gradino del podio l’unica rete ‘inutile’ delle undici siglate da Maxi Lopez nei prorompenti primi sei mesi del 2010. L’acrobatica rovesciata al Livorno, ininfluente ai fini del risultato finale (vittoria dei labronici per 3-1), è probabilmente la rete stilisticamente più bella segnata dal biondo centravanti argentino con la maglia del Catania.



LA PARTITA DELL’OTTENNIO
Nell’ottennio in esame gli alti e bassi sono innumerevoli. Nel giro di pochi anni il Catania si ritrova prima a lottare per un posto in Europa e, successivamente, dopo i disastri generati dal 23 giugno 2015, ad evitare la Serie D e il conseguente fallimento. Tra le tante giornate di gloria vissute prima del “deragliamento” la nostra scelta, come partita simbolo di questi primi otto anni del secondo decennio del terzo millennio, è ricaduta sulla notte del 12 Marzo 2010. Incurante della pioggia e del fatto di avere di fronte la squadra che ha dominato la scena nazionale negli ultimi anni, il Catania di Sinisa Mihajlovic dà vita alla gara simbolo di quella fantastica rimonta che proiettò gli etnei dall’ultimo al tredicesimo posto finale. Al “Massimino” arriva l’Inter di Josè Mourinho (costretto alla tribuna per squalifica, al suo posto in panchina Beppe Baresi) con il tricolore sul petto, capolista in campionato e attesa qualche giorno più tardi allo Stamford Bridge dal Chelsea nella gara di ritorno degli ottavi della Champions League (trofeo poi vinto dai meneghini nella finale di Madrid contro il Bayern Monaco). Si decide tutto nel secondo tempo. Passa per prima la "Beneamata" con il solito Diego Milito. I nerazzurri sfiorano il raddoppio, ma poi un colpo di coda di Maxi Lopez (alla prima rete in rossazzurro al “Massimino”) riequilibra le sorti della gara. Nel giro di un paio di minuti il neo entrato Muntari rimedia due gialli e procura un rigore per il Catania, trasformato con un cucchiaio folle dal ‘pazzo’ della casa, Peppe Mascara. La ciliegina sulla torta la mette un indemoniato Jorge Martinez, che semina il panico nella difesa nerazzurra, deridendo Materazzi, Lucio e Julio Cesar. Catania batte Inter 3-1 ed è nuovamente “Clamoroso al Cibali”, anzi, al “Massimino”.
Altra gara memorabile è quella datata 3 Aprile 2011. A venticinque mesi di distanza dal cappotto del “Renzo Barbera” il Catania di Diego Simeone bissa quell’impresa rifilando un altro 4-0 ai ‘cugini’ rosanero, stavolta tra le calde mura amiche comprese tra Piazza Spedini, Via Ferrante Aporti e Via Cifali. Un’autorete di Balzaretti (propiziata da Ciccio Lodi), Bergessio, Pablo Ledesma e Pesce tra il 49’ e il 77’ annichiliscono il Palermo di Serse Cosmi, esonerato al termine della gara.
La terza partita simbolo è sicuramente meno spettacolare delle precedenti ma, allo stesso tempo, non meno importante. Al “Massimino”, il 7 Maggio 2016, il Catania di Checco Moriero, sprofondato in piena zona playout nel campionato di Lega Pro, rischia seriamente di disputare gli spareggi per evitare la Serie D. Dario Bergamelli ed Andrea Russotto piegano la resistenza della Fidelis Andria di Strambelli (autore del momentaneo 1-1), mentre parallelamente il Matera dà una mano agli etnei bloccando sull’1-1 il Monopoli, condannando così i pugliesi alla lotteria degli spareggi e salvando di conseguenza l’Elefante.

IL TABELLINO DELLA GARA SIMBOLO:

Stadio “Angelo Massimino” di Catania, 12 Marzo 2010
Catania-Inter 3-1

Catania: Andujar, Alvarez, Silvestre, Terlizzi, Capuano (87’ Potenza), Izco, Biagianti, Ricchiuti (76’ Delvecchio), Martinez, Maxi Lopez, Mascara (83’ Carboni). All: Sinisa Mihajlovic

Inter: Julio Cesar, Maicon, Materazzi, Lucio, Javier Zanetti, Mariga (46’ Quaresma), Cambiasso (80’ Muntari), Stankovic (76’ Pandev), Sneijder, Eto’o, Milito. All: Josè Mourinho (squalificato), in panchina Beppe Baresi

Arbitro: Valeri di Roma

Reti: 54’ Milito, 74’ Maxi Lopez, 81’ Mascara su rigore, 90’ Martinez




I NUMERI DEL DECENNIO
Carrellata conclusiva con tutti i numeri del periodo che va dal 6 gennaio 2010, giorno della vittoria interna per 1-0 sul Bologna, al 30 dicembre 2017, giorno della sconfitta casalinga contro la Casertana: 329 partite ufficiali tra Serie A, B, Lega Pro, Serie C e Coppa Italia, con un bilancio di 116 vittorie, 95 pareggi e 118 sconfitte; 412 i gol fatti, 518 i gol subiti.

Nel dettaglio:
2010: 42 partite (16 v, 15 n, 11 p); 52 gol fatti, 43 gol subiti
2011: 40 partite (13 v, 11 n, 16 p); 50 gol fatti, 63 gol subiti
2012: 43 partite (16*° v, 12 n, 15 p); 59 gol fatti, 58 gol subiti
2013: 38 partite (10 v, 11 n, 17 p); 34 gol fatti, 54 gol subiti
2014: 45 partite (12 v, 10 n, 23 p); 56 gol fatti, 76 gol subiti
2015: 39 partite (15# v, 13 n, 11 p); 54 gol fatti, 46 gol subiti
2016: 41 partite (14 v, 16 n, 11 p); 38 gol fatti, 34 gol subiti
2017: 41 partite (20 v, 7 n, 14 p); 60 gol fatti, 38 gol subiti

Legenda: v – vittoria, n – non vinte, p – perse;
*Una vittoria dopo tempi supplementari
° Una vittoria dopo calci di rigore.
#Una vittoria a tavolino